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Costa (Pdl): Tempo perso. I finiani: cambiare quattro punti

Audizioni sul ddl intercettazioni, alla Camera è già scontro


Audizioni sul ddl intercettazioni, alla Camera è già scontro
29/06/2010, 21:06

C’è chi nell’entourage berlusconiana le ha già definite “inutili”, c’è chi invece nella maggioranza di Governo (sponda finiana) ha evidenziato che ci sarebbero da limare “almeno tre-quattro punti” per l’approvazione definitiva del testo. Al via le prime audizioni alla Camera per il testo sulla “legge bavaglio” e il clima diventa subito incandescente, tra lo scetticismo espresso dagli stessi parlamentari e la Fnsi che annuncia una manifestazione nazionale a Roma per il primo luglio. Il rush finale per il decreto legge sulle intercettazioni ha davanti a sé almeno tre ostacoli palesatisi oggi dalla commissione Giustizia della Camera, in attesa che domani i capigruppo decidano con il presidente Gianfranco Fini se votare il provvedimento prima delle vacanze d'agosto. “Dopo 60 audizioni nel precedente passaggio alla Camera, abbiamo sentito oggi cose trite e ritrite”, sbotta al termine della seduta della commissione il responsabile del Pdl, Enrico Costa. Alle prime audizioni i deputati hanno sentito Glauco Giostra, professore di procedura penale all'università La Sapienza di Roma, e i rappresentanti del sindacato giornalisti, l’Fnsi, e dell'associazione degli editori (la Fieg), tutti critici verso il ddl. La Fnsi infatti ha convocato per il primo luglio a piazza Navona a Roma una manifestazione nazionale per la libertà di stampa che, sostiene, “è fortemente limitata dalla legge all'esame del Parlamento”.Stanno cercando di far credere che noi giornalisti vogliamo praticare il gossip - spiega Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale Stampa italiana - qualcuno a volte lo fa, gli errori vanno puniti, ma per farlo non si puo' imbavagliare chi vuole informare''.
Critiche che piovono sul testo anche dagli ambienti universitari. Il professore Giostra ha detto ai giornalisti di non ritenere praticabile il regime di proroghe delle intercettazioni nelle inchieste previsto dal ddl - tre giorni per volta dopo i primi 75 giorni - e di essere “totalmente favorevole all'accesso ai giornalisti su un piede di parità di ogni atto d'inchiesta non più coperto da segreto, in nome della massima trasparenza”. Il ddl prevede invece che i media non possano pubblicare, neppure per riassunto, le intercettazioni agli atti dell'inchiesta fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche se non più coperte dal segreto.
Domani mattina intanto la conferenza dei capigruppo deciderà quando calendarizzare il provvedimento per l'aula. Fonti della maggioranza hanno detto oggi che l'ipotesi più accreditata è di instradare il ddl prima delle ferie d'agosto, rinviando il voto alla ripresa dei lavori a settembre. Il provvedimento dovrebbe comunque tornare successivamente al Senato per l'ok definitivo.
Ma sulle eventuali modifiche che anche la minoranza finiana del Pdl chiede a gran voce, c’è molto riserbo nel centrodestra. La presidente della commissione Giustizia e consigliere giuridico di Fini, Giulia Bongiorno, ha detto che ci sarebbe bisogno di cambiare su almeno quattro punti: l'uso delle intercettazioni nei procedimenti contro ignoti, le proroghe delle intercettazioni di soli tre giorni autorizzate dal tribunale, le intercettazioni per i cosiddetti "reati spia" di reti mafiose e le sanzioni contro gli editori. Finora i suggerimenti della Bongiorno non sono stati raccolti dai vertici del Pdl, che hanno genericamente accettato l'ipotesi di fare alcune modifiche minori al testo del ddl votato dal Senato con la fiducia il 10 giugno.

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di Davide Gambardella
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