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Bondi: "Fini distrugge l'impianto riformista del Governo"

Berlusconi: "Non mi dimetto, la sfiducia si vota in Parlamento"


Berlusconi: 'Non mi dimetto, la sfiducia si vota in Parlamento'
07/11/2010, 18:11

MILANO – “La sfiducia va votata in Parlamento, da parte mia non c’è nessuna intenzione di dimissioni. Se Fini vuole aprire la crisi venga in Parlamento e si assuma la responsabilità di votare la sfiducia…”. L’ultimatum lanciato dalla convention di Perugia dal presidente della Camera gli scivola addosso. Il ragionamento del premier Silvio Berlusconi, fatto con alcuni dirigenti del Pdl dopo il discorso di Gianfranco Fini alla festa del suo partito, è orientato ad addossare al leader di Fli le colpe di una crisi di governo. Del resto, secondo Bondi e Cicchitto, “il discorso pronunciato da Fini getta alle ortiche con una spregiudicatezza imbarazzante un impegno comune di quasi vent'anni, liquida una parte cospicua del patrimonio della destra italiana, tenta di distruggere alcuni punti fondamentali dell'impianto riformista del governo e risponde con la richiesta di una crisi al buio alla prospettiva positiva indicata dal presidente Berlusconi”. In questo il presidente della Camera “si è assunto una responsabilità gravissima di fronte al paese e di fronte agli elettori di centrodestra. Il governo - concludono - tuttavia deve tenere fermo il suo impegno nell'interesse del Paese”.
“Non è un percorso possibile che Berlusconi possa dare le dimissioni. Lo escludo”. Anche Altero Matteoli non vede nessuna possibilità che il premier possa fare quello che gli chiede Gianfranco Fini, cioè aprire formalmente la crisi. “Il discorso di Fini è stato una critica a tutto. E allora, se è una critica a tutto perché aprire una crisi e rifare un altro governo con Berlusconi? Non credo a questa ipotesi, c'è qualcosa che non quadra” spiega Matteoli. Quanto ai temi sollevati dal presidente della Camera, Matteoli è più morbido: “Sulle questioni c'è spazio per un accordo, se vuole appoggiare il governo Berlusconi lo può fare sui temi. E allora - insiste Matteoli - perché chiede l'apertura della crisi?”.
Secondo il ministro per l'Attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi invece “i padroni dei governi sono Parlamento e cittadini: se il Parlamento ci sfiducia, andiamo al voto; se i cittadini ci bocciano andiamo a casa”. “Già questa settimana potrebbe esserci un voto di fiducia sul ddl stabilità e Fli avrà l'occasione di staccare la spina. Se lo fa in Parlamento, di sicuro Berlusconi va al Quirinale. Ma oggi perché Berlusconi dovrebbe andarci?”.

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di Davide Gambardella
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