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Beneduce: "Dovevamo sorbirci anche il sermone della Cancellieri sugli "


Beneduce: 'Dovevamo sorbirci anche il sermone della Cancellieri sugli '
07/02/2012, 17:02

“Sono indignata”. Così Flora Beneduce, consigliere nazionale dei Club della Libertà, commenta le ultime dichiarazioni della titolare del Viminale, Annamaria Cancellieri, che rimodula l’infelice etichetta per i giovani “bamboccioni” utilizzata dal ministro dell’Economia Padoa Schioppa qualche anno fa.
“Non è bastato, poi, il Presidente del Consiglio, Mario Monti, con le sue esternazioni sulla monotonia del posto fisso, né il ministro del Welfare, Elsa Fornero, che ritiene illusoria la prospettiva del contratto a tempo indeterminato – continua la Beneduce -. Dovevamo sorbirci anche il sermone della Cancellieri sugli italiani fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà. Ora basta. Credo che questo governo stia davvero esagerando”.
Flora Beneduce proprio non ci sta e replica a questa sequela di dichiarazioni che offendono la dignità di tanti giovani professionisti e non, costretti a lasciare casa per stipendi che consentono a malapena di condividere l’appartamento con altri inquilini, senza poter neanche pensare a costruire una famiglia.
“E come risponde questo governo? Aggiunge mortificazioni a mortificazioni. Non offre prospettive. Incita alla competitività. Mi domando: a cosa serve la competitività fine a se stessa se il posto di lavoro è negato in partenza? Perché i tecnici da cui aspettavamo provvedimenti concreti, in tre mesi, ci hanno vessato con tasse senza promuovere azioni di sviluppo e crescita? E siamo certi che i conti siano veramente in ordine? Credo che la prova di questo esecutivo tecnico non sia sufficiente. I ministri devono essere uomini che frequentano i cittadini, non solo i libri contabili. Gli Italiani vogliono essere rappresentati da chi hanno scelto. A quei volti, a quelle professionalità, a quei nomi hanno affidato la loro crescita, come individui e come componenti di una comunità che insegue il futuro e sembra non raggiungerlo mai. I giovani sono penalizzati da queste politiche di “rientro”, che non tengono conto delle loro esigenze. Tra un po’, vedremo i nostri figli emigrare in luoghi dove un lavoro e una casa siano garantiti, dove sia possibile coltivare gli affetti ed essere sereni. Magari non avranno al seguito una valigia di cartone, ma sicuramente la delusione di dover abbandonare le proprie famiglie e divellere le proprie radici. L’alternativa è quella di rinunciare a volare e rimanere a casa con mamma e papà, costretti ad un’esistenza che non avrebbero scelto, in un focolare accogliente, ma non all’altezza dei propri desideri”.

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di Redazione
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