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Il premier vuole incontrare Napolitano: "Subito al voto"

Berlusconi tentato dal rassegnare le dimissioni


Berlusconi tentato dal rassegnare le dimissioni
04/08/2010, 10:08

ROMA - Una condizione per non aprire la crisi che i finiani al governo potrebbero provocare non partecipando al voto. Una "minaccia" che anche ieri Silvio Berlusconi, allarmato dalla nascita di un terzo polo centrista, ha ribadito: voto anticipato. Il premier è tentato dalla prova di forza alla quale, adesso, spinge anche la Lega, oltre agli ex colonnelli di An. Oggi Berlusconi sarà alla Camera, seduto al banco del governo e sovrastato da Gianfranco Fini che presiede la seduta; potrebbe intervenire dopo il voto, se perdesse la maggioranza. E ai suoi ripete che "Gianfranco in realtà è un generale senza esercito". 
Secondo i ben informati, se i finiani si astengono sulla sfiducia a Caliendo con Casini, Rutelli e Lombardo, e se Berlusconi si ritrova anche con un solo voto in meno dei 316 della maggioranza alla Camera, "sale al Quirinale". 
A Palazzo Grazioli intanto è stata messa a punto la difesa con il ministro Alfano e lo stesso Caliendo (e Ghedini), limato il discorso del Guardasigilli, il cavaliere ha confermato "stima e fiducia" al sottosegretario. Per il Pdl parlerà Cicchitto, che già accusa i finiani di "resa al giustizialismo" e ai magistrati e di "avvio di manovra politica". La maggioranza non è affatto certa sulla carta se non recupera almeno otto voti per arrivare a 316. Ma se pure la sfiducia a Caliendo, indagato nell’inchiesta sulla P3, non passasse numericamente (con le astensioni si abbassa il quorum), il dato è politico: Berlusconi non avrebbe la maggioranza in Parlamento. Una lampante prova generale di crisi di governo, magari rinviata a settembre su temi forti come le intercettazioni o il federalismo. Il berlusconissimo Osvaldo Napoli vede infatti una "pausa balneare", perché "il voto su Caliendo esula da un voto politico di sfiducia al governo o al programma". 

Però il cavaliere lo aveva già detto lunedì sera nella cena con i senatori: «Al primo incidente si va al voto». Oggi dopo l’aula è la volta dei deputati, mentre ieri sera si è svagato con la seconda trance di parlamentari Pdl a Tor Crescenza. Lo spauracchio del voto, è stato usato ieri da Berlusconi per esercitare un pressing sui finiani indecisi. Ma fra questi c’è chi ribalta il punto di vista: «Così noi allarghiamo la maggioranza, quindi Berlusconi dovrebbe considerarci degli interlocutori».
La Lega ha cambiato tattica, lo conferma il ministro Maroni: se il governo dovesse essere sfiduciato, «non ci sono alternative al voto anticipato». Subito, a «ottobre o novembre». Nessuno spazio per «giochetti» come una «maggioranza diversa da quella che hanno scelto gli elettori». Il Carroccio gioca sul sicuro, certo fare man bassa al Nord, cosa che preoccupa non poco gli ex forzisti. 

Il fronte degli ex colonnelli ora berluscones di ferro ieri ha sparato un avvertimento ai finiani del governo (l’unico ministro, Andrea Ronchi il viceministro Urso, i sottosegretari Menia, Viespoli) perché escano dall’esecutivo. Dopo una riunione nella sede della Fondazione «Nuova Italia» di Alemanno con Gasparri e La Russa, Mario Landolfi lancia il messaggio: “Se domani i parlamentari del gruppo Fli dovessero astenersi nel voto sulla mozione Caliendo, il presidente del Consiglio un minuto dopo dovrebbe salire al Quirinale per illustrare la situazione al Presidente della Repubblica”. Lo sostiene anche il Pd, da un opposto punto di vista, Landolfi lo chiama “richiamo alla coerenza: chi fa parte della maggioranza ma si accorda con l’opposizione dovrebbe essere coerente. Non ha senso questa posizione pilatesca, così creano solo problemi al governo”. Insomma, se ne vadano. Sono stati proprio gli ex colonnelli a spingere il premier alla rottura con Fini, ma ora Berlusconi ha confidato a un parlamentare Pdl: “Mi sono pentito”, anche perché lo spettro, per lui, è quello di un governo tecnico che l’opposizione ha rilanciato.

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di Davide Gambardella
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