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BUFERA RAI: TUTTI I NOMI E I RETROSCENA


BUFERA RAI: TUTTI I NOMI E I RETROSCENA
23/05/2008, 16:05

C’è parecchio trambusto nel quartier generale della Rai. Da qualche giorno, infatti, si attendevano le nomine, da parte dell'uscente Claudio Cappon, degli undici nuovi membri delle alte sfere. Tra i nomi più probabili Danilo Mattacini e Paola Martini. Alcune voci del centrodestra, però (probabilmente provenienti da An), hanno convinto il capo del personale dell'azienda pubblica radiotelevisiva, Luciano Flussi, ha mettere un freno momentaneo alle nomine. Come mai?! Anche in questo caso, come è facile immaginare, le ragioni sono di tipo politico e c’è chi, con strategie che nemmeno Napoleone, tenta di mantenere la propria poltrona. Lo stesso Flussi, infatti, per conservare il posto di capo del personale, avrebbe sin ora assecondato tutte le mosse di Gianfranco Camanducci, il candidato portato avanti dalla cordata interna capeggiata da Deborah Bergamini, Agostino Saccà e Giuliana Del Bufalo. In ambiente Tg, invece, a rischiare la poltrona è Gianni Riotta che, stando a fonti politiche interne alla Rai, resterà alla guida del Tg fin quando sarà in carica l’attuale direttore generale e, di conseguenza, ancora per pochissimi giorni. A sostituire Riotta, potrebbe arrivare l’attuale direttore di Rai 2, Mauro Mazza che, in tal modo, lascerebbe scoperta un’altra poltrona bollente.

Per quanto riguarda i consiglieri di amministrazione, parrebbe sicuro il posto della leghista Giovanna Bianchi Clerici e in forte dubbio, nonostante le pressioni del centrodestra, la poltrona di Claudio Petruccioli; assai poco simpatico alla sua stessa parte politica (veltroniani e Pd in testa). Sicura partenza prevista per l’esponente di An Gennaro Malgari, eletto in parlamento. In ultimo Sandro Curzi non verrà riconfermato (non ci sono dubbi), mentre Nino Rizzo Nervo (quota Margherita) ha qualche chance, più del diessino Carlo Rognoni. A scalpitare per un mosto nell'amministrazione, ci sono anche alcuni esponenti dell'udc ma, il loro destino, è in pratica nelle mani della maggioranza che, a questo punto, dovrà scegliere se lasciare un po' di spazio anche al partito di Casini oppure no.

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di Germano Milite
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