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"Oggi si chiude una pagina vecchia,la nuova l'apriamo noi"

Bersani:"Una fiducia al cerino, non temiamo le elezioni"


Bersani:'Una fiducia al cerino, non temiamo le elezioni'
29/09/2010, 19:09

ROMA - "Questa è una fiducia messa per debolezza, nessuno vuole il cerino in mano: è la fiducia del cerino. Ma ci vuole un passaggio elettorale, con più civili regole elettorali: il paese non può più aspettare". Così il segretario del Pd, ripreso anche dal Corriere, commenta durante le dichiarazioni che precedono il voto alla fiducia previsto quest'oggi alla Camera.
"Noi non temiamo le elezioni. Le elezioni ve le siete rimesse in tasca voi"; precisa Bersani che poi, rivolto al Premier, tuona:"È la seconda volta che la vediamo qui. La prima fu per l'insediamento del governo, poi più niente: 26 voti di fiducia e 54 decreti. Quella volta disse per venti volte la parola 'crescita' e invece abbiamo avuto il calo più grande della storia del dopoguerra. Ci stiamo staccando dal gruppo di testa dei paesi europei".
L'ex ministro allo Sviluppo Economico ha poi incalzato con una domanda retorica:"Come si fa a prendere sul serio quanto ha detto? Non c'è un fatto nuovo, ma solo promesse che non si realizzano mai: sulla Salerno-Reggio Calabria, sull'abbassiamo le tasse, sul federalismo che risolverà tutto, sul piano per il Sud con tanto di banca e poi qualche minaccia alla magistratura... ma chieda il Nobel per la pace! Ormai siamo a un passo da questa richiesta".
Il segretario del Pd, ispirato probabilmente anche dal discorso al fulmicotone di Di Pietro, ha poi continuato a sferrare fendenti e, in particolare, ha lanciato una riflessione difficilmente non condivisibile:"Mancano i fatti, quelli veri - ha infatti ribadito - e se non ci sono i fatti non può essere sempre colpa di un nemico: i magistrati, i comunisti, i traditori. Volete governare 80 anni prima che sia colpa vostra?".
Bersani ha poi riscontrato la mancanza di contatto con il paese, la coesione sociale che viene sostituita ogni giorno di più dalla tensione; la lontananza della politica dai cittadini e lo scarso dialogo tra istituzioni e piccole imprese. E poi ancora Università e Scuole; con i "costi mense che sono già raddoppiati".
In conclusione è arrivata la doppia provocazione, su Napoli e l'Aquila:"Perché non cita più Napoli? Io domani ci vado. E lei? Perché non andiamo insieme a vedere com'è la situazione dei rifiuti? E perché non viene all'Aquila a vedere a che punto è il programma di ricostruzione? Venga anche lei a farsi un giro con noi".
Gran finale con frecciata immancabile alla Lega:"Quando avete finito di osannare i vostri ministri volete dirci per quale diavolo di motivo avete votato tutte le leggi che hanno favorito la cricca?" e gagliardo annuncio:"Qui oggi non si apre una pagina nuova qui si chiude una pagina vecchia. Quella nuova l'apriamo noi". E se la novità è il Partito Democratico allora probabilmente c'è sul serio da preoccuparsi.

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di Germano Milite
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