Politica / Parlamento

Commenta Stampa

BOSSI MINISTRO DELL'IMMIGRAZIONE? POSSIBLE


BOSSI MINISTRO DELL'IMMIGRAZIONE? POSSIBLE
31/03/2008, 12:03

Tra il Popolo della Libertà e la Lega Nord sembra proprio che sia calato il gelo. A sentire Pierferdinando Casini è soltanto l'antipasto di quello che potrebbe accadere al governo in caso di vittoria del Centrodestra. L'apertura di Silvio Berlusconi al voto per gli immigrati regolari alle elezioni Amministrative, dopo quella di qualche anno fa di Gianfranco Fini, ha mandato su tutte le furie i padani. Almeno così pare. Tanto che il capogruppo alla Camera Roberto Maroni si è spinto a dichiarare che ci sarebbero "problemi grossi nel caso di un ddl governativo sul voto agli stranieri".
In realtà, come accade praticamente sempre quando si tratta di Silvio e Umberto, non esiste alcuna crisi. Soltanto un incidente di percorso, che certamente non scalfirà il rinato asse del Nord. Anzi, la polemica potrebbe essere propedeutica a celare il vero colpo di scena che il Cavaliere e il Senatùr stanno preparando in caso di successo il 13 e 14 aprile. Secondo quanto risulta ad Affari, Bossi, come più volte annunciato, tornerebbe ministro della Repubblica, ma non alle riforme istituzionali. Bensì all'immigrazione, un dicastero senza portafoglio - quindi in stretta relazione con la presidenza del Consiglio - creato ad hoc per l'occasione.

D'altronde, lo stesso segretario del Carroccio nei giorni scorsi aveva dichiarato che "è ora di tornare a Roma, anche e soprattutto per aggiustare il problema dei clandestini". Al fianco del leader leghista, come suo vice, un duro e puro di Alleanza Nazionale, Alfredo Mantovano, senatore uscente e da sempre impegnato sul tema dell'immigrazione. La mission non è quello di varare un nuova legge, la Bossi-Fini in sostanza non si tocca, ma va applicata fino in fondo.
Servono quindi nuove norme attuative, con l'obiettivo di rendere veramente efficaci le espulsioni dei clandestini. E soprattutto legare in modo effettivo gli ingressi a un contratto di lavoro. Non solo, si parla anche dell'obbligo per le imprese di assumere prima gli italiani degli stranieri (anche se comunitari). Il modello da seguire? Secondo Bossi è quello svizzero. Non a caso, nei giorni scorsi, il leader del Carroccio è stato in Ticino per incontrare i vertici della Lega dei Ticinesi, da sempre molto dura sull'immigrazione. Le polemiche di questi giorni, quindi, sono destinate a stemperarsi presto. Anche perché la questione dell'estensione del diritto al voto amministrativo seguirà, semmai, l'iter parlamentare e non sarà un'iniziativa di un eventuale esecutivo formato da Popolo della Libertà, Carroccio e Mpa.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©