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Dop il 20 giugno, a Montecitorio, la verifica di governo

Berlusconi “sfiduciato”: la Camera al voto sulla fiducia

Intanto è giro di vertici e telefonate nella maggioranza

Berlusconi “sfiduciato”: la Camera al voto sulla fiducia
31/05/2011, 13:05

ROMA – “Volevo fissare la data del mio funerale, ma ho troppi impegni e quindi rimandiamo”: che non manchi il senso dell’umorismo al presidente del Consiglio è roba scontata. Che questo si intensifichi dopo la sonora sconfitta di ieri e di queste ultime amministrative (perché benché dicano il contrario tra i banchi del Pdl, di sconfitta a tutti gli effetti si tratta), potrebbe lasciare perplessi. E pure è così. Silvio Berlusconi torna a scherzare con i giornalisti. Lo stesso Berlusconi che alla vigilia del voto aveva con convinzione dichiarato “da questo voto dipende il futuro del governo” e che oggi, invece, a distanza di meno 48 ore, assicura che non c’è nessun legame tra l’ultima sconfitta elettorale e la tenuta del governo, perché “l’esecutivo tiene e va avanti”.
Intanto, però, lo stesso governo dovrà superare il voto di fiducia a Montecitorio. Si svolgerà, infatti, la quarta settimana di giugno (quindi tra il 20 e il 24) il dibattito e il voto sulla verifica di governo alla Camera. La decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo. Il Pd, come anticipato da Dario Franceschini in Aula, chiedeva che si svolgesse la prossima settimana, ma il Presidente Fini ha proposto quelle come prime date utili: dai contatti informali con Schifani è emerso che al Senato il dibattito poteva svolgersi dopo i referendum del 12, ma in quella settima la Camera dovrà votare sul Dl sviluppo che scade il 19 luglio.
D’altronde un voto di fiducia ora è più necessario che mai. E questo perché lo stesso premier ha voluto dare un’impostazione del tutto errata alle amministrative. Ovvero Berlusconi aveva trasformato le elezioni amministrative in una richiesta di consenso personale, che non ha avuto. E l’esito dei ballottaggi di ieri, che hanno delineato una netta vittoria del centrosinistra, di conseguenza non può non essere interpretato a questo punto come un segnale di sfiducia popolare nei confronti del premier. Intanto, il severo risultato elettorale ha aperto un giro di consultazioni, incontri e vertici interni alla maggioranza sul da farsi. Non ultimo il vertice Tremonti-Lega a palazzo Chigi, che arriva dove presunte telefonate fredde tra il premier e Bossi. E non ultima la riunione dei vertici del Pdl di questa sera, in virtù del quale Alemanno ha già proposto: “Cambiamo nome al partito”. Quale sarà la strategia per tenere in vita un partito e una maggioranza sempre più caratterizzata da frizioni interne?

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di Antonio Formisano
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