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Incontro nella Sala Giunta della Regione

Arpac:"Non esiste emergenza inquinamento mari"


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Arpac:'Non esiste emergenza inquinamento mari'
23/07/2009, 13:07

Doveva essere una conferenza di presentazione e promozione del pescaturismo e dell'ittiturismo nella Regione Campana ma, visti gli ultimi "allarmismi" derivati all'inquinamento delle acque, l'Assessore all'Agricolutra alla Caccia e alla Pesca Gianfranco Nappi e gli altri relatori del convegno, hanno ritenuto opportuno dedicare un approfondito discorso chiarificatore alla a quanto pare inesistente "emergenza inquinamento marino".

Secondo il Direttore Generale Dell'Arpac Gennaro Volpicelli, infatti, le rilevazioni sistematiche ed approfondite riguardo i tratti di mare più a rischio avrebbero dimostrato che, rispetto agli anni trascorsi, la tossicità dell'acqua non è peggiorata (tranne, ovviamente, per quei tratti di costa che sono stati oggetto di sversamenti abusivi o di guasti agli impianti di depurazione). Proprio riguardo ai tratti costieri off-limits per i bagnanti, gli addetti ai lavori, precisano poi che ci sono soltanto 200 metri di litorale che sono stati "chiusi".
A parte che per il litorale Domizio, dunque, nessuna emergenza inquinamento e nessun incremento delle sostenze tossiche presenti nel mare. Dello stesso avviso anche il Prof Vincenzo Saggiomo della stazione zoologica Anton Dohrn. Secondo Saggiomo, infatti, le cattive condizioni in cui versano i litorali partenopeo e casertano sono dovute ad una serie di concause e non di certo ad eventi contingenti come sversamenti abusivi e guasti ai depuratori."Ci sono zone in cui anche a 100 metri di profondità il mare risulta di due gradi più caldo rispetto alle condizioni di temperatura normali", spiega il Professore.
Un aumento della temperatura affiancato da forti precipitazioni sarebbe infatti la causa principale del radicale cambiamento delle correnti costiere e del conseguente proliferare di batteri e alghe tossiche. "Se le correnti sono deboli a causa dell'eccessiva temperatura dell'acqua, non v'è rimescolamento di sostanze nutrienti né ricambio tra superficie del mare e fondali", spiega ancora Saggiomo, il quale, al termine del suo intervento, sottolinea l'importanza di una organizzazione sistemica degli studi riguardo gli ambienti marini e una maggiore e più efficace comunicazione tra organi di stampa e ricercatori dei diversi istituti di monitoraggio.

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di Germano Milite
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