Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Fini:"E' stato dimissionato senza ragione,gli sono solidale"

Bocchino: "Suderete su ogni singolo voto"


Bocchino: 'Suderete su ogni singolo voto'
01/05/2010, 11:05

ROMA - L'occasione per dire la propria sul "caso Bocchino" Gianfranco Fini la trova durante una lectio magistralis sull'informazione tenuta alla facoltà di scienza della comunicazione dell’università dell’Insubria a Varese. Per il presidente della Camera, infatti, l'oramai ex vicario del gruppo parlamentare del Pdl:"È stato dimissionato senza ragione" visto che "non mi sembra che abbia fatto male il vicepresidente del gruppo parlamentare  e per questo ha la mia piena solidarietà".
Ma il leader dei finiani, anche se difende il suo "colonnello", cerca di mantenersi come al solito molto diplomatico e mai troppo aggressivo nei confronti del premier. Del resto, con Bocchino, non è schierato nemmeno l'intero gruppo di fedelissimi. Tanto per fare un esempio basta citare Andrea Ronchi:"Nei suoi confronti non c’è stata un’epurazione - ammette infatti il finiano doc-. Ma in questo momento, della vicenda, meno se ne parla meglio è. È necessario che parli la politica e soprattutto che parli solo Fini".
Insomma la situazione è incredibilmente delicata e l'ex leader di An deve dar fondo a tutte le proprie doti da mediatore. La prova d'equilibrio Fini la da quando uno studente, con una domanda provocatoria, tenta di strappargli qualche dichiarazione sull'atteggiamento "monarchico" di Silvio Berlusconi:"Ieri (giovedì, ndr) Bocchino ha potuto esprimere la sua posizione - ha detto infatti il presidente della Camra-. Attenzione a non far credere che ci sia una dittatura o che stiamo per entrare in una dittatura. Questo non è vero. Quando c’è una dittatura non c’è alcuna possibilità di esprimere le proprie idee". E a quelli che potrebbero pensare ad un'eccessiva mansuetudine, la terza carica dello Stato precisa:"la mia non è apologia della moderazione ma l’invito a non avvelenare di più le coscienze e a non seminare l’odio, e a non indurre chi non ha tutti gli elementi a dar vita a una stagione che l’Italia ha già vissuto". Insomma Fini imbraccia il fucile ma non ha alcuna intenzione di sparare e, in diversi punti, si distacca anche di molto dai toni sicuramente più accesi dell'ex capogruppo vicario. Proprio Bocchino, infatti, aveva parlato di un "partito che ne colpisce uno per educarne cento" avvertendo poi che "ora la maggioranza dovrà convincerci voto per voto". Un punto di vista decisamente differente, quini, tra chi ha perso il proprio incarico e chi invece ha ancora una poltrona sulla quale sedersi. Bocchino provoca la maggioranza, Fini cerca di placare gli animi e, in terra nordica, interviene anche sul tanto discusso dl sulle intercettazioni. Proprio su tale tema, infatti, gli antiberlusconiani più convinti confidavano in un energico colpo di coda della nuove corrente annina nata all'interno del Pdl. La risposta del presidente della Camera, però, è ancora una volta molto cauta:"È buona regola - spiega infatti - non giudicare fino a quando non si è scritta l’ultima virgola. Nell’iter parlamentare, ancora non terminato, alcune critiche espresse non hanno più motivo di esistere. Il testo uscito dalla Camera - aggiunge - è stato modificato in Senato su aspetti non irrilevanti in relazione a critiche espresse dall’Anm. Aspettiamo che il testo esca dal Senato".
Anche per Fini, comunque, "non è giusto leggere sui giornali ciò che due persone si dicono al telefono e magari non sono nemmeno indagate. Non c’entra nulla con il diritto-dovere della magistratura di appurare i reati e con il diritto all’informazione". Parole un po' dure, l'ex leader di An, le riserva invece proprio ai giornalisti, descritti come "tendenzialmente anarchici sregolati che vanno in contrasto con le gabbie della deontologia. Ma ciò che conta davvero non è il richiamo alla deontologia o a eventuali sanzioni dell’ordine, sul quale bisogna aprire un dibattito se tenerlo in vita, ma fare affidamento al buon gusto del giornalista".
Fini dunque continua ad agire in una sorta di pretattica perenne dove il dire-dire diventa l'inevitabile epilogo. Uno dei suoi "soldati" è stato eliminato dal partito ed il resto della sparuta truppa resta in attesa di un segnale d'attacco che probabilmente non arriverà mai.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©