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L'ex ministro:"Pronti al dialogo con l'opposizione"

Bersani Rilancia sul Federalismo: Calderoli analizzi proposta del Pd

Il leader del Pd assicura:"Su nodo Fiat il partito è unito"

Bersani Rilancia sul Federalismo: Calderoli analizzi proposta del Pd
30/12/2010, 18:12

ROMA - "Calderoli deve convincersi di una cosa: noi riteniamo di essere federalisti, abbiamo una nostra proposta, se ragioniamo sulla nostra bene altrimenti se si tiene la sua, noi non ci stiamo". Così tenta il rilancio del proprio partito Pier Luigi Bersani.
Alla vigilia della vigilia di capodanno, la risposta dal ministro leghista non tarda ad arrivare: il progetto del Pd è assolutamente da correggere "dal momento che è stato bocciato dall'Anci che l'ha definito come una 'tarsona' ovvero come il ritorno di una tassazione sulla prima casa".  A tal riguardo, precisa quindi Calderoli, il governo si trova in posizione diametralmente opposta; volendo infatti garantire alcuni vantaggi a chi si trova in affitto. Per tale motivo, dunque, qualora il Pd dovesse accettare tale premesessa "che garantisce tutti con vantaggi fiscali legati alla prima casa", allora "sono pronto ad anticipare il tavolo che abbiamo convocato con tutte le forze politiche per martedì 11 gennaio e a farlo partire dal primo di gennaio".

BERSANI: PARTITO UNITO SU FIAT
E dopo il blando tentativo di dialogo per un federalismo apparo ai più troppo "sinistro", il segretario democratico tenta di convincere gli elettori riguardo la posizione del proprio partito sul delicato nodo Fiat.
A tal proposito, assicura infatti Bersani, le voci che vedrebbero il Pd diviso e litigioso sono dovute ad un'analisi "superficiale". I suoi dimostrerebbero invece una posizione "forte e unitaria" che riconosce nel nuovo modello contrattuale proposto dal Lingotto un investimento "prezioso per i territori interessati, per il nostro futuro industriale, per i redditi dei lavoratori". Un po' di "ma-anchismo" di stirpe veltroniana, però, non può mancare: insieme agli adeguati vantaggiosi proposti dall'azienda torinese, infatti, Bersani precisa vagamente che i diritti dei lavoratori "vanno salvaguardati".
Parimento, continua l'ex ministro, la decisione riguardo l'eventuale referendum "spetta ai lavoratori, anche perchè costerà loro sacrifici. E il Pd non farà il sindacato". Certo il partito continuerà a vigilare visto che, se da un lato "l'esigibilità degli accordi è un diritto di Marchionne", dall'altro "è inaccettabile escludere chi dissente. Così si intacca un principio democratico".  Oltre all'invito rivolto al governo per uscire da "un vergognoso silenzio" e "decidere di dotarsi una sua politica industriale", Bersani riscontra anche una nota positiva nella CGIL: il sindacato, infatti, viene descritto come luogo nel quale sta "crescendo la consapevolezza che bisogna rifare il punto sull'unità del mondo del lavoro e chi governa non può puntare alla divisione".
In conclusione il leader minimizza riguardo le scissioni e le verie correnti interne e si dice favorevole ad aprire un "dialgoo con l'opposizione" attraverso la creazione di una "piattaforma" comune. Riguardo la coesione del proprio partito, però, Bersani esprime un comunque troppo generoso sei meno. Sette invece all'iniziativa politica del 2010 e ancora sei meno al consenso racimolato.

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di Germano Milite
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