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Il ministro:"Da giovane ero nel Pci,l'atto sarebbe disumano"

Bondi scrive una lettera aperta al Pd:"Non sfiduciatemi"

Appello a chi nella sinistra"rispetta ancora gli avversari"

Bondi scrive una lettera aperta al Pd:'Non sfiduciatemi'
16/12/2010, 13:12

ROMA - E dopo l'allarmata e rancorosa epistola inviata a Giorgio Napolitano per chiedere di valutare la reale posizione del presidente della Camera, Sandro Bondi decide di affidarsi ad un'altra lettera, anch'essa non a caso aperta, in questo caso rivolta direttamente al Partito democratico.
Il tono è accorato, platealmente dimesso; molto vicino alla supplica:"Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra, in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino, un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici - si legge infatti nel ruffiano incipit - vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete".
Insomma, il ministro dei crolli non vuole crollare e si aggrappa con tutte le forze al "buon senso" dell'opposizione ed al suo "sinistro" passato nel Pci. Nella nota pubblicata sul Foglio, Bondi ripercorre il suo passato nello storico partito ed arriva addirittura a giustificare il suo passaggio in Forza Italia dovuto, in via esclusiva, alla dolorosa consapevolezza "dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Partito Comunista Italiano". Del resto, continua il titolare della Cultura "I fatti successivi mi hanno dato ampiamente ragione".
Il ministro-poeta, rirferendosi all'Italia, si dice poi molto rammaricato e preoccupato per un paese che "continua a vivere i drammi delle contrapposizioni esasperate e le conseguenze di confronto continuamente ai limiti di una resa dei conti finale". Anche per tale motivo, fin da subito, il berlusconiano riconciliatore dichiara di "sperato e anche contribuito personalmente a sostenere un corso politico che avrebbe potuto condurre ad una democrazia finalmente pacificata. Purtroppo così non è stato. In questo quadro, qualsiasi discorso sui contenuti, sia pure da prospettive diverse, risulta impossibile e passa sempre in second’ordine. Così è stato sulla questione della cultura. Mi è stato impossibile, in parte forse anche per miei errori personali, ma soprattutto credo per un clima di ostilità preconcetta che ha subito circondato il mio lavoro. Le difficoltà economiche, all’origine dei tagli che hanno colpito anche la cultura, hanno fatto il resto".
In conclusione, Bondi si domanda risentito:"Tutto questo però giustifica una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti? Qual è la ragione per cui la presentate? I crolli avvenuti a Pompei? Non posso crederci. Sapete bene che altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente avverranno anche nel futuro, senza che a nessuno passi per la testa di chiedere le dimissioni del Ministro pro tempore alla cultura".
La lettera del ministro alla Cultura, per il contenuto che esprime, non avrebbe in effetti bisogno di ulteriori considerazioni. Non ci si può sottrarre, però, ad un obiettivo sunto del contenuto: non importa che io abbia commesso errori anche gravi ("gli altri hanno fatto peggio"), non importa che ci siano stati crolli clamorosi come quello di Pompei. L'unica cosa che conta è che non merito la sfiducia perchè in passato ho militato nel Pci, perchè anche io sono vittima dei soliti invidiosi e perchè un ministro della Cultura che non riesce ad impedire poderosi tagli alla stessa non deve essere rimosso; al massimo va applaudito e assecodato; come si fa con i matti.

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di Germano Milite
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