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"Non esiste nessuna seconda tangentopoli"

Berlusconi:"Via dai partiti chi commette reati"


Berlusconi:'Via dai partiti chi commette reati'
18/02/2010, 18:02

ROMA - C'è qualcosa di strano nell'aria. Qualcosa di tetro e torbido che aleggia da qualche tempo sulle teste dell'attuale classe politica. Qualcosa che somiglia molto al taglio di teste (sulla cui utilità si possono scrivere libri) di quella vergognosa vicenda politico-giudiziaria a tutti nota come tangentopoli.
A tal proposito, intervistato nel suo studio di Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi tenta di gettar acqua sul fuoco dichiarando che "non c'e' nessun ritorno di Tangentopoli" visto anche che "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico". Le piccole e grandissime "magagne" emerse negli ultimi anni, per il Premier, riguarderebbero dunque "fatti personali che rientrano nelle statistiche" e che coinvolgono "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale".
E questi "birbantelli", per il Cavaliere, danno ragione ad una regola di corruzione che "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici".
Insomma un mal comune mezzo gaudio che non deve far preoccupare gli elettori. Quei massimo quattro o cinque individui disonesti, a quanto sembra, saranno tutti individuati e silurati dai rispettivi partiti.
Il punto principale toccato dal presidente del Consiglio durante la sua intervista odierna riguarda infatti tutti i personaggi che si macchiano di qualche reato "Non credo ci sia dubbio sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati - ha difatti precisato Berlusconi- non puo' pretendere di restare in nessun movimento politico". A quel punto qualche giornalista ha giustamente chiesto come si intende agire per quei politici che hanno reati passati in giudicato. La risposta è stata furba più che chiara:"Dipende da caso a caso, le persone che sono sottoposte a indagini o processi non devono venire ricomprese nelle liste elettorali. Ma se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sara' l'ufficio di presidenza a decidere caso per caso".
La spada di damocle travestito da questione morale pende sulla testa di numerosi personaggi di alto profilo. In tanti lo sanno bene ma in pochissimi lo ammettono. Si hanno notizie abbastanza preoccupanti ad esempio dalla Lombardia; dove la tangente pare essere un "vizietto" molto diffuso tra la classe dirigente. Per ora ancora niente di ufficaile ma le voci sono come spifferi che si insinuano nelle crepe di un sistema che, da troppi anni (o forse da sempre), è pericolosamente simile a quella tanto criticata e da qualcuno rimpianta prima repubblica.

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di Germano Milite
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