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"Ho scelto la via pacifica ma c'è sempre tempo per la forza"

Bossi:"La Padania nascerà a costo di ricorrere alla violenza"


Bossi:'La Padania nascerà a costo di ricorrere alla violenza'
28/06/2010, 22:06

ROMA - E' un Umberto Bossi minaccioso e deciso quello che ha voluto ribadire le rivendicazioni non più prorogabili del popolo della Lega; destinato  "a veder nascere la Padania in maniera pacifica o violenta". Bossi ha subito dopo precisato di preferire "la via pacifica, perché per l'altra via c'è sempre tempo a utilizzarla". La priorità contingente, in ogni caso, resta il "portare a casa il più possibile in Parlamento".
In un'intervista ad Affaritaliani.it, il Senatùr pare voler tornare ai toni dei primi comizi leghisti quando, dall'estremo nord, si invocava la secessione e ci si diceva pronti ad imbracciare fucili e cannoni per ottenere l'indipendenza del popolo padano. A proposito di alto settentrione, il leader del Carroccio ha proseguito la sua arringa chiedendo lo spostamento del ministero dell'Economia a Milano, quello dell'Industria a Torino e, dulcis in fundo, quello del Turismo a Venezia. "Dopo il federalismo verrà il momento del decentramento dei ministeri - ha infatti osservato Bossi -. Non sarà facile, perché tutti saranno contro di noi. Ma è mai possibile non avere un ministero a Milano?". Le rivendicazioni, dunque, sono portate avanti con forza poichè "non possiamo solo pagare e non avere niente, dobbiamo anche contare e il fine ultimo è portare un ministero a milano, quello delle finanze. E poi quello dell'Industria a Torino e per esempio quello del Turismo a Venezia".
Nella mente del numero uno leghista si prefigura dunque un federalismo che sposti risorse e poteri al nord e svuoti ulteriormente il centro ed il sud della penisola. Dopo gli enormi imbarazzi creati dal caso Brancher e da quello Cota ed il federalismo prima propagandato con forza dall'intera maggioranza e poi stigmatizzato in via quasi definitiva come esclusiva preoccupazione leghista, le risolute dichiarazioni del Senatùr appaiono però più come un tentantivo disperato di ritrovare un barlume di credibilità che come una reale dichiarazione d'intenti concretizzabili. La Lega torna infatti a proporre i temi del secessionismo utilizzando i toni aggressivi di quando era "piccola" e necessitava della furia populista dei separatisti per trovare forza e consenso.
La regressione del già non principesco linguaggio bossiano può essere difatti valutata come una presa di coscienza debilitante quanto inevitabile: il Carroccio sta perdendo la propulsione iniziale e, tra incoerenze e nepotismi, ha già visto quasi certamente erosa un'importante fetta di elettori. Con Cota che apre al nucleaere dopo essersi detto assolutamente contrario all'atomico durante la campagna elettoralema, Luca Zaia che approva il contestato e dispendiosissimo Mose, il federalismo bloccato dalla crisi e da una programmazione riformista carente e squilibrata, i leghisti d'alto rango si vedono infatti messi in discussione da chi tanta fiducia aveva riposto nei loro slogan arrufapopolo regalati con quotidiana generosità.
Ciò che si crea è dunque una serie ruggiti da leone spelacchiato che, dati i precedenti, non dovrebbero rappresentare ragion di turbamento per chi crede nell'Italia unita e nel rilancio concreto del Sud.

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di Germano Milite
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