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Sempre più tesa l'aria nella maggioranza

Berlusconi attacca Tremonti: "Non decide lui sulle tasse"


Berlusconi attacca Tremonti: 'Non decide lui sulle tasse'
31/05/2011, 20:05

ROMA - Nel giorno successivo alla debacle elettorale, Silvio Berlusconi prima sceglie l’ironia per commentare i risultati dei ballottaggi, poi lancia un avvertimento a Giulio Tremonti. Al primo punto «dell’agenda politica c’è la riforma del fisco», e a chi gli chiede se ha sentito il ministro dell’Economia il premier risponde secco: «Non è Tremonti che decide, lui propone. E ora dovrà aprire i cordoni della borsa». «Tranquilli, non ci arrendiamo», assicura Berlusconi arrivando nei giardini del Quirinale per la festa del 2 giugno. «Abbiamo subito un gol, è vero, ma siamo ancora quattro a uno, perchè avevamo vinto le politiche, le regionali, le europee e le amministrative. E abbiamo ancora due anni di gioco», dice sorridendo a Bartolomeo Romano, consigliere laico del Pdl al Csm. Il premier «prende atto» della sconfitta, ma subito rilancia: «Sono sicuro però che non ho mancato in nulla se non nel comunicare. Sono assolutamente fiducioso, abbiamo una maggioranza per fare le riforme e mi metterò a comunicare tutte le settimane». In cima alla lista c'è il Fisco: «Faremo la riforma». E Se Tremonti non aprisse i cordoni della borsa? «Li faremo aprire. Non è Tremonti che decide. Lui propone», replica a muso duro il premier. Il Cavaliere mette paletti: «Sarebbe facile ridurre le imposte se facessimo ciò che fanno gli altri paesi sulle pensioni o sull’impiego pubblico. Ma noi non siamo intenzionati a farlo anche se faremo la riforma del fisco». E la successione? Di certo non in famiglia: «Se uno dei miei figli pensasse di fare politica lo diserederei», scherza il premier. Poi Berlusconi torna sullo show anti-giudici al G8: «Io devo spiegare, quando giro il mondo, agli altri leader perchè sono coinvolto in 31 processi. E comunque Obama mi ha detto "non ti faranno cadere, ma sono sicuro che se cadi, cadi in piedi"». I ballottaggi sono andati male, ma «non sento la colpa di nulla», spiega il premier: «Subito un gol, ma siamo ancora quattro elezioni a uno per noi perché avevamo vinto le politiche, le regionali, le europee e le amministrative». «Allora...», aveva esordito pimpente in mattinata davanti a taccuini e telecamere che, per il secondo giorno consecutivo, stazionavano nella hall dell’albergo che ospita la delegazione italiana a Bucarest, «ho fatto una riunione e volevo fissare la data del mio funerale, ma nei prossimi giorni ho troppi impegni e quindi rimanderemo», aveva aggiunto chiudendo la frase con una sonora risata per sdrammatizzare quella che Roberto Maroni ha definito una «sberla». Berlusconi, dopo aver incontrato il presidente Traian Basescu e aver ricevuto le chiavi della città dal sindaco, ha salutato i giornalisti che gli hanno chiesto nuovamente dell’ipotesi Angelino Alfano nel ruolo di coordinatore unico del Pdl: «Vediamo, abbiamo il comitato di presidenza prestò» si è limitato a dire il premier, intendendo l’ufficio di presidenza inizialmente convocato in serata e poi rinviato al giorno successivo. Una risposta che qualcuno legge come una "frenata" sulla soluzione di mettere il Guardasigilli a capo del Pdl, con conseguente passo indietro di Denis Verdini e Ignazio La Russa (Bondi ha rinunciato all’incarico).  In effetti, nel partito si registra un certo scetticismo sulla possibilità che Berlusconi possa risolvere la faccenda in poche settimane. Non solo per la resistenza di Verdini (l’uomo macchina grazie al quale la maggioranza è stata rimpolpata alla Camera) e di La Russa, forte del fatto che un suo passo indietro lascerebbe gli ex-an senza rappresentanza, ma anche per l’oggettiva difficolta di aggirare lo statuto del partito che richiede la convocazione di un congresso per modificare gli assetti. Ecco perchè in tanti prevedono una partita lunga. «È probabile che per dare un segnale Berlusconi fissi una road map verso il congresso nazionale, con i congressi locali in autunno e quello nazionale l’anno prossimo», spiga un dirigente di via dell’Umiltà. Anche perchè, così facendo, potrà spostare di un anno il problema, ottenendo qualche chance in più per arrivare al 2013.  Intanto, il governo mette in calendario la "verifica" alla Camera nella settimana tra il 20 e il 27 giugno. A stabilirlo è stata la conferenza dei capigruppo, su indicazione del presidente, Gianfranco Fini. L’opposizione aveva chiesto che si votasse già la prossima settimana, ma non sarebbe stato possibile in questo modo, a quanto è stato spiegato, un passaggio ravvicinato anche in Senato. Il presidente Renato Schifani ha fatto sapere di non poter fissare la "verifica" a palazzo Madama prima dei referendum e la settimana successiva la Camera è impegnata nel varo del decreto Sviluppo. Da qui la decisione di rinviare tutto a dopo il 20 giugno in modo che i due rami del Parlamento si esprimano entrambi a stretto giro. Decisioni non priva di polemiche contrapposte tra Pd, che chiede tempi più ravvicinati, e Pdl, che ritiene congruo l’intervallo di tempo. Slitta anche l’ufficio di presidenza del Pdl che stasera doveva fare il punto dopo il voto.

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di Valerio Esca
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