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Guerra aperta ai giudici e all'asse Napolitano-Fini

Berlusconi:"La costituzione è una carta vecchia"


Berlusconi:'La costituzione è una carta vecchia'
12/12/2009, 09:12

ROMA - Oramai gli ultimi dubbi sono stati fugati, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha infatti deciso: la costituzione va riformata poichè è "una carta vecchia". Un cambiamento che dovrà portare ad una modifica del sistema giudiziario "in senso liberale" e che eviterà lo strapotere dei giudici, della "magistratura politicizzata" e dei "processi ad orologeria".
Il leader di governo è determinato e pare non temere la guerra aperta con il presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per entrambi, infatti, il Premier riserva parole di biasimo piuttosto pesanti. Al primo Berlusconi rinfaccia di non essersi reso disponibile a sedare le lotte intestine del Pdl e di aver giocato troppo sui dissensi politici nati negli ultimi tempi. Per Napolitano, poi, il monito pare ancora più chiaro:"
Dovrebbe preoccuparsi per l'uso politico della giustizia - ha detto infatti il Primo Ministro - contrario alla democrazia e alla liberta". A nulla par dunque valsa la fine metafora finiana che parlava  di scontri in politica che sono naturali e fisiologici ma che richiedono "rispetto per l'arbirtro e le regole del campionato" e di un Capo di Stato nel quale "si rispecchiano tutti gli italiani". Il rancore di Berlusconi nei confronti del sistema della giustizia italiano sembra oramai insormontabile e trova appoggio, a detta del portavoce del Pdl Daniele Capezzone, "nel pensiero degli italiani".
Intanto, all'asse Napolitano-Fini, sembra non voler aggiungersi la seconda carica dello stato. Il presidente del Senato, difatti, ha taciuto del tutto sugli ultimi avvenimenti; lasciando intendere alla maggioranza la volontà, almeno per il momento, di non schierarsi con nessuno dei belligeranti.
A proposito di maggioranza, secondo gli esperti, sarà proprio con i suoi colpi che Berlusconi e il governo cercheranno di imporre le riforme costituzionali reputate a questo punto fondamentali per continuare a guidare il paese in maniera "democratica".

IL CASO SPATUZZA
Le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, dopo la smentita di uno dei fratelli Graviano e il silenzio dell'altro (che poi ha precisato di aver taciuto per "problemi di salute") sembrano essersi trasformate in un vero e proprio boomerang per tutti gli oppositori del Premier.
Ancora una volta, infatti, ai sostenitori del Pdl Sivlio Berlusconi è apparso come la vittima designata di un sistema "anti-democratico" e malato figlio di una sinistra altrettanto malata e fiacca che tenta di abbattere gli avversari politici attraverso la longa mano delle "toghe rosse". Ovviamente la questione è molto diversa e, di sicuro, le tanto biasimate toghe italiane, sono state nell'ultima vicenda giuste, equilibrate e garantiste nei confronti del Primo Ministro. E allora? Come mai Berlusconi può sferrare fendenti così diretti e potenti a qualcosa (la Costituzione) che veniva considerato quasi sacro fino a pochissimi anni fa? Qual è la falla di un'opposizione capace solo di rispecchiare i peggiori difetti dei propri avversari con l'aggravante di godere di scarsa credibilità e scarso appeal nei confronti dell'elettorato?

OLTRE L'ITALIA
E mentre avversari ed alleati dissidenti restano in bambola ed invitano ad una moderazione dei toni di scontro, l'offensiva Berlusconiana travalica gli italici confini e straripa in Europa; con la lettera del ministro degli Esteri Franco Frattini che, dopo le dichiarazioni del leader di Governo al Ppe, si preoccuperà di inviare una lettera alla Ue per spiegare chi siano "certi giudici italiani" ed il loro modo di agire all'interno del quadro politico del nostro paese.

ELEZIONI ANTICIPATE?

Berlusconi, dopo l'appoggio della Lega che attraverso Roberto Cota riprende la metafora di Fini ed invita al rispetto "anche dei giocatori", dichiara di non aver in mente elezioni anticipate e di non auspicarsi uno scontro diretto tra i diversi poteri dello stato. Eppure, proprio la terza carica dello Stato, potrebbe presto trovarsi di fronte ad un bivio fondamentale: scegliere se adeguarsi alla linea berlusconiana con le sue "truppe", o adoperarsi in una clamorosa rottura che, a quel punto, porterebbe alle elezioni anticipate.

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di Germano Milite
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