Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Gentiloni:"Bisogna cambiare rotta"

Bersani: il documento di Veltroni è un errore


Bersani: il documento di Veltroni è un errore
23/09/2010, 18:09

ROMA - Il documento proposto in maniera congiunta da Walter Veltroni, Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni sarebbe un colossale "errore" che rischia di demolire dal suo interno il partito. E' questo il giudizio espresso da Pier Luigi Bersani alla direzione del Pd. Per il leader democratico, infatti, a causa dell'iniziativa veltroniana e di quelle oramai famose 75 firme raccolte, "in alcune zone del paese c'è stato sgomento da parte dei nostri elettori".
"Nel mio discorso a Torino c'è la bussola e la direzione di marcia del Pd -
ha poi incalzato Bersani - ascolterò con attenzione se la direzione la penserà allo stesso modo. I nostri elettori ci vogliono combattivi per evidenziare la crisi del berlusconismo. Non possiamo fare il gioco dell'oca e cominciare sempre daccapo".
L'unica soluzione auspicabile sarebbe dunque rappresentata dalle dimissioni di Silvio Berlusconi e da un conseguente governo di transizione guidato proprio dal Pd.

LA NUOVA FIRMA E LE REAZIONI
E mentre l'ex ministro allo sviluppo lanciava la sua arringa, l'onorevole Cinza Capano regalava la firma numero 76 al documento proposto dal triumvirato di ex popolari e moderati. Subito dopo, Gentiloni, ha asserito di aver apprezzato i toni pacati della relazione bersaniana ma, al contempo, ha precisato che a suo avviso "non siamo in grado di rappresentare l'alternativa al centrodestra e men che meno l'idea dell'innovazione. Per questo dobbiamo correggere la rotta". Scontenta e decisa a dare un segno di svolta anche Giovanna Melandri, altra firmataria del documento:"Sono stati archiviati i toni e le reazioni dei giorni scorsi; le vigliaccherie e le bombe atomiche. Nel documento erano stati posti alcuni temi che oggi sono al centro del confronto". Sulla relazione di Bersani, tra l'altro, tutti i firmatari si dicono pronti all'astensione.
Insomma: l'anima eccessivamente eterogenea e spesso ondivaga del Partito democratico viene fuori in tutta la sua prorompente forza proprio nel periodo in cui, invece, un decisa coesione potrebbe portare a fendere il colpo letale ad una maggioranza in palese difficoltà. Ancora una volta, dunque, i due principali partiti del paese, non possono occuparsi di politica ma della propria sopravvivenza.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©