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Caldoro inaugura il Consiglio. Romano presidente


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Caldoro inaugura il Consiglio. Romano presidente
12/05/2010, 17:05

NAPOLI - Le macerie lasciate sul campo da Antonio Bassolino in Regione Campania prima dell’addio sono passate quasi inosservate. La prima seduta del nuovo Consiglio è stata interlocutoria, caratterizzata da un clima disteso tra la maggioranza di centrodestra e l’opposizione di centrosinistra. I conti in rosso, lo sfascio della sanità e lo sforamento del patto di stabilità sono passati in secondo piano per qualche ora. Bassolino prima di lasciare il Palazzo ha “avvelenato” i pozzi, rendendo ancora più comlicata la missione del nuovo governatore, Stefano Caldoro, e di un Pdl in preda ad una crisi di nervi: guerra interna tra le correnti, il difficile rapporto con l’Udc ed i nodi da sciogliere sul varo della nuova giunta. Il più importante è quello dei “doppi incarichi”. Dopo il vertice di ieri (11 maggio) a Roma, è passata la linea di Nicola Cosentino, coordinatore regionale del partito di Berlusconi e sottosegretario all’Economia. Una linea condivisa dal neo governatore Caldoro. In sostanza, i consiglieri che vogliono entrare in giunta devono dimettersi dal Consiglio.
A questo punto i giochi sono quasi fatti. Paolo Romano è stato eletto presidente del consiglio regionale con il gradimento dell’opposizione: 56 voti su 61. “Romano - ha detto Enzo De Luca, leader del Pd - è persona di equilibrio e di spessore. Siamo favorevoli al suo insediamento alla presidenza”. Quattro i dissidenti. Una scheda per Berlusconi, una per Mussolini, una per Antonia Ruggiero ed una bianca.
Appena eletto, Paolo Romano ha rilasciato importanti dichiarazioni: “Sarò il presidente di tutti, e mi impegnerò a tradurre in atti concreti le indicazioni che verranno dal Consiglio ed a garantirne la centralità. Le sfide del futuro per la Campania sono la crisi economica, la modernizzazione della macchina amministrativa, aiuti alle imprese e politiche serie a sostegno dell’occupazione”.
Fulvio Martusciello è il capogruppo del Pdl mentre i consiglieri Ermanno Russo e Domenico De Siano hanno avuto il via libera per l’ingresso in giunta. Ma come detto, devono dimettersi dall’Assise e non ne hanno proprio voglia. Non si sentono garantiti. Insomma, a causa della guerra intestina, dopo pochi mesi Caldoro potrebbe trovarsi di fronte ad una verifica e quindi gli assessori che hanno lasciato il Consiglio rischierebbero di tornare a casa, senza incarichi e senza poltrona. Queste le regole del gioco. Prendere o lasciare. Il nodo è tutto qui. Pietro Diodato, invece, è fuori dalla partita. L’amicizia con Italo Bocchino e un’azione politica belligerante contro gli stessi colleghi del Pdl non ha pagato.
“E’ stata una buona giornata caratterizzata dal senso di responsabilità per avviare in maniera condivisa la legislatura sul fronte istituzionale- ha dichiarato Stefano Caldoro -. La nuova giunta sarà pronta al massimo entro mercoledì prossimo anche se spero di presentarla già questo fine settimana”.
C’ha pensato Enzo Amendola, segretario regionale del Pd, a rompere la “collaborazione” tra gli schieramenti. “Oggi si è insediato il consiglio regionale della Campania - ha spiegato il giovane leader del Pd -. Noi abbiamo concorso rapidamente a definire gli organismi istituzionali ed il vertice di garanzia dell’assemblea. Riteniamo che il funzionamento del Consiglio sia decisivo e che i lavori debbano partire rapidamente per affrontare le urgenze e le ricadute della crisi economica in Campania. Allo stesso tempo registro i ritardi nella formazione della giunta regionale, tra minacce e litigi in seno alla coalizione di centrodestra. La Regione Campania è l’ultima in Italia a non avere ancora un quadro di governo e delle linee programmatiche ufficiali. Questa situazione di fibrillazione nel centrodestra preoccupa chi, come noi, osserva le difficoltà della condizione economica e sociale che meriterebbe interventi pronti e non i balletti della vecchia politica. Il Pd conferma una linea di opposizione seria e determinata puntando sul decentramento istituzionale, sugli aiuti alle imprese e al mondo del lavoro. Nonché al miglioramento del sistema di welfare, nell’esclusivo interesse generale dei cittadini”.


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di Giovanni De Cicco
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