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La campagna acquisti ottiene i risultati voluti

Camera: Berlusconi ha la fiducia, 314 a 311



Camera: Berlusconi ha la fiducia, 314 a 311
14/12/2010, 13:12

Aggiornamento ore 13.43

Alla fine la campagna acquisti del Pdl ha avuto i suoi effetti: 314 no alla mozione di sfiducia, 311 sì, due astenuti (la Sudtiroler VolksPartei, astenutasi in cambio di maggiori finanziamenti per il Parco dello Stelvio e maggior potere per la Provincia di Bolzano nella gestione del parco). Gasparri ha festeggiato alzando il dito medio verso Fini, i deputati del Pdl e della Lega hanno festeggiato in aula, con grida e dileggi all'indirizzo dell'opposizione e del Presidente della Camera Gianfranco Fini.


ROMA - Inizia la discussione alla Camera, dove la maggioranza è appesa al numero dei parlamentari che sono stati convinti, a suon di denaro e di posti, a lasciare il proprio partito e a votare la fiducia.
Tra i principali interventi, c'è stato quello di Bruno Tabacci, dell'Api, che - in un intervento necessariamente frettoloso per scaristà di tempo - ha puntato su tutti i punti deboli del premier: allontanamento dei moderati, dominio dei mass media, menzogne di propaganda continua.
Poi è toccato a Luigi Annacone, esponente di Noisud, che ha difeso con veemenza il governo e la sua azione. Per poi concludere con un attacco ad Antonio Di Pietro che, secondo Annacone, dovrebbe dimettersi, perchè il suo gruppo ha perso 9 elementi, e soprattutto "dovrebbe lasciare la cassa del partito ad altre mani"
E proprio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, è stato l'oratore successivo. Veemente come al solito, ha iniziato sottolineando la presenza del premier - cosa mai successa quando parlava l'ex magistrato - che è durata pochissimo. Appena ha cominciato a parlare, invitando Berlusconi a consegnarsi alla magistratura per essere giudicato, il premier se ne è andato, senza rispondere a Di Pietro che l'ha definito giustamente pavido, codardo e fuggiasco. Nel corso dell'intervento il leader dell'Idv ha continuato ad accusare il Presidente del Consiglio di usare i soldi pubblici per interessi privati, ad Antigua, con Putin, con Gheddafi. Ha poi puntato il dito sulla compravendita di parlamentari in corso, sottolineando come sia un reato che non viene protetto dalla Costituzione. Ha smentito poi la consistenza del Piano Sud, di cui il governo si gloria, ma per cui non è stato stanziato un euro. Poi ha invitato il governo a guardare "fuori da qui", dove c'è gente povera, persone che protestano per l'università sfasciata dalla riforma Gelmini, e così via. Per finire con un "fuori di qui, dovete andarvene fuori da qui" perchè Berlusconi ha inquinato le istituzioni del nostro Paese.
Dopo di lui, è toccato a Pierferdinando Casini, che si è rifiutato di parlare finchè non fosse rientrato in aula il premier. Dopo 5 minuti, ha potuto cominciare, accusando il premier di non aver fatto mai alcuna autocritica, per la sua attività. La politica del premier, alla lunga, ha rotto con i moderati, permettendo la creazione di un nuovo polo di centro, a furia di allontanare i moderati dal proprio schieramento. Casini poi invita nuovamente il premier a cambiare la propria linea, facendo un parallelo con gli Usa, dove Obama discute abitualmente col Parlamento e con l'opposizione, e con la Germania, dove la "Grosse-coalitione" cioè un governo tra i partiti di ideologie opposte, ha creato le basi per far crescere il Paese del 4% solo in questo anno. Poi il leader dell'Udc ha rivolto un rimprovero al premier che in numerose agenzie di stampa parla di pressioni del Vaticano sull'Udc per appoggiare il governo. Casini ha riferito che non ci sono pressioni e che la vicinanza con Oltretevere è solo ideologica.
Poi tocca a Italo Bocchino, rappresentante di Fli. Il capogruppo alla Camera sottolinea come il comportamento del premier abbia cacciato via tutte le parti moderate, dall'Udc all'Mpa, a Fli. Bocchino poi rigetta l'accusa di tradimento e ha fatto notare come Fli sia insieme ad altri partiti (Udc, Api, Mpa, repubblicani, ecc.) eletti insieme a Berlusconi. Poi l'affondo finale: Berlusconi viene qualificato come il più grande beneficiario della Prima Repubblica, dato che parlava con il CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) mentre l'MSI stava in piazza. A questo punto la maggioranza comincia a gridare e a tumultare, per impedirgli di parlare, ma Bocchino va avanti, chiedendo un colpo d'ala "con i fatti e non con le parole", che possa dialogare con l'opposizione, con i magistrati, con la stampa, con l'Europa. A questo punto il rumore è tanto forte che si deve sospendere il discorso, con Fini che viene insultato dal Pdl solo perchè cerca di fare silenzio. Il discorso di Bocchino chiude con l'invito a dimettersi, perchè per Fli l'eroe è Borsellino e non Mangano; perchè la rivoluzione liberale chiesta dal centrodestra non è realizzabile con i rapporti con Gheddafi e Lukashenko.
La Lega non dice nulla di diverso dal solito: evviva il federalismo, panacea di tutti i mali; merito nostro e di Berlusconi che ci ha fatto fare quello che vogliamo; cattivi quelli di Fli che vogliono allearsoi con la sinistra.
Il Pd parla con Bersani, che fa notare come la maggioranza ha perso i contatti con la realtà, cosa che è dimostrata dal fatto che le norme approvate dal governo non risolvono i problemi del Paese. Il segretario del Pd ha poi attaccato l'attività del premier, dicendo che come i bambini sta sbattendo i piedi per terra per negare la realtà; ma un adulto non fa così, si prende le proprie responsabilità.
Chiude il discorso Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, che attacca a tutto spiano: Casini, reo di essersi alleato con la sinistra e di aver abbandonato il moderatismo del Pdl; Fini, traditore del patto con gli elettori. Ma soprattutto la sinistra, mossa dal giustizialismo di DI Pietro e guidato da Carlo De Benedetti, "editore italo-svizzero", e Bazzoli. Poi scatta da una parte l'invito a Fli a rientrare nel Pdl, promettendo riforme, legge elettorale e così via. Dall'altra scattano le offese personali a DI PIetro, definito "incapace semianalfabeta", frutto dell'università italiana che il governo sta cambiando. Poi l'attacco a Fini, di cui Cicchitto chiede le immediate dimissioni, in quanto non è più terzo e quindi non si può ammettere "l'uso politico delle istituzioni".
Da notare che sono presenti in aula Giulia Bongiorno, arrivata in sedia a rotelle; Federica Morghini e Giulia Cosenza, arrivata in Parlamento in ambulanza. SI tratta delle tre deputate (la Morghini del Pd e le altre due di Fli) incinte, la cui presenza oggi era in dubbio in quanto sono agli ultimi giorni di gravidanza.

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di Antonio Rispoli
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