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Il premier da Sofia: "Prendere il toro per le corna"

Berlusconi parla di 'rivoluzione' Giustizia: "Io non ci sto"


Berlusconi parla di 'rivoluzione' Giustizia: 'Io non ci sto'
16/10/2009, 17:10

Concludendo la sua visita a Sofia, il presidente del Consiglio ha parlato della ‘grande riforma’ che ha in mente e che toccherà direttamente la Costituzione, perché quella del processo penale che giace in Senato “non è sufficiente”. Si tratterebbe di una vera “rivoluzione”, un “prendere il toro per le corna”, che stravolgerebbe il settore Giustizia scuotendolo dalle fondamenta, “rivisitando” la Carta e “ricorrendo”, ove necessario, anche allo strumento del referendum. E’ ancora scottante la decisione sul cosiddetto Lodo Alfano, e si avverte chiaramente nelle dichiarazioni  sulla “magistratura politicizzata”, su organismi, come appunto la Consulta, che “annullano le decisioni del Parlamento”. Considerazioni, poi, sul fatto che, da quando non esiste più l’immunità parlamentare, sono i giudici “a decidere chi deve governare”. Discorsi già sentiti, in fin dei conti. Ma la reazione è diversa: un “non ci sto” di scalfariana memoria. Il Cavaliere, cavalcando i cavalli di battaglia che sono stato già punto focale di parecchie dichiarazioni, ha deciso per un reset totale, di “prendere il toro per le corna”.
“Vengo considerato come un nemico, non ci sto, sono fermamente convinto a cambiare le cose”, ha affermato. A scatenare la reazione, la cocente delusione partita proprio dalla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte. “Praticamente, - ha commentato Berlusconi, - ha detto ai pm rossi di Milano: ‘riaprite la caccia all’uomo’”. Un’ottica nella quale l’obiettivo sarebbe contrastare il governo con “accuse risibili”, dalle quale l’imprenditore dovrà difendersi. Sarebbe proprio legato al conseguente stato d’animo per questi continui attacchi la battuta infelice che il premier rivolse a Rosi Bindi a ‘Porta a Porta’ (“più bella che intelligente”): “Mi dispiace per la Bindi, era un momento di delusione per una decisione ingiusta”, spiega Berlusconi, aggiungendo che si è trattato di “una battuta conosciuta e di largo consumo. Guardate cosa dicono alle mie ministre…”
Il premier ha poi parlato di quello che viene definito ‘l’editto bulgaro’, ovvero di quando, nel 2002, sempre da Sofia, attaccò “l’uso criminoso” della tv pubblica. “Sono stato male interpretato”, è la sua versione (anche questa un cavallo di battaglia piuttosto inflazionato, a dirla tutta). L’idea di fondo del premier, però, non cambia: la tv pubblica sarebbe diventata un valido strumento per attaccare la sua persona. Tra coloro che userebbero la tv pubblica per attaccare il premier, ovviamente, non poteva mancare un riferimento ad Annozero, che usa la tv per riproporre “processi passati o ancora in corso”. E poi, una previsione: “Penso che ci saranno brutte sorprese per il bilancio della Rai. Faccio una previsione: il 50% degli italiani non pagherà più il canone”. E’ l’esito di un sondaggio, argomenta Berlusconi. Ma sarebbe anche, va detto, un comportamento di certo non legale, visto che il cosiddetto canone Rai è in realtà una tassa di possesso.

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di Nico Falco
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