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Ha parlato anche del suo rapporto con la Lega dopo Pontida

Berlusconi al Senato: "La crisi al buio è inammissibile"


Berlusconi al Senato: 'La crisi al buio è inammissibile'
21/06/2011, 20:06

ROMA - Un intervento lungo trentaquattro minuti. Per dire che una crisi al buio sarebbe una “follia” e una “sciagura”. Per promettere che la legge delega per la riforma fiscale sarà presentata in Parlamento entro l'estate e che “come ha detto Tremonti ”si passerà a tre aliquote e pure più basse. Il premier, Silvio Berlusconi, si presenta al Senato per la verifica con l'abito dello statista. Legge un testo lungamente limato, sotto tono per i suoi standard, senza praticamente cedere alla tentazione di andare a braccio. Comincia subito con una carezza al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con un elogio al suo “condivisibile” appello alla “responsabilità e alla coesione”. Il Cavaliere, reduce dalla doppia sberla di amministrative e referendum, bolla subito come "mera propaganda" le richieste di dimissioni dell'opposizione e anzi garantisce che questo governo andrà avanti fino alla fine della legislatura e anche con l'intenzione di completare il programma. Nei banchi del governo a palazzo Madama non ci sono né Giulio Tremonti né Umberto Bossi. Eppure sono loro i 'convitati di pietra' di questo discorso del presidente del Consiglio. La Lega e le richieste arrivate da Pontida, soprattutto. Il premier si guarda bene dal fare cenni alla questione del trasferimento dei ministeri su cui nella notte si è trovata una faticosa intesa nella maggioranza che prevede la presenza di uffici di rappresentanza al Nord. Né si sbilancia sulla Libia, argomento sul quale tenta di rimanere in difficile equilibrio tra gli ultimatum dell'alleato e l'invito al rispetto degli impegni presi auspicato da Giorgio Napolitano. "Condividiamo la preoccupazione di quanti temono il prolungarsi delle operazioni" ha detto, ma "il governo assumerà ogni decisione dopo il Consiglio supremo di Difesa, dove presenteremo un piano di ulteriore contrazione dei costi e una graduale riduzione dei contingenti, in accordo con gli organismi internazionali". Al Carroccio concede il via libera alla "revisione del patto di stabilità interno" per "premiare i comuni virtuosi". E sembra rispondere ancora a Umberto Bossi (ma anche alla base scalpitante del Pdl) quando dice che non intende rimanere a palazzo Chigi "per sempre" e di essere consapevole che dopo di lui "non c'è il diluvio". Il senatur non è lì ad ascoltarlo, ma Berlusconi, ne parla come si potrebbe parlare di una compagna tentata dalle avance di altri uomini quando il tempo comincia a logorare il rapporto di anni. "Hanno provato a dividerci - dice - ma non ci riusciranno mai". Nessun cenno ai giudici né ai processi. La riforma della giustizia viene citata senza gradi di priorità tra i cinque punti qualificanti dell'azione di governo da realizzare entro la fine della legislatura: fisco, riforma della costituzione, immigrazione, sicurezza e piano per il Sud. Ed è vero che Berlusconi spiega che "non c'è alternativa a questo governo" anche perché "le tre o quattro opposizioni sono divise tra loro e non sono in grado di esprimere un leader", ma allo stesso tempo ritira fuori dal cilindro, come raramente accade, un appello alle minoranze perché diano il loro contributo. "Con la Lega - spiega - c'è una alleanza leale e solida" ma "non vogliamo fare da soli chiudendoci nell'autosufficienza della maggioranza" e "per questo saremo interlocutori attenti a ogni vostro contributo"

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di Valerio Esca
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