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ARRIVA IL TESTO DELLA RIFORMA FEDERALISTA


ARRIVA IL TESTO DELLA RIFORMA FEDERALISTA
19/06/2008, 11:06

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha detto chiaramente che con "la manovra triennale si pongono le basi per il federalismo fiscale, che è la vera riforma della finanza pubblica". E ancora: "Nel Dpef c'è la delega per il federalismo fiscale, su Roma capitale e sul codice delle autonomie. Se mi chiedete perché avete fatto tutto questo in un mese su tre anni vi dico la verità, per tre ragioni: per trasmettere un messaggio di novità e di serietà da parte di un governo che governa, per evitare la confusione che si crea sistematicamente in autunno sulle finanziarie, per liberare il campo per il federalismo fiscale, la fondamentale riforma che il presidente Napolitano ha definito non eludibile". Il ministro ha spiegato poi che il federalismo fiscale "non è fattibile col vecchio sistema, con la finanziaria annuale, le correzioni, le verifiche. Noi sgombriamo il campo e facciamo tutti insieme il federalismo fiscale".

Si tratta di una vera e propria rivoluzione, destinata a modificare il volto dell'Italia trasformandolo in un Paese in cui il peso delle autonomie regionali sarà determinante, a scapito del centralismo romano. Si comincia - come spiegato dal titolare dell'Economia - a settembre, per arrivare all'approvazione definitiva entro la fine dell'anno. La chiave di svolta è stato il via libera da parte del consiglio dei ministri allo Statuto della Regione Lombardia, che "non sarà impugnato dal governo", ha annunciato il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto. "Perché non è in contrasto con la Costituzione". Il progetto del Carroccio, di Umberto Bossi e del ministro Tremonti - con l'ok del presidente del Consiglio - (superate le perplessità di alcuni esponenti del Popolo della Libertà, come lo stesso Fitto) parte proprio dalla Carta del Governatore Formigoni, che si lega strettamente al modello di federalismo fiscale della Regione Lombardia, la base di partenza del Senatùr.

Entriamo nel dettaglio per capire esattamente come cambierà l'Italia. Il punto fondamentale è che "lo statuto lombardo apre le porte alla riforma federale. Ciò vuol dire che in qualsiasi caso la disponibilità finanziaria che verrà data alle Regioni, sulla scorta dell'approvazione del federalismo fiscale, verrà gestita direttamente dall'Ente Locale senza avere più un passaggio a livello governativo", spiega Davide Boni, capodelegazione della Lega Nord nella Giunta di Formigoni. In altri termini "ogni Regione può decidere senza chiedere a Roma dove mettere i propri soldi. Questa è la svolta, la chiave della riforma che rende gli Enti Locali indipendenti rispetto alle scelte strategiche centrali". In sostanza, per fare qualche esempio, una Regione potrà decidere di concentrare la maggioranza degli investimenti sulle infrastrutture, un'altra sulla sanità, un'altra sulla scuola e un'altra ancora sull'ambiente. In piena autonomia, senza chiedere il permesso all'esecutivo. "Proprio come avviene in Germania", aggiunge Boni.

Il primo comma dell'articolo 4 dello Statuto lombardo recita: "La Regione, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, esercita esclusivamente le funzioni amministrative che richiedono un esercizio unitario". L'altro passaggio fondamentale per comprendere la rivoluzione è il primo comma dell'articolo 55 dello Statuto (Autonomia finanziaria della Regione e partecipazione alla perequazione nazionale): "La Regione ha autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Stabilisce e applica tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, in vista delle proprie necessità e alla luce del migliore interesse della comunità lombarda. Dispone di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al proprio territorio".

E ancora Boni: "Il modello lombardo di federalismo fiscale e lo Statuto della Regione procedono di pari passo. La cornice è rappresentata dallo Statuto mentre il quadro è il sistema lombardo di fisco federale. In questo documento il passaggio sulle competenze richieste fa da corollario allo Statuto, che è stato studiato proprio su questa richiesta". In concreto? "Dà la possibilità a ogni Regione di scegliersi il sistema migliore. Ad esempio già adesso siamo autonomi sulla sanità ma a questo punto, una volta entrata in vigore la riforma, le competenze diventeranno esclusive e non più concorrenti. In pratica ogni regione potrà decidere autonomamente come organizzare e gestire la propria sanità". Nello Statuto - spiega Boni - "le competenze ci sono sia del Consiglio sia della Giunta, sono due passaggi diversi. Insieme fanno i poteri della Regione". E infine: "Sembra una cosa stupida, ma nelle premesse dello Statuto c'è scritto 'La Lombardia è Regione autonoma' e nel termine lessicale-giuridico-tecnico c'è la chiave della possibilità di fare un sacco di cose senza aspettare il governo nazionale".

Il governo non impugnerà lo Statuto della Regione Lombardia davanti alla Corte Costituzionale, ha assicurato il presidente del Consiglio Regionale Ettore Adalberto Albertoni. "Lo Statuto della Lombardia è stato promosso a pieni voti. Non ci sono ombre - ha aggiunto -. Il nostro Statuto è passato alla grande premiando il lavoro della commissione e dell'intero Consiglio". Un lavoro che include non solo lo Statuto, secondo Albertoni, ma anche la proposta di legge al Parlamento sul federalismo fiscale e la richiesta della piena competenza su dodici materie, fra cui ambiente, beni culturali e giudici di pace. "Il pacchetto che rappresenta il modello lombardo è stato apprezzato - ha osservato Albertoni, che ha incontrato il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto -. C'è un clima favorevole per il federalismo fiscale e istituzionale di cui si parlerà nel collegato alla Finanziaria".

 

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di Redazione
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