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Il premier intervistato da Chi su privacy, famiglia e Lega

Berlusconi replica ad Avvenire: "Mai organizzato 'festini'"


Berlusconi replica ad Avvenire: 'Mai organizzato 'festini''
18/08/2009, 20:08

Dopo l’ennesimo attacco, questa volta arrivato da l’Avvenire, Silvio Berlusconi ha deciso di sfogarsi e di raccontare la sua versione dei fatti. E lo fa con uno dei suoi interlocutori preferiti, il settimanale Chi.
Come già aveva fatto in passato, Berlusconi è ritornato sul discorso del “prese per vere notizie false”, messe in giro da persone che, a sua detta, avevano interesse a screditarlo e che sono state tanto brave da far cadere nel tranello anche la sua ormai ex moglie, Veronica Lario, i cui strali sono ancora nella memoria di chi ha seguito la vicenda. Era stata proprio la Lario a dichiarare che suo marito “frequentava” le minorenni, e su quel termine, sicuramente ambiguo, hanno ripreso a fioccare le ipotesi più maliziose. “Io non ho mai intrattenuto ‘relazioni’ con minorenni e non ho mai organizzato ‘festini’, - ha dichiarato il Cavaliere al settimanale diretto da Alfonso Signorini, - ho soltanto partecipato a cene certamente simpatiche, ma assolutamente ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza”. A questi appuntamenti, inoltre, il premier ha aggiunto di non avere mai invitato consapevolmente a casa sua “persone poco serie”. Con poche difficoltà il riferimento potrebbe essere accostato a quella ‘denigratrice’, per dirla alla Berlusconi, di Patrizia D’Addario, che con i suoi racconti ed i nastri registrati ha risollevato la querelle che si era assopita dopo l’ ‘affaire Noemi’.
L’intervista diventa anche l’occasione per tornare sul discorso della privacy, con riferimento particolare alle fotografie rubate a Villa Certosa. “Il diritto alla riservatezza è una parte essenziale della libertà, - ha detto Berlusconi, aggiungendo che – ridurre la libertà altrui è, in uno Stato di diritto, un reato grave”. “Non basta una multa a sanzionarlo, come fosse un divieto di sosta, - ha incalzato il premier, - non è accettabile che crescano le regole, che si moltiplichino le disposizioni e gli organismi a tutela della privacy e che contemporaneamente si possa invadere così facilmente la vita altrui”.
In uno sfogo che, oltre a difendersi, ha anche lo scopo di chiarire la situazione dal punto di vista di Berlusconi, non poteva mancare un riferimento alla famiglia del premier, spesso utilizzata come ultima prova a sostegno della propria moralità. Il presidente del Consiglio parla così della ex moglie, raccontando le emozioni di trent’anni di vita insieme. Poi si sposta al rapporto con i figli, soffermandosi sull’ultima intervista rilasciata da Barbara a Vanity Fair: le sue parole, ha detto, “sono state strumentalizzate”. “Non sapevo dell’intervista, - ha spiegato Berlusconi, - ma era immaginabile che quel giornale avrebbe cercato il sensazionalismo, cioè di contrapporre mia figlia a me, in una contrapposizione che davvero non esiste. E’ quasi un nuovo sport nazionale quello di aggredire la mia famiglia. L’intervista andava benissimo, ma è stata strumentalizzata e penso che strumentalizzare la mia famiglia, i sentimenti delle persone che a me sono più care, come arma di lotta politica contro di me, sia forse il punto più basso del degrado della vita politica. Da avversari capaci di questo ci si può aspettare davvero di tutto. Si sforzano di denigrarmi nei modi più vili, perché, - conclude il Cavaliere, - sperano di demotivarmi”.
Tornando alla politica, Berlusconi parla anche del ‘caso Lega’ e delle polemiche suscitate dalle parole del leader del Carroccio sull’inno nazionale. E lo fa da una parte difendendo l’inno di Mameli, dall’altra spiegando le ragioni che spingono Umberto Bossi a fare affermazioni di questo tipo. All’inno, dice, “sono legati momenti di gioia, di commozione, di celebrazione dello spirito nazionale. E poi sostituirlo sarebbe molto complicato. Infatti, trovare un accordo tra tutti su un nuovo inno sarebbe difficile”. Parlando delle motivazioni di Bossi, Berlusconi parla della complicità che esse stabiliscono tra il leader della Lega e gli iscritti al partito, sottintendendo che si tratta quasi di un modo per fidelizzare i ‘proseliti’. “Bisogna anche comprendere, - afferma, - che le esternazioni di Umberto Bossi, a cui mi sento legato da un affetto fraterno, sono carezze per la sua gente e per il popolo della Lega”.

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di Nico Falco
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