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D'Alema l'arma segreta

Bersani-Berlusconi, accordo fatto: Marini per il Colle

Renzi: "Marini? Non lo votiamo"

Bersani-Berlusconi, accordo fatto: Marini per il Colle
17/04/2013, 20:35

ROMA - Sembra essere l'ex presidente del Senato Franco Marini il nome intorno a cui Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani avrebbero trovato un accordo. Un nome giunto al termine di una giornata frenetica di trattative ed incontri più o meno riservati e che non si esclude possano continuare per tutta la notte e fino a domani mattina prima del voto. Che qualcosa stesse accadendo lo si intuiva già dalla prime ore della mattina quando l'ex premier aveva rinviato (e poi definitivamente annullato) l'ufficio di presidenza del Pdl in programma per le 11 e poi le 15:30. Nessuna riunione in programma per consentire all'ex premier di uscire molto presto da palazzo Grazioli insieme solo al fidatissimo Gianni Letta per un giro, top secret, di incontri pare con i papabili alla presidenza della Repubblica dopo aver ricevuto (anche se il Pd smentisce) la rosa di candidature da Bersani. I nomi intorno a cui sarebbe ruotata per tutto il giorno la trattativa, nonostante la lista ampia fatta pervenire, sarebbero stati solo tre: Giuliano Amato, Massimo D'Alema e Franco Marini. Berlusconi ai suoi interlocutori non ha mai nascosto di preferire di gran lunga “il dottor Sottile perché - è il ragionamento - ha una statura internazionale ed è un uomo apprezzato all'estero. Il problema - avrebbe osservato con i suoi fedelissimi - è che Amato è stato gettato nel tritacarne dai Democratici che hanno subito iniziato ad attaccarlo per la storia di Craxi. La rinuncia definitiva ad Amato sarebbe però arrivata dopo un colloquio tra i pontieri del Pdl e la Lega indisponibile a votare l'ex premier. Messaggio recapitato a palazzo Grazioli e su cui i consiglieri dell'ex capo del governo avrebbero invitato a riflettere proprio il Cavaliere: Ora siamo avanti nei sondaggi di 4 punti come coalizione di centrodestra - è la sintesi dei discorsi - se si dovesse andare a votare non possiamo permetterci fibrillazioni con Maroni. La seconda opzione per l'ex capo del governo era quella dell'ex titolare della Farnesina Massimo D'Alema, nome da sempre gradito al Cavaliere e che per qualcuno resterebbe l'arma segreta da usare dopo aver bruciato gli altri nomi. Un ipotesi che pero trova poche conferme se è vero che Berlusconi alla fine, consigliato anche da Letta, avrebbe optato per Franco Marini, l'unico dei nomi provenienti dalla Democrazia Cristiana gradito a Berlusconi. Un nome spiegano a via del Plebiscito in un certo senso subito dall'ex premier messo di fronte al fatto che forzare la mano su Amato o D'Alema rischiava di spaccare il Pd e portare all'elezione di un presidente della Repubblica sgradito come Romano Prodi o Sergio Mattarella, nome mai preso in considerazione da Berlusconi nonostante i boatos che per tutto il giorno si rincorrevano in Transatlantico: Se deve essere un ex Dc - ha messo in chiaro l'ex capo del governo - deve essere Franco Marini, altri nomi non avranno i voti del Pdl. Berlusconi è consapevole però del rischio che, nonostante l'accordo sia chiuso, i franchi tiratori possano comunque essere in agguato. Ecco perché le diplomazie di entrambi i partiti continuano ad essere al lavoro per chiudere al primo scrutinio e cioè domani mattina alle 10.

Marini? «Non lo votiamo»: così il sindaco di Firenze Matteo Renzi a lastampa.it. «Non siamo franchi tiratori ma ci opponiamo a questa scelta», dice il rottamatore che nei giorni scorsi aveva già espresso il suo no all'ipotesi della candidatura di Marini: «I nostri parlamentari non lo voteranno», assicura.

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di Valerio Esca
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