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Cammardella e Miccio contro la privatizzazione dell'acqua

NAPOLI – Antonella Cammardella e Bruno Miccio, candidati al Consiglio Regionale per Sinistra, Ecologia e Libertà, hanno allestito questa mattina uno stand in piazza San Domenico Maggiore, nel centro storico di Napoli, per sensibilizzare i cittadini sul problema della privatizzazione dell’acqua e raccogliere firme per chiedere che l’acqua resti un bene pubblico. “Chiediamo risposte chiare e non parziali, - ha dichiarato la Cammardella, - pretendiamo che l’acqua resti bene pubblico”. “Noi, - continuano i due candidati, che tra l’altro alle imminenti elezioni si presenteranno ‘abbinati’, - riconosciamo l’acqua come bene comune e diritto umano, in particolare l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; sollecitiamo il riconoscimento (a livello dell’Onu e delle norme costituzionali nazionali) dell’acqua come bene comune e diritto umano anche con specifici e vincolanti obiettivi internazionali di lotta alla sete e alla desertificazione; impegniamo i consiglieri e assessori comunali e provinciali al riconoscimento di tale diritto dando loro mandato di proporre la modifica degli Statuti comunali e provinciali nei loro rispettivi enti di appartenenza per il riconoscimento del servizio idrico come servizio pubblico locale (privo di rilevanza economica), anche sperimentando nuove e diverse forme di strutturazione di società di diritto pubblico per la gestione delle risorse idriche, privilegiando quanto più possibile il livello del bacino idrografico; impegniamo i consiglieri e gli assessori regionali, anche in vista del prossimo rinnovo di molti consigli regionali, ad operare affinché le Amministrazioni Regionali, propongano ricorso presso la Corte Costituzionale su quanto previsto dall’art. 15 del DL 135/2009, come già stanno positivamente facendo alcune Regioni; sosteniamo tutte le iniziative normative, amministrative e sociali contro la privatizzazione dell’acqua per la ripubblicizzazione dei servizi, anche verificando la possibilità della presentazione di un quesito referendario che abroghi il dispositivo previsto dall’art. 15 del decreto 135/2009”.
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