Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Il lungo monologo questa sera a Porta a Porta

Berlusconi: "Non mollo, devo portare avanti il Paese"


Berlusconi: 'Non mollo, devo portare avanti il Paese'
03/06/2009, 20:06

Silvio Berlusconi non ha nessuna intenzione di lasciare palazzo Chigi dopo il polverone sollevato dalla sentenza Mills e dal ‘caso Noemi’. Le dichiarazioni del premier in una puntata di Porta a Porta dal titolo “Non mollo”, che andrà in onda stasera.

“Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello, sono qui per governare, - ha detto il premier, in apertura della registrazione, - non ci avevo mai pensato perché non è nella mia filosofia prendere un impegno che poi non porto a termine”.

“Ieri alla parata del 2 giugno, - ha continuato Berlusconi, - mi hanno fermato e mi hanno chiesto di non mollare. Io non avrei mai voluto pronunciare queste due parole, ma chiaramente di fronte alla domanda io rispondo e dico che non mollo perché devo portare avanti il governo del Paese”.

Durante la puntata, il Cavaliere ha toccato diversi degli argomenti caldi di questi giorni. E non solo quelli legati prettamente alla politica.

Sulla crisi, Berlusconi ha ribadito l’impegno dello Stato ad aiutare chiunque abbia perso il lavoro negli ultimi mesi, sottolineando che è prevista la Cassa integrazione sia per i precari sia per i lavoratori a progetto. Parlando del terremoto, Berlusconi ha spiegato che il 53% delle case è attualmente agibile, e che la ricostruzione è iniziata a tempo di record, con l’obiettivo di ultimare le case entro 80 giorni.

Qualche parola anche sul Caso Noemi, che ha tenuto banco nelle ultime settimane, Berlusconi parla di “una campagna di delegittimazione della sinistra che ha messo una calunnia sopra un’altra calunnia”. Dichiarazioni anche sul calciomercato, con risposte date da proprietario del Milan e non presidente del Consiglio: Kakà potrebbe restare, ma l’ultima parola spetta sempre al calciatore, mentre delusione arriva dalla decisione di Gourcuff di restare in Francia.

Tornando alla politica, il premier ha rimarcato la sua ‘profezia’ sul futuro del Pd: “Enrico Letta andrà nell’Udc. Rutelli fonderà un suo partito. Alcuni deputati passeranno con Bertinotti”. Circostanze che, secondo Berlusconi, si verificheranno molto presto e che determineranno lo smembramento del Partito Democratico, anche se dai diretti interessati sono già arrivate le smentite. “Tante cose smentite, - ha ricordato Berlusconi, - poi si verificano ugualmente”.

Al “non mollo” berlusconiano ha risposto Dario Franceschini, durante la trasmissione “Otto e Mezzo” su La7: “Non ci è mai passato minimamente per la testa di chiedere le dimissioni di Berlusconi per questioni personali, - ha detto il leader del Pd, - non è mai uscito dalla mia bocca neppure il nome di questi protagonisti”, anche se “penso che gli Italiani un’idea se la siano fatta”. Il punto su cui batte Franceschini non sono le vicende private finite sulle cronache, quanto i “valori di fondo” del presidente del Consiglio ed il “modello” riassumibile come “il successo personale su tutto”. “Per la qualità della democrazia ci sono dei rischi, - ha aggiunto Franceschini, - ci penserei dieci volte se fossi un elettore a dare poteri troppo forti ad una persona cui da fastidio tutto ciò che ingombra la sua azione di governo, che si chiami stampa, Parlamento o Presidente della Repubblica”.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©