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Resta lo scontro con Fini, ma anche la freddezza leghista

Berlusconi teme il complotto, verso le elezioni in primavera


Berlusconi teme il complotto, verso le elezioni in primavera
15/07/2010, 10:07

ROMA - E' in difficoltà e allora subito grida al complotto: è un classico nell'atteggiamento del Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi; ed anche adesso è così. E' noto che al premier non piace il modo di fare del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, considerato alla stragua di un traditore; piace ancora meno Napolitano, reo di aver firmato tutto, anche il "non firmabile", ma di averlo fatto protestando e di avere protestato minacciando di non firmare alcuni provvedimenti come il ddl intercettazioni, senza alcune modifiche. Ma negli ultimi tempi al "complotto" tirato in ballo da Berlusconi si aggiungono altri elementi: le proteste degli Usa, dell'Ocse e dell'Onu sul ddl intercettazioni; un certo malumore dell'amministrazione Obama per la scelta dell'Italia di stringere rappotrti economici con la società russa Gazprom; una associazione, più o meno segreta, tra maghistrati, editori, Confindustria (il premier inquadra anche il no della Marcegaglia al Ministero dello Sviluppo Economico in questo senso) tutta tesa a costruire una gigantesca tela di ragno per intrappolarlo. Ed in questa ottica qualche brutto pensiero l'ha fatto venire anche la freddezza della Lega Nord, in occasione delle dimissioni di Cosentino, che non è stato difeso con particolare entusiasmo.
La contromossa del premier a questo punto, appare quasi d'obbligo: elezioni il prima possibile, il che vuol dire nella prossima primavera. Data la situazione economica e politica, prima non sarebbe possibile. Infatti, prima di ottobre, la cosa scontenterebbe troppi parlamentari, che non raggiungono i 30 mesi necessari per avere la pensione da parlamentare; dopo ci sarà da approvare i documenti economici di saldo contabile da inviare in Europa (quella che una volta era la Finanziaria); quindi la crisi non potrà avvenire prima di gennaio e le elezioni non prima di marzo. Ma il vantaggio è indubbio: Casini, anche se ha detto no al premier, è comunque ben distante dall'idea di allearsi in una coalizione contraria; il Pd non ha un candidato affidabile per le elezioni, in quanto Bersani è bravio come tecnico, ma non ha qualità politiche degne di nota; l'Idv ha guadagnato molto nei sondaggi, ma è sempre sul 7-8%, non ce la farebbe a prendere le redini. E i partiti di sinistra sono troppo spezzettati e frammentati per fare qualcosa. L'idea quindi potrebbe essere di correre da soli, senza neanche la Lega, sfruttando la legge che permette di riempire le liste di yes-men e il dominio della Tv, per tagliare dalla stessa l'opposizione, come è stato fatto alle ultime elezioni regionali, dove in TV per oltre un mese non si sono visti i candidati del centrosinistra alle elezioni. In questa maniera si potrebbe raggiungere quella maggioranza - che alla Camera è garantita al èpartito o coalizione di maggioranza relativa - che permetterebbe al premier di fare il bello e il cattivo tempo.

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di Antonio Rispoli
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