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Il Presidente Napolitano firma l'autorizzazione

Art. 18, tutte le novità del disegno di legge

Marcegaglia: “Così posti di lavoro a rischio”

Art. 18, tutte le novità del disegno di legge
05/04/2012, 20:04

ROMA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha autorizzato la presentazione in Parlamento della riforma del lavoro, cioè il disegno di legge “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, che ieri il premier Mario Monti e il ministro del Lavoro Elsa Fornero avevano sottoposto alla sua attenzione. Contemporaneamente da Napoli il premier Monti ha ringraziato Napolitano: “Al presidente della Repubblica va il mio pensiero particolarmente devoto e grato, soprattutto parlando da questa città”. Ma quali sono le novità che il disegno di legge introduce nel mondo del lavoro? Rispetto alla prima bozza, sono state fatte alcune concessioni alle richieste delle aziende per bilanciare le modifiche richieste dai sindacati e dal Pd sull'articolo 18.

Licenziamenti - Se il licenziamento individuale economico è illegittimo per “manifesta insussistenza”, il giudice potrà reintegrare il lavoratore. In tutti gli altri casi di licenziamento per motivi oggettivi senza giusta causa, scatterà un'indennità tra le 12 e 24 mensilità, fissata dal giudice in base all'anzianità e ad altri parametri. È questa la modifica più importante alla riforma del mercato del lavoro che da ora ha anche un testo ufficiale. Si scioglie così la tensione cresciuta nelle ultime settimane attorno all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che dal 1970 prevede il reintegro in tutti i casi in cui il lavoratore è licenziato illegittimamente.

Contratti - Fermo restando che il contratto a tempo indeterminato “costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”, come dice l'articolo 3 del disegno di legge, arriva una novità per i rapporti a termine. Il primo contratto a tempo determinato o anche di somministrazione tra un datore e il lavoratore “di durata non superiore a sei mesi” potrà essere sciolto anche senza bisogno di indicare il motivo preciso del licenziamento. Dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato, scatta infine l'assunzione definitiva (come ora). Tutti i contratti a termini costeranno di più (contributi più alti).

Giovani - Nelle intenzioni del governo, l'apprendistato è il canale privilegiato di accesso dei giovani (fino ai 29 anni) al mondo del lavoro. Viene fissata una durata minima del contratto (sei mesi) e il rapporto tra numero complessivo di apprendisti che un datore può assumere, direttamente o tramite agenzie, e “maestranze specializzate in servizio” sale a 3 ogni 2 (da 1 ad 1). Il periodo di apprendistato dura 3 anni, dopo il contratto si trasforma a tempo indeterminato, se il datore vuole tenersi il giovane che ha formato. L'assunzione di nuovi apprendisti resta legata alla percentuale di stabilizzazioni nell'ultimo triennio, il 50%. Tuttavia per i primi 3 anni di applicazione della nuova riforma del lavoro questa percentuale scende al 30%. Una novità dell'ultima ora che risponde alle richieste delle imprese di attenuare i rigidi paletti introdotti per i contratti a termine.

Partite Iva - La stretta sulle partite Iva, laddove questa forma di collaborazione mascheri, come accade sempre più spesso, forme di lavoro dipendente, si ammorbidisce e sarà operativa “decorsi dodici mesi dall'entrata in vigore della legge”. Gli imprenditori avranno così un anno in più, prima che le nuove norme impongano loro l'assunzione delle finte partite Iva. I requisiti per la regolarizzazione sono tre: una collaborazione che dura più di sei mesi nell'arco dell'anno e che determina più del 75% dei ricavi del lavoratore e la postazione del lavoro presso una delle sedi del committente. Se ricorrono almeno due di questi presupposti, si presume un rapporto di collaborazione coordinato e continuativo e non autonomo e occasionale, come dovrebbe essere. Lo “sconto” di un anno risponde, anche qui, all'esigenza espressa dalle associazioni imprenditoriali.

Maternità, paternità e dimissioni in bianco
- L'articolo 55 del disegno di legge che riforma il mercato del lavoro rafforza la tutela della maternità e paternità e la lotta al fenomeno delle dimissioni in bianco, tema molto caro al ministro Fornero. Le dimissioni delle lavoratrici, ma anche le “risoluzioni consensuali”, durante il periodo della maternità e fino ai primi tre anni di vita del bambino dovranno essere convalidate dal servizio ispettivo del ministero del Lavoro. Una procedura che varrà anche per le adozioni, nazionali e internazionali, e gli affidi. Il datore che abusa del foglio in bianco fatto siglare dal lavoratore o dalla lavoratrice per simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del contratto commetterà un reato e sarà punito anche con una sanzione amministrativa da 5 mila a 30 mila euro.

Over 58 - La riforma del lavoro si occupa anche degli over 58, i lavoratori che potrebbero trovarsi in difficoltà, in caso di licenziamento, anche per via dei nuovi requisiti per la pensione che allungano ai 66-67 anni l'età per il primo assegno. È previsto un fondo di solidarietà coperto dalle aziende per il finanziamento parziale del sostegno al reddito di questi lavoratori. Si prevede cioè che parte dell'aliquota “risparmiata” sull'indennità di mobilità (che gradualmente sparirà) possa essere destinata al fondo. I contratti di inserimento poi sono destinati a scomparire, ha spiegato il ministro Fornero. I lavoratori svantaggiati che ne hanno usufruito fino ad ora (giovani e donne, soprattutto al Sud) potranno spendere lo sgravio contributivo, per un anno, in qualunque altro tipo di contratto.
L'applicazione dell'intera riforma sarà monitorata da un'apposita Commissione del ministero del Lavoro.

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“Se la riforma resterà questa ci sarà una minore occupazione”, avverte la leader degli industriali Emma Marcegaglia. “Mi hanno chiamato molte imprese, mi hanno detto: questa situazione ci porta a non rinnovare contratti a termine e a progetto, e accordi con le partite iva, perché c’è rischio di contenzioso e abbiamo paura”. “Faremo di tutto perché il Parlamento possa modificare questa riforma”, dice Emma Marcegaglia alla Camera, dove è intervenuta ad un convegno. Ci sono “alcuni aspetti positivi, come sugli ammortizzatori sociali”, ricorda, “ma c’è questo irrigidimento della flessibilità in entrata che ci preoccupa molto e una delusione importante sul reintegro per i licenziamenti economici”, precisa. Sottolineando più volte che “l’accordo che era stato raggiunto da governo con tutte le parti sociali, tranne la Cgil, prevedeva una cosa diversa. Era una accordo diverso. C’era un equilibrio, la situazione si teneva anche se c’era qualche sacrificio da fare. Così rimangono gli irrigidimenti in entrata; rimane la sparizione per quanto tra cinque anni della mobilità che è un modo per fare ristrutturazioni; e sulla flessibilità in uscita i passi avanti solo veramente minimali. Rimaniamo in una logica in cui è il giudice che decide con una incertezza per investitori e imprenditori”.

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di Veronica Riefolo e Antonio Formisano
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