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Lettera aperta del premier al Corriere

Berlusconi al Corriere: "Bersani appoggi il nostro piano economico"

Modifica articolo 41 della Costituzione e liberalizzazioni

Berlusconi al Corriere: 'Bersani appoggi il nostro piano economico'
31/01/2011, 09:01

ROMA - Una lettera aperta molto interessante quella che il Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi ha inviato al Corriere della Sera e che viene pubblicata oggi. In essa il premier parte da un editoriale di Dario di Vico pubblicato domenica e dice di essere contrario all'idea di una patrimoniale, come proposto da Giuliano Amato e da Pellegrino Cataldo, in quanto sarebbe negativo per lo sviluppo economico. Invece, continua il premier, sarebbe necessaria una "frustrata" all'economia, per portare la crescita del Paese al 3-4% annuo nel giro dei prossimi cinque anni. E per far questo, la ricetta è quella di sempre della destra: abolizione delle leggi di controllo e della burocrazia in campo economico, con l'abolizione dell'articolo 41 della Costituzione, in particolare del secondo comma (L'attività economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana) e del terzo (La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali). Poi con un programma di vendita ai privati del patrimonio demaniale e una vasta defiscalizzazione per le imprese e i giovani. E Berlusconi chiama a fare questo anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, "nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo". Questo piano, più il federalismo, conclude la lettera, determinerebbe quel passo in più necessario per ridurre il debito pubblico, che entro il 2011 supererà il 120% del Pil.
CI sono due annotazioni da fare. La prima è che storicamente il premier quando si appella ad altri lo fa solo perchè è in difficoltà. Sa che un progetto del genere non passerebbe mai in Parlamento (con l'abolizione dell'articolo 41, le imprese sarebbero svincolate dai limiti di legge; inoltre, con la vendita del demanio pubblico, a cominciare dai parchi nazionali, si assisterebbe alla distruzione delle bellezze paesaggistiche italiane) e sa anche che le misure che il gobverno propone non servono a nulla; quindi chiede l'aiuto agli altri. La seconda è che con la realizzazione di queste proposte, noi daremmo ragione a quei politici internazionali e a quegli economisti che ci accusano di voler fare concorrenza alla Cina. Ma uno sviluppo economico basato sullo sfruttamento intensivo del lavoro manuale, con bassa tecnologia e basso valore aggiunto non ci porterà da nessuna parte. Anche abbattendo i diritti dei lavoratori (non è un caso che nella lettera siano stati citati i casi di Pomigliano e Mirafiori come esempi da seguire) i cittadini italiani non accetterebbero mai di vivere con 300 o 400 euro al mese, mentre c'è chi guadagna mili9oni al giorno. Perchè questa è l'Italia che sogna Berlusconi dal punto di vista economico.

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di Antonio Rispoli
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