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Caldoro, ricordati chi sei e perchè sei diventato Governatore


Caldoro, ricordati chi sei e perchè sei diventato Governatore
13/07/2010, 21:07

Nicola Cosentino è indagato per essere stato autore del complotto ordito ai danni del neo Governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro. Nessuno avrebbe mai immaginato un tranello simile per quel “ragazzo”, cresciuto a pane e politica, che con l’appoggio del suo amico-padre putativo Silvio Berlusconi e con il sostegno di un partito capitanato da Nicola Cosentino, al quale lui non è iscritto perché presidente di una rappresentanza di minoranza dello scenario partitico italiano, è salito ad occupare la poltrona più ambita da qualsiasi uomo di destra, dopo un decennio di gestione di sinistra. Se Caldoro si fosse candidato con l’aiuto del suo partito, i Nuovi Socialisti, non sarebbe arrivato dove si trova oggi e non per una sua nota di demerito, ma per la sua troppa vicinanza allo scenario politico romano che non gli ha permesso in questi anni di poter essere presente sul territorio, così come ha fatto Nicola Cosentino che da sottosegretario e da coordinatore regionale del PDL ha creato una squadra presente sul territorio e vicina alle esigenze dell’elettorato. Da una disfatta registrata dal PDL nel 1995 alla quale ha fatto seguito la fuga del candidato, in quota AN, Italo Bocchino, che ha lasciato la sua Regione dopo aver formulato la promessa da marinaio con l’elettorato campano, per coprire incarichi e ruoli di Potere nello scenario politico italiano che conta (lo stesso dal quale proviene Caldoro ed autore del tranello preparato per il neo presidente), snobbando la sua terra d’origine (Casal di Principe, nel 1996 è eletto alla Camera dei deputati per Alleanza Nazionale nella circoscrizione Campania 2, e la Campania) in favore dei propri interessi personali e di quelli della sua famiglia, come riportato dalle inchieste di Libero ed il Giornale, che hanno costretto alle dimissioni lo stesso delfino di Fini. Dopo la disfatta, pagata a caro prezzo dai Campani nel 1995, si è passati ad una vittoria dove nemmeno la figura più autorevole del centrosinistra, Vincenzo de Luca, dimessosi anch’egli dopo aver promesso che sarebbe stato il capo dell’opposizione in Consiglio Regionale, è riuscita a tenere testa ad una coalizione ed ad un partito, PDL soprattutto, che in questi anni ha macinato voti alla vecchia maniera: mentre a sinistra ci si chiudeva nei salotti della Napoli bene e si sprecavano fondi per la cultura da quattro soldi, la destra di Cosentino si è fiondata sul territorio dove ha ottenuto conquiste politiche che hanno reso l’uomo più felice del mondo lo stesso patron Berlusconi. Pensateci, l’uomo più ricco d’Italia, dopo Ferrero e la sua Nutella, ma sicuramente quello più potente dello Stivale, capace secondo la magistratura di comprare tutto e tutti, non era mai diventato fino ad oggi il leader di quella Regione che lui stesso ha dichiarato più volte di amare (tra l’altro il Premier è anche un compositore di musica Napoletana ndr). Chi gli ha dato la Campania? La risposta è semplice: Nicola Cosentino con la sua squadra e senza l’aiuto dei Finiani che hanno approfittato duante le ultime Regionali, della traditrice Carfagna per alzare il loro peso politico. Un peso che, però, non merita di essere preso in considerazione visto il trucco della doppia preferenza di genere e della partecipazione sul territorio di molti politici che la magistratura ha già condannato per brogli elettorali e per collusione con la Camorra, ai quali, però, è ancora concesso di presentarsi alle elezioni e di ricevere incarichi di potere. Perché deve dimettersi il coordinatore del partito vincente? Adesso il presidente Caldoro non sa dove guardare, non sa di chi fidarsi, ma una cosa almeno deve essergli ben chiara: chi gli ha dato il “cocco ammunnato e buono” per potersi sedere sulla poltrona di potere più ambita della Campania? Di certo non la sua collega “romana” Carfagna, e nemmeno le strategie di vendetta dell’Area vicina al Presidente della Camera, stranamente impegnato nell’ultimo periodo a corteggiare immigrati e magistratura, rimangiandosi 30 anni della sua personale storia politica pur di acquisire quella leadership che la maggioranza dei suoi sostenitori ha smesso di riconoscergli, ovviamente tranne lo sconfitto Bocchino e l’irriconoscente Carfagna. Presidente, sono molto più giovane di te e non mi permetto di darti consigli, anche perchè hai dimostrato di non averne bisogno. Continua così che stai facendo bene.

Direttore Editoriale
Julienews.it

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di Livio Varriale
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