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Ma c'è il rischio che i suoi parlamentari si sfilino

Berlusconi: al voto entro il 14 dicembre


Berlusconi: al voto entro il 14 dicembre
06/08/2010, 09:08

ROMA - Ormai si tratta solo di decidere il periodo, ma si moltiplicano gli annunci e i messaggi che indicano la volontà del Presidente del Consiglio di arrivare ad elezioni in autunno e non oltre questo periodo. Innanzitutto perchè governare con una minoranza - con l'allontanamento dei finiani, la maggioranza ha perso la maggioranza assoluta dei voti in Parlamento - rischia di logorare l'azione di governo in una serie di sterili compromessi per trovare l'accordo su questo o quest'altro. Ma soprattutto perchè in questo momento andare ad elezioni significa vittoria certa per il premier: l'opposizione è frantumata, senza un premier, senza un programma, completamente impreparata ad una campagna elettorale; il cosiddetto terzo polo è comunque una figura ideale ma non un progetto (anche se i sondaggi danno l'alleanza Fini-Casini al 10%). Inoltre c'è una data limite, che condizionerà ogni scelta del Pdl: il 14 dicembre. Non è una data casuale, è il giorno in cui la Corte Costituzionale esaminerà - e probabilmente dichiarerà incostituzionale - la legge sul legittimo impedimento. E a quel punto, senza più la protezione offerta dalla legge ad personam, ricomincerebbe per il premier lo stillicidio dei processi. Contemporaneamente deve anche trovare il modo di impedire che Marcello Dell'Utri venga condannato per mafia, dato che le leggi attualmente in vigore per la casta - la ex Cirielli, per esempio - escludono espressamente i reati per mafia.
Ma la cosa potrebbe essere meno semplice di quello che si pensa. Infatti il Pdl, dopo la fuoriuscita dei finiani, sta perdendo i pezzi. Prima Claudia Moroni, poi Massimo Albertini hanno lasciato il Pdl per confluire in Fli; e l'ex Ministro Beppe Pisanu ha rilasciato una intervista in cui avvisa dello scontento all'interno del partito. Infatti, una delle conseguenze indirette della legge elettorale è che i deputati devono essere scelti dai loro capi. Quanti dei "peones" del Pdl verranno rieletti? Non si sa. Ma ciascuno rischia di essere sostituito dalla valletta o dalla meteorina di turno; e allora perchè rinunciare ad altri 30 mesi di stipendi altissimi, bonus di ogni tipo e comodità gratuite? Questo fatto potrebbe creare una situazione che favorisca, in caso di dimissioni del Presidente del Consiglio, la presenza di un governo tecnico. Certo, nessuno del Pdl voterebbe apertamente contro le indicazioni dei vertici; ma magari una diplomatica assenza di una piccola pattuglia potrebbe creare le condizioni per far nascere un governo diverso da quello voluto dal premier.

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di Antonio Rispoli
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