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Possibili sanzioni contro Urso e Bocchino, due finiani

Berlusconi aumenta la pressione contro i finiani


Berlusconi aumenta la pressione contro i finiani
19/04/2010, 09:04

ROMA - A quanto pare il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intende aumentare la pressione contro Gianfranco Fini e i suoi uomini. Tanto che sta valutando di mandare davanti al collegio dei probiviri del Pdl Adolfo Urso e Italo Bocchino, dopo la lite avvenuta con Maurizio Lupi e Daniel Santanchè durante la puntata di venerdì scorso di "L'ultima parola". Lupi e la Santanchè sono considerati da Berlusconi due dei più fedeli ed obbedienti ai suoi ordini, e quindi vuole difenderli, colpendo contemporaneamente due delle colonne dei fedeli a Fini.
Anche perchè, sondaggi alla mano, sa che Fini non può andare oltre qualche velata minaccia. Tra gli elettori del Pdl, pochi lo seguirebbero, in caso di scissione; inoltre a giorni scade il primo biennio della legislatura in corso; e con esso l'inamovibilità dei presidenti di Commissione. Il rischio è che con un colpo di mano, Berlusconi potrebbe togliere ai finiani tutti i posti che contano in Parlamento, anche se non il posto di Presidente della Camera, a meno di dimissioni di Fini. Ma si sa che quello che contano sono i posti. Senza di essi, Fini rischierebbe di essere abbandonato anche dai restanti deputati (si dice una settantina) che ancora sono con lui.
Per questo negli ultimi giorni Fini ha riabbassato la testa, bloccando qualsiasi iniziativa. Non potendo mettersi a brutto muso contro il Presidente del Consiglio e non potendo chinare di nuovo il capo o rischia di scomparire, il Presidente della Camera pare abbia scelto una via di mezzo: fare una corrente di contrapposizione interna, fedele al programma ma critica quando occorre. Ma questo è fare i conti senza l'oste: Berlusconi non è il tipo da accettare qualcosa di diverso dalla completa e totale sottomissione; l'alternativa è essere definiti nemici e quindi combattuti, come è successo per esempio a Follini, che contestò il premier nel 2007.

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di Antonio Rispoli
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