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Berlusconi in TV: come si può parlare di voto libero?


Berlusconi in TV: come si può parlare di voto libero?
21/05/2011, 19:05

Se si va a leggere l'articolo 48 della Costituzione Italiana, il secondo capoverso comincia così: "Il voto è personale ed eguale, libero e segreto". Ora, che il voto sia personale, è garantito dalla creazione delle liste elettiorali, per cui ciascuno deve votare nel proprio collegio e non può demandare il compito. Che sia uguale, dovrebbe essere garantito dalle leggi (anche se con i premi di maggioranza c'è chi sostiene che questo principio viene messo in dubbio). Che sia segreto, dovrebbe essere garantito dal fatto di votare in cabine dove non è possibile spiare il voto.
Ma il voto in Italia è veramente libero? Per esserlo, non solo deve essere espresso liberamente (cosa in linea di principio indubitabile, dato che nessuno può vedere cosa voto), ma anche essere il frutto di un libero convincimento. Cioè io devo poter valutare i diversi partiti e i diversi candidati senza pressioni da parte di nessuno ed essendo pienamente informato su ciò che di buono o di male ha fatto ciascun candidato e ciascun partito ed in base a questo decidere. Ma è così?
Purtroppo no, e non da adesso. E' dal 1994, da quando è sceso in campo Silvio Berlusconi, che ha potuto contare su un continuo ed ininterrotto lavaggio del cervello dei cittadini italiani che è iniziato dagli anni '80, che manca la possibilità di farsi un libero convincimento. Già da allora, l'attuale premier poteva contare sulle sue tre reti Mediaset e su RaiDue (assegnata, in base alle logiche spartitorie di allora, al PSI e - dopo la scomparsa del partito - alla Lega Nord); e ci impiegò poco a controllare anche RaiUno, con la nomina di Fabrizio Del Noce. Senza contare l'appoggio importante del Giornale, nominalmente di proprietà di Paolo Berlusconi. Da allora, la libertà nell'informazione è andata scemando. Il Presidente del Consiglio, oltre a mantenere il controllo sulle due reti Rai, ha in parte controllato anche RaiTre, grazie alla sostituzione di diversi giornalisti con persone più "comode" e La7, grazie al fatto che Tarek ben Ammar - amico e socio di affari di Berlusconi - controlla il 30% della proprietà de La7. A questo si devono aggiungere i quotidiani: Libero e Il Riformista, di proprietà della famiglia ANgelucci (il cui capostipite è senatore del Pdl); il Corriere della Sera, il cui azionista principale è Mediobanca, nel cui consiglio di amministrazione siedono Ammar e Marina Berlusconi; Il Secolo d'Italia, tramite gli ex aennini che sono rimasti nel Pdl dopo la scissione di Fini; un occhio benevolo del Messaggero di Roma e di altri quotidiani facenti parte dello stesso gruppo editoriale (Il Roma e Il Mattino a Napoli, per esempio) che sono di proprietà di Francesco Caltagirone, che è il suocero di Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, ma ha anche parecchi rapporti d'affari con Berlusconi; e così via. Insomma, se si esclude Repubblica, L'Unità, L'espresso e il Fatto Quotidiano, non vedo molti giornali critici verso il governo. E ieri si è avuta l'apoteosi: il premier presente con un videomessaggio (dato che il cosiddetto giornalista che c'era di fronte aveva più o meno lo stesso ruolo di uno scendiletto) al TG1, TG2, Studio Aperto, TG4, TG5 e GR1 (in questo caso è un audiomessaggio), senza che nessuno dell'opposizione abbia avuto un trattamento simile. Come del resto sta succedendo da mesi, con tutte le TV che parlano solo del premier, senza lasciare alcuno spazio all'opposizione.
Ma con questo sistema, il cittadino medio come può farsi un'idea esatta della situazione politica? E non basta dire: "Va bene, ma tanto a volte vincono anche quelli di sinistra", come mi è stato risposto. Il voto è una cosa seria, bisogna partire su un piano livellato da entrambe le parti. SI era cercato di livellare le cose con la legge sulla par condicio, ma era una toppa insufficiente. Tanto, le multe inflitte a Mediaset vengono regolarmente cancellate da leggi appositamente fatte dopo le elezioni; le multe inflitte alla Rai le paghiamo noi cittadini. Quindi, la soluzione è una sola, prevista dai legislatori nel 1957: chi sfrutta una concessione pubblica (e sfruttare l'etere richiede una concessione pubblica) non può essere eletto in Parlamento o al governo. Una norma che finora è stata aggirata con una scusante che fa ridere i polli: la norma non riguarda SIlvio Berlusconi che non ha cariche all'interno di Mediaset, ma è solo il proprietario. Se è per questo, non è neanche il proprietario del Giornale, ma lo controlla lo stesso.

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di Antonio Rispoli
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