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Anche ieri un attacco a Gad Lerner, all'Infedele

Berlusconi e le telefonate in TV: gli insulti di un disperato



Berlusconi e le telefonate in TV: gli insulti di un disperato
25/01/2011, 11:01

Anche ieri il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dato spettacolo, telefonando in diretta TV a Gad Lerner. Una telefonata piena di odio e livore, con insulti a destra e a manca - tanto che persino una persona pacata come Gad Lerner non ha potuto esimersi dal dargli del "cafone", quando ha insultato delle vere escort (cioè ragazze immagine, non prostitute chiamate escort solo per addolcirne il nome).
Ma ci sono due punti che è interessante notare. Il primo è il linguaggio utilizzato durante la telefonata. La trasmissione è stata definita "postribolo televisivo", il parterre è stato definito di parte (tanto che il Presidente del Consiglio ha ordinato ad Iva Zanicchi di andarsene , cosa che lei non ha fatto) e via discorrendo. Se uno ci fa caso, si possono dire le stesse cose di Berlusconi e delle sue TV. Ormai nelle trasmissioni di Mediaset non ci sono più presenze di personaggi dell'Italia dei Valori o della sinistra; lo stesso nelle trasmissioni Rai di stretta osservanza berlusconiana come L'ultima parola condotta da Paragone. E quando c'è qualcuno che può discutere, come Peter Gomez, gli si affianca uno come Vittorio Sgarbi, che urla ed impedisce agli altri id parlare. In quanto al termine "postribolo", a giudicare dalle intercettazioni che sono uscite sui giornali, lo può usare tranquillamente per definire la propria abitazione. CIoè nella stragrande maggioranza dei casi, per capire cosa rode a Berlusconi, basta sentire quello che dice quando insulta gli altri. Lo si prende e lo si rivolge verso il premier. Fateci caso: Berlusconi applica sempre questo transfert, l'ha sempre applicato. Ha sempre accusato gli altri di quello che lui ha fatto. E non sono solo io ad averlo notato. Chi di voi possiede il DVD fatto da Enrico deaglio e Cremagnani nel 2007, dal titolo di "Uccidete la democrazia", può cercare il punto in cui si rammenta questo fatto, quando Berlusconi accusa la sinistra di fare brogli elettorali, mentre nel DVD si fa capire come i brogli sono stati organizzati dall'allora Forza Italia (anche se il meccanismo è spiegato un po' sottotraccia, per evitare denunce di diffamazione).
La seconda cosa riguarda la mania telefonica che ultimamente ha colpito il premier. Sta intervenendo telefonicamente (mai di persona, non è in grado di affrontare un contraddittorio e si sa) praticamente ad ogni trasmissione: Ballarò, ieri l'Infedele, ecc. Ed agisce sempre nello stesso modo: telefona alla fine della trasmissione, quando non c'è tempo per discutere le sue affermazioni; si lancia in accuse ed insulti contro il conduttore e contro gli ospiti non della sua parte politica e sbatte il telefono in faccia al conduttore senza riuspondere ad alcuna domanda. Bene fece martedì scorso Giovanni Floris a Ballarò a rifiutarsi di mandarla in onda, a questo punto. Come disse lo stesso Floris: "Noi l'abbiamo invitato, se vuole dirci qualcosa viene qui e lo dice". Il problema è che non è in grado. Ormai la sua situazione è talmente precaria, le sue tesi difensive talmente inconsistenti che non sarebbe in grado di sostenerle davanti ad un interlocutore mediamente preparato che però intenda affermare una posizione diversa. E lo sa. Paradossalmente questo profluvio di telefonate a questa o quella trasmissione, i videomessaggi uno dietro l'altro, gli interventi senza contraddittorio alle riunioni di partito, sono il segno della sua debolezza. La persona che ha dalla sua la forza della ragione e degli argomenti, non ha paura ad affrontare una discussione. Anzi, può anche trovarsi di fronte quello che gli dice: "Guarda che su questo punto sbagli", spiegandogli perchè e quindi dare il via ad una discussione che accresca entrambi. Ma questo non è il caso di Silvio Berlusconi. Lui comanda, decide; gli altri non contano nulla. Lo si è visto anche col caso Ruby: "Io non avdo dai magistrati perchè non sono competenti, andrà dal Tribunale dei Ministri che lo è". Può darsi (detto per amore di discussione, perchè Codice alla mano, ha torto marcio), ma non spetta a lui decidere. Nel frattempo ci va, perchè è suo dovere, anche solo per dire che non intende rispondere (cosa che è un suo diritto); nel frattempo i suoi legali, a cui noi paghiamo 20 mila euro al mese ciascuno - sono tutti parlamentari - presenteranno ricorso agli organicompetenti a decidere. Questo è il comportamento che si sarebbe dovuto tenere; non questa aggressione mediatica e legislativa contro i Pm.

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di Antonio Rispoli
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