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Tagli alle pensioni, agli stipendi, agli enti locali

Berlusconi contro Tremonti, ma la manovra finanziaria passa


Berlusconi contro Tremonti, ma la manovra finanziaria passa
26/05/2010, 09:05

ROMA - Alla fine nella serata di martedì la manovra finanziaria è stata approvata. In totale sono 24 miliardi, concentrati quasi esclusivamente sui tagli. 13 miliardi di tagli sono divisi tra Comuni, Province e Regioni. Inoltre ci dovrebbe essere la soppressione di nove Province ( Asti, Ascoli Piceno, Massa Carrara, Matera, Fermo, Crotone, Vibo Valentia, Rieti e Isernia) e il trasferimento delle loro competenze alle Province viciniori. Inoltre verranno soppressi enti come Ipsema, Ispel, Ipost, Isae, Ice, Ente italiano Montagna e molti altri, mentre ad ulteriori enti - come il Museo della Liberazione - verranno ridotti i finanziamenti.
Ma i tagli più grossi sono per le pensioni e i dipendenti pubblici. Innanzitutto ci sarà il blocco per almeno un anno: chiunque maturerà il diritto di andare in pensione nel 2010 o nel 2011 dovrà aspettare 12 mesi per uscire dal lavoro, se è dipendente pubblico; 18 mesi se è un artigiano. Per i dipendenti pubblici la liquidazione verrà pagata in tre rate. Inoltre si accelererà l'aumento dell'età pensionabile per le donne a 65 anni, che sarà raggiunto nel 2016. Una stretta verrà effettuata anche sulle pensioni di invalidità, per cui l'accompagnamento verrà concesso solo se l'invalidità supererà l'80% (contro il 74% di adesso).
Per i dipendenti pubblici ci sarà il blocco degli aumenti di stipendio per 4 anni (anzichè i 3 previsti inizialmente), anche se la misura non è conteggiata nei 24 miliardi di tagli, perchè non sono ancora state stanziate risorse. Inoltre ci sarà una riduzione del 5% per gli stipendi oltre i 90 mila euro annui e del 10% per quelli che superano i 130 mila euro annui; il taglio avverrà solo sulla parte eccedente le soglie.
Verranno anche ridotte le spese dei Ministeri del 10%, mentre le consulenze saranno ridotte dell'80%.
Le maggiori entrate arriveranno da diverse fonti. Innanzitutto da un condono sulle case non accatastate e sugli abusi edilizi in generale: se verranno denunciati entro il 31 dicembre 2011, si dovranno pagare solo le tasse dal primo gennaio 2009 e un terzo delle sanzioni; se verranno scoperti dopo questa data, la sanzione sarà pari ad un terzo del valore catastale dell'immobile. Verranno messi dei pedaggi sulle tratte Anas e sul Grande Raccordo Anulare, per tutti i mezzi, dagli scooter ai camion.
Poi ci sono le misure anti-evasione, che sono un ritorno alle misure prese dall'ex Ministro Vincenzo Visco, come il divieto di pagamento in contanti per cifre superiori ai 5000 euro. Un terzo delle somme eventualmente recuperate con la lotta all'evasione fiscale andranno ai Comuni. E' anche previsto di usare le entrate delle società di proprietà dello Stato per il pagamento degli interessi sul debito pubblico.

CONTRASTI NEL GOVERNO

Ma queste misure hanno portato a molti mal di pancia, tra i ministri, che senza consulenze rischiano di perdere parecchia influenza. Il più riottoso è stato senz'altro il Presidente del Consiglio, che ha rifiutato le misure che lo riguardavano: un taglio alle spese per Palazzo Chigi e la verifica del Ministero delle Finanze sulle spese della Protezione Civile. Sono due capitoli che Berlusconi vuole per sè: nel primo caso perchè sta trasformando tutti i propri dipendenti in dirigenti pubblici; nel secondo caso perchè gli è essenziale, dati anche i suoi rapporti con Guido Bertolaso. E il premier non ha accettato di "farsi commissariare", per usare le sue parole, dal Ministro delle Finanze. E soprattutto quello che non va giù a Berlusconi è il fatto di presentare una manovra depressiva, addirittura rispolverando le misure del vecchio governo Prodi, tanto insultate in campagna elettorale. Tanto è vero che è stata lanciata la nuova parola d'ordine: "Lo Stato deve costare meno ai cittadini". Peccato che per costare meno, significa che deve anche dare meno servizi.

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di Antonio Rispoli
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