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Napoli. Il presidente avrà campo libero solo a Salerno

Bassolino impedisce a De Luca di presentare la sua lista


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Bassolino impedisce a De Luca di presentare la sua lista
25/02/2010, 11:02

NAPOLI - “Aldilà dei partiti. Con me le persone perbene”. I manifesti 6x3 di Enzo De Luca, candidato alla presidenza della Regione Campania per il centrosinistra, lasciano trasparire una persona autorevole, decisa, con un peso specifico nella coalizione e nel Pd. Uno che decide, il candidato giusto che possa garantire la tanto paventata discontinuità rispetto ad Antonio Bassolino ed al sistema di potere clientelare che sta mal governato la Regione. Insomma, è De Luca che detta la linea. E’ De Luca che ha l’ultima parola sulla composizione delle liste. Anzi, scenderà in campo con una propria lista, garante non solo del valore aggiunto del candidato ma soprattutto testimonianza di una partecipazione di settori della società che non si rivedono nei partiti. Proprio come recita il manifesto 6x3: “Aldilà dei partiti”. Purtroppo, però, si tratta di una messa in scena. Il centrosinistra vuole stupire con effetti speciali, un gioco virtuale che salta appena si tocca con mano la realtà. Ed a portare De Luca sulla terra ci ha pensato, ancora una volta, Antonio Bassolino. Ha dimostrato, ove mai ce ne fosse ancora bisogno, che nel centrosinistra comanda lui. Nel bene e nel male. Non De Luca. Infatti, nella compilazione della lista del Pd il governatore sta facendo la parte del leone. Michele Caiazzo, Antonio Marciano, Corrado Gabriele e Angela Cortese. Tanto per fare qualche esempio. Si tratta dei favoriti, espressione più limpida della casta che ha governato in questi anni a colpi di lottizzazioni, business e clientele. Tutti appartenenti alla stessa scuderia. Bassolino farà il pieno. Sta gestendo la sconfitta del centrosinistra e vuole dimostrare, che nonostante tutto, nonostante la debacle elettorale, il più forte era e resta lui. Ecco perché ha vietato a De Luca di presentare a Napoli la lista del presidente. Proprio per evitare che il sindaco di Salerno possa formare in Consiglio un gruppo autonomo. Gli ha creato il vuoto attorno. Enzo De Luca alla Regione come Gino Nicolais alla Provincia di Napoli. Un film già visto. La lista di De Luca sarà presente a Salerno. Ma non a Napoli. Non c’è il placet di Bassollino. Quindi, come dimostrano i fatti, ed aldilà di quello che pubblicizza De Luca sui manifesti, la discontinuità con il centrosinistra che sta governando non esiste. La regia è la stessa. C’è una sola differenza rispetto al passato. Questa volta sanno che perderanno. Hanno deciso di perdere e ne approfittano per un regolamento di conti interno. Aldilà dei partiti. Assolutamente no. De Luca a Napoli sarà solo espressione die partiti. Gli hanno tappato la bocca e tagliato le gambe. La lista del presidente “nun s’adda fa”. E non si farà.
Nel Pd c’è un’altra partita da giocare. La componente degli ex diessini sta spingendo il partito a sinistra. I moderati cacciati via, costretti a cambiare bandiera. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Gli ultimi rimasti, come la corrente che fa capo ad Angelo Montemarano, ex assessore alla Sanità della Regione, sono in sofferenza e sanno che difficilmente riusciranno a strappare un seggio ed avere un peso specifico in una forza politica trasformata negli anni in un gruppo di potere con un capo, Antonio Bassolino, che decide, ed una serie di “professionisti delle consulenze” e personale di apparato da garantire. Non c’è spazio per il confronto. Per i programmi. Per la dialettica. Non c’è rispetto per niente e per nesusno. Non ci sono regole. L’unione tra i Ds e la Margherita poteva funzionare di fronte ad uno scenario di vittoria. Le poltrone, le prebende, gli affari, le clientele, avrebbe sopito qualsiasi lotta intestina, qualsiasi differenza ideologica o programmatica. Quello che è accaduto in questi anni. Adesso, invece, si pensa, come detto, a gestire la sconfitta. Si lotta per la sopravvivenza. E allora ecco che i moderati vanno via dal Pd mentre “l’ala sinistra di governo” mostra i muscoli. L’obiettivo è dichiarato. Trasformare il Pd in quello che una volta si chiamava Ds. E la mossa di Corrado Gabriele va in questo senso. Gabriele, assessore alla Formazione e al Lavoro della Regione. Ha gestito ed ha fatto clientele sotto il simbolo di Rifondazione comunista. Ha fatto il comunista con i disoccupati organizzati, nei centri sociali. Era semplicemente il “burattino” di Bassolino. L’infiltrato di Bassolino a sinistra. E lo ha dimostrato. A pochi giorni dalle elezioni e dopo aver sperperato miliardi di euro in finti corsi di formazione e sprechi che non hanno prodotto nemmeno un posto di lavoro, si è accorto che Rifondazione non è il suo partito. Si candiderà nel Pd. Getta la maschera. Bassolino vuole dimostrare che comanda lui. Vuole far perdere il centrosinistra ma occupare tutti i posti a disposizione in modo da essere comunque il vincitore. Bassolino vuole dimostrare che riesce a vincere nonostante la coalizione ed il candidato scelto, Enzo De Luca, siano perdenti. E a nessuno venga in mente la questione morale o le liste trasparenti. Corrado Gabriele, tanto per fare un esempio, è sotto processo per molestie sessuali nei confronti delle figliastre. Nessuno se ne frega. Ha fatto clientele, ha racimolato migliaia di voti sperperando i soldi pubblici a discapito dei giovani preparati e titolati costretti ad abbandonare la loro terra in cerca di un lavoro. Gabriele che si candida con Bassolino ed Enzo De Luca per proporre il principio della discontinuità. Corrado Gabriele, candidato al consiglio regionale nella lista del Pd, rappresenta la discontinuità all’assessore Corrado Gabriele di Rifondazione comunista che oggi sta governando la Regione e collezionando fallimenti a raffica sulle politiche del lavoro. Come detto, vogliono stupire con effetti speciali.

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di Giovanni De Cicco
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