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Il leader libico solo ed accerchiato

Berlusconi rompe con Gheddafi:"E' un pazzo"

A Tripoli viene schierato l'esercito

Berlusconi rompe con Gheddafi:'E' un pazzo'
24/02/2011, 19:02

ROMA - "Dobbiamo stare attenti con Gheddafi, è un pazzo. Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?". Sarebbero queste le parole riferite da Silvio Berlusconi in persona ad uno dei ministri del governo. E così, dopo aver perso il tanto faticosamente gudagnato appoggio di Barack Obama, il leader libico si gioca in via quasi certamente definitiva anche l'ultimo alleato occidentale rimastogli.
Del resto, dopo le pesanti (e deliranti) accuse mosse proprio all'Italia, era anche prevedibile che la diplomazia del Bel paese si producesse una tardiva quanto netta presa di distanza dal Rais; ora totalmente solo ed accerchiato sia dai suoi cittadini ribelli che dal blocco occidentale. Da "leader saggio" (così lo definì il Cavaliere durante la poco decorosa manifestazione di Roma), quindi, Gheddafi diventa nel giro di pochi mesi nient'altro che un folle sull'orlo del baratro dal quale prendere assolutamente le misure.
Mentre però il voltafaccia occidentale ai danni di Mubarak e Ben Ali si è riscoperto meno difficoltoso e soprattutto meno sanguinoso del previsto, per quanto riguarda il colonnello-dittatore africano la situazione sembra molto più complessa e potenzialmente devastante: il rais ha infatti più volte ripetuto che non intende lasciare il proprio paese senza prima aver sterminato più ribelli possibili.
A Tripoli è stato schierato l'esercito in assetto completo e nelle città minori continuano gli scontri ed aumenta il numero di morti e dei militari che disertano e si rifiutano di obbedire agli ordini impartiti dall'esercito ancora fedele a Gheddafi. La situazione, oltre ad essere tesa, è però anche molto confusa e non si è ancora in grado di comprendere quanto il colonnello riuscirà a resistere e, soprattutto, cosa cambierà nelle relazioni internazionali non solo con la Liba ma con tutti gli altri stati nordafricani al termine degli attuali sommovimenti sociali.

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di Germano Milite
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