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BAGARRE AL CONSIGLIO DELLA REGIONE CAMPANIA


BAGARRE AL CONSIGLIO  DELLA REGIONE CAMPANIA
27/03/2008, 19:03

Al grido di "non difendiamo la casta ma non siamo papponi", alcuni consiglieri regionali della Campania hanno manifestato in aula il disappunto maturato per un servizio pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano Libero sui costi della politica campana sotto il titolo di 'Papponi di Stato'. Ad accendere la miccia è stato il vicepresidente del Consiglio Salvatore Ronghi che ha attaccato l'ex compagno di partito in An, Italo Bocchino. Quest'ultimo in un'intervista ha sposato l'inchiesta di Libero rimarcando come i consiglieri campani guadagnino più dei parlamentari potendo contare su maggiori benefit e privilegi. "Sulla stampa ci sono le dichiarazioni di un personaggio - ha detto Ronghi intervenendo in Aula - che è scappato da questa regione quando ha capito che il centrodestra non avrebbe mai vinto ma che prima di fuggire ha voluto un'intesa dispendiosa con la maggioranza che ha portato a diciotto le commissioni consiliari con un aumento dei costi per le casse della Regione". Ronghi inoltre ha citato una graduatoria che smentirebbe il primato di politici meglio pagati: la Campania, infatti, si collocherebbe all'undicesimo posto nella classifica degli emolumenti per Regione. D'accordo con Ronghi il capogruppo dell'Udeur Fernando Errico che ha parlato di affermazioni che sanno di qualunquismo. E se il capogruppo del Pd Mario Sena invita a rispondere con il lavoro più che con le alzate di scudi, il consigliere della Sinistra Democratica Angelo Giusto ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Sandra Lonardo, ad una vibrata protesta contro il quotidiano di Vittorio Feltri: "Questo non è un covo di malfattori. E chi parla - ha rimarcato Giusto - è un collega che è scappato a Roma". Ma c'é anche chi va controcorrente, come il consigliere socialista Fausto Corace: "C'é un sudiciume Campania che non é solo rifiuti, ma anche mozzarella alla diossina, le varie inchieste giudiziarie su Comune e Regione. Ebbene la risposta non può essere la difesa della nostra attività. Ma a chi interessa? Serve piuttosto un cambiamento come da tempo noi auspichiamo che prenda atto che un ciclo è finito. Il resto sono parole vuote".

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di Giancarlo Borriello
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