Politica / Regione

Commenta Stampa

Il governatore preoccupato che l’intesa venga fagocitata

Caldoro smascherato: confessa l’accordo con de Magistris

Il disastro EavBus pesa sul riequilibrio delle parti

.

Caldoro smascherato: confessa l’accordo con de Magistris
05/12/2012, 16:07

NAPOLI - Una città in crisi, una regione in crisi, innanzitutto d’identità politica prima che istituzionale. Un governatore eletto con i voti del Pdl dell’allora coordinatore Nicola Cosentino, e sostenuto ancora oggi da quella maggioranza che fa capo all’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, candidamente confessa il suo accordo istituzionale con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, persona da sempre vicina alla sinistra radicale. Caldoro lo fa parlando proprio del movimento Arancione, e dei suoi timori circa la possibilità di un’imminente bruciatura per il sindaco Masaniello che comprometterebbe , a suo dire, quegli accordi sui grandi progetti. Ovviamente gli spiccioli ingombrano.. Ma proprio nel momento in cui il presidente Caldoro esprime questi concetti il primo cittadino incassi il si del Senato ai 300milioni di euro che dovrebbero salvare la città dal dissesto, con tutto l’emendamento della Lega Nord che prevede l’impossibilità di utilizzare i fondi sugli eventi internazionali. Una goccia nel mare magnum del buco di quasi 1 miliardo di euro con il quale il comune di Napoli convive e con il quale prova a fare i conti. Ma è sul versante trasporti che il Padreterno si è irrimediabilmente fermato. E’ proprio il caso di dirlo: Cristo s’è fermato alla EavBus, ha visto che la holding era reale solo nelle intenzioni di pochi business men fiancheggiati dalla politica che conta, e ha deciso di interrompere i buoni auspici. Su questo versante le colpe dell’altissimo sono veramente minimie, viceversa le colpe degli uomini sono stratosferiche specie se si pensa agli incarichi che il numero uno della regione Campania ha affidato per una holding che, nel bene e nel male forse era meglio che restava suddivisa in particelle più piccole con un rendimento assicurato. Intanto, però, nonostante le responsabilità evidenti dei manager della partecipata di Palazzo S. Lucia, si ostenta un piano industriale che prevede oltre 300 esuberi, lavoratori che rischiano seriamente il posto di lavoro, ma per i quali l’amministratore Polese tira fuori dal cilindro i contratti di solidarietà. Una vergogna che non ha confini, e perla quale sarebbe doverosa un’inchiesta della Procura sui motivi che hanno condotto ad un crack che, stando ad utenza e bacino servito, resta assolutamente inspiegabile. L’unica evidenza che viene fuori da queste circostanze di vita spicciola e di società erosa dalle questioni fondamentali, è che la politica ha smesso di funzionare, ha smesso di mediare, ha smesso di pensare all’elettorato nell’ottica del meglio la gallina oggi che l’uovo domani. Su questa faglia, direbbero i geologi, corrono scosse sismiche che fanno traballare la società civile che conducono i cittadini alla follia. Lavoratori senza stipendio, migliaia di famiglie nell’impossibilità di mettere il piatto in tavola, azienda costrette a licenziare, giovani inoccupati che tali resteranno come retaggio storico di una crisi che ha generato i nuovi paperoni sulle macerie della povertà.

Commenta Stampa
di Rosario Lavorgna
Riproduzione riservata ©