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Per il senatur l’Italia è in vita grazie alla Padania

Bossi pronostica la fine anticipata della Legislatura

“Padania, nazione stimata e conosciuta da tutto il mondo”

Bossi pronostica la fine anticipata della Legislatura
06/10/2011, 15:10

ROMA – La Padania sarebbe “una nazione stimata e conosciuta in tutto il mondo” e l’Italia si terrebbe in piedi solo grazie “alla Padania che pompa i soldi. Se questa non ci fosse l’Italia cadrebbe”: chiunque abbia creduto in una mancata replica del leader della Lega al Capo dello Stato, che pochi giorni fa aveva sostenuto che “la Padania non esiste”, si è illuso. La risposta al presidente della Repubblica è arrivata eccome e ancora una volta ci si ritrova a fare i conti con delle assurde teorie, targate Umberto Bossi. Il leader del Carroccio si fa sentire e lancia un messaggio diretto a Giorgio Napolitano: sarebbe la Padania a tenere in vita l’Italia.
Non è solo questo il tema caro al leghista Bossi. Il leader del Carroccio, infatti, stuzzicato dai cronisti a Montecitorio, torna a pronosticare la fine anticipata della Legislatura, spiegando che “è obiettivamente complicato andare alle elezioni per il 2013”. Prima la legge elettorale, poi il voto: è questa la strada delineata da Umberto Bossi, che vede il 2013 troppo lontano per il voto, ma ammette che prima che questo si verifichi è necessario riformare la legge elettorale.
Bossi dice la sua anche su Bankitalia: “Grilli è il più bravo d’Europa. Sarebbe un errore perderlo, se non gli si fa spazio va via dall’Italia. Niente crisi, ma bisogna trovare la via”. Il ministro delle Riforme nega tuttavia che i contrasti tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti possano rappresentare un problema per il governo: “Sono cose che si superano. Il decreto sviluppo? Prima vediamo la legge”. Infine Bossi parla del Carroccio e delle polemiche sorte intorno al ruolo di sua moglie nel partito: “Ha sempre lavorato per la Lega. È l’unica che non ha avuto mai niente. Il rapporto tra me e Maroni? Siamo amici da troppi anni, si dovrebbero denunciare i giornalisti”.

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di Antonio Formisano
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