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Napoli. Prima puntata sull'inchiesta del sito dei "Pisani"

Camorra, politici e imprenditori col vizietto dei rifiuti


Camorra, politici e imprenditori col vizietto dei rifiuti
02/02/2010, 12:02

NAPOLI - A distanza di anni la verità comincia a venire a galla. Così come le prime risposte. Nel periodo caldo dell’emergenza rifiuti, durante gli scontri tra la popolazione e le forze dell’ordine a Pianura, quartiere di Napoli, per evitare la riapertura della discarica dei “Pisani”, le domande ricorrenti erano sempre le stesse: perché la scelta è caduta su Pianura? Perché anche i politici del posto, tranne il consigliere comunale Marco Nonno, si sono dichiarati favorevoli a questa soluzione?
La discarica dei “Pisani”, per chi non lo sapesse, è sotto sequestro. Non l’hanno riaperta grazie alle barricate della popolazione che, nonostante tutto, continua a vivere tra veleni ed odori nauseabondi. Diossina e tumori. Un mega sversatoio illegale di rifiuti tossici, nocivi, scarti industriali provenienti da ogni parte d’Italia. E’ inutile ribadirlo: un affare colossale gestito dalla criminalità organizzata.
Hanno devastato ed inquinato la riserva naturale degli “Astroni”, ribattezzata la “riserva della morte”. Ecco perché nessuno capiva e accettava la decisione di negare la bonifica e scaricare ancora spazzatura. E la paura non era per il “tal quale” prodotto nelle case. Il timore era quello di rivedere le stesse scene degli anni precedenti: montagne di polvere nera, bidoni sigillati e container imbottiti di chissà quali scorie. Sapendo di non poter denunciare, di non poter parlare per paura della camorra e delle ritorsioni. Tutti zitti, trincerati dietro un silenzio omertoso. Rappresentanti politici ed istituzionali. Un po’ di storia serve ad inquadrare il contesto, in modo da capire ed interpretare gli ultimi eventi. Fatti e circostanze che forniscono risposte puntuali e dettagliate agli interrogativi sorti durante la fase “calda” dell’emergenza.
E’ tutto scritto nelle informative della Direzione distrettuale Antimafia. Nomi, cognomi, intrecci societari, sul modello delle scatole cinesi, parenti, politici ed intercettazioni telefoniche. Non manca nulla all’appello. Soggetti, fatti e dinamiche che aiutano a leggere gli eventi di quei giorni, le polemiche, le dichiarazioni, le posizioni e le decisioni in apparenza incomprensibili, senza logica. La logica, invece, c’era eccome. Ora è tutto più chiaro. Partiamo dall’inizio. Proprio da quei giorni durante i quali Napoli fece il giro del mondo. “Lo smaltimento dei rifiuti nella città di Napoli - scrive la Dda - ha assunto, più di recente, connotati di assoluta emergenza sfociando, negli ultimi giorni, in una serie di gravi disordini che stanno compromettendo seriamente la situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica. Causa scatenante delle proteste della popolazione è stata l’ordinanza numero 002 datata 2 gennaio 2008 del commissariato di governo delegato per l’emergenza rifiuti della Regione Campania, con cui veniva disposta l’occupazione temporanea per la durata di 12 mesi di alcune aree site in contrada Pisani del Comune di Napoli, di proprietà della <Elektrica srl>”. Una società da non dimenticare e sulla quale torneremo più avanti. Spunta, tra gli attivisti e le persone molto attente a ciò che succedeva in quelle ore a Pianura e nei Palazzi, un nome: Giorgio Amabile. Nelle note in calce all’informativa il ritratto di Amabile: già sottoposto alla sorveglianza speciale ed alla libertà vigilata. Con precedenti per associazione a delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo di arma e danneggiamento. Già ritenuto affiliato alla Nco del noto Raffaele Cutolo.
Questo il suo biglietto da visita. Al quale va aggiunta una parentela eccellente: Giorgio Amabile è il cugino di primo grado di Pietro Diodato, consigliere regionale del Pdl, ex Alleanza nazionale, e attuale vicecapogruppo consiliare alla Regione del partito di Berlusconi. Michelina Diodato, madre di Giorgio Amabile, è la sorella di Gennaro Diodato, quest’ultimo padre di Pietro Diodato. La Dda non ha dubbi: “Il rapporto di stretta parentela tra Diodato e Amabile, con la sponsorizzazione da parte del primo del sito in esame, dimostra apertamente la sussistenza di rilevanti indizi quanto ad una stretta compartecipazione di interessi politico-mafiosi, soli in grado di spiegare la genesi della scelta di un sito nella titolarità di soggetti esplicitamente interdetti per i loro precedenti mafiosi. A tal riguardo, giova evidenziare la posizione assunta dal suddetto consigliere regionale, il quale dapprima si esprimeva favorevolmente alla riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società <Elektrica>, avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”. Insomma, secondo la Dda la posizione di Diodato a favore della riapertura della discarica dei “Pisani” era collegata agli interessi economici della società “Elektrica”, messi in discussione dall’interdittiva antimafia. “Sulla base di tali acquisizioni informative, veniva avviata una attività investigativa tesa a riscontrare con dati di fatto anche il possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nella riapertura della discarica e nei perturbamenti dell’ordine pubblico scatenatisi a seguito dell’ordinanza del commissariato rifiuti. In particolare emergeva che la società <Elektrica srl> (già Di.Fra.Bi. spa) con sede a Napoli in via Dei Mille (società messa in liquidazione dal 26 luglio 2004, rappresentata dall’amministratore unico legale Gennaro Bruno) è stata oggetto di interdittiva antimafia in quanto il 18 dicembre 2002 vendeva al <Centro Italia costruzioni srl> un complesso industriale comprensivo di area scoperta pertinenziale di circa 18mila metri quadrati, ubicato a Napoli in via Montagna spaccata 521. Luogo ove insiste la discarica da riutilizzare; il Gico della Guardia di finanza con nota del 25 aprile 2004 comunicava alla Prefettura di Napoli che il capitale sociale della <Centro Italia costruzioni>, ammontante ad euro 93mila e 600, era ripartito tra Giorgio Di Francia (il quale era altresì socio contestualmente della <Elektrica>) per quote pari a 50mila 544 e la cui moglie, Silvana Granito, per quote pari a 43mila 056 euro; nell’assetto societario della <Elektrica> figuravano, tra gli altri, anche Salvatore Di Francia, fratello di Giorgio Di Francia; Domenico La Marca e suo figlio Francesco La Marca. I predetti venivano tratti in arresto dal personale del R.o.n.o. dei carabinieri di Napoli in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli Fausto Izzo a carico del clan dei casalesi per associazione a delinquere di tipo mafioso, in relazione all’affare delle <discariche d’oro>”.
Secondo al ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, la società <Elektrica>, individuata all’inizio come gestore della discarica di Pianura, era collegata ai “casalesi”, clan camorristico di Casal di Principe, organizzazione mafiosa di primo piano nel settore dello smaltimento illegale di rifiuti di ogni genere. Sempre la Dda, dopo una attenta indagine, ricostruisce i collegamenti tra Giorgio Amabile, cugino di Pietro Diodato, e la società “Elektrica”. “Dall’esame delle composizioni societarie - continua la Dda - dei sodalizi collegati alla <Elektrica> emergeva la centralità del sopracitato Giorgio Amabile, il quale oltre ad essere indicato da convergenti fonti informative quale socio occulto della <Elektrica srl>, è di fatto direttore della <Tdm> (trasporti, demolizioni e movimenti di terra) di Gaetana Volpe”. L’ultimo nome serve agli investigatori per chiarire il legame con Pietro Diodato in quanto Gaetana Volpe, moglie di Giorgio Amabile, risulta dalle indagini “socio accomodante della società <Competizione sport> di Vincenza Esposito”, moglie del consigliere regionale del Pdl.
Più avanti viene riservata un’ampia e dettagliata descrizione dei legami e delle attività proprio di Giorgio Amabile: “Giova precisare che Amabile, con sentenza del 29 gennaio del 1982 del Tribunale di Napoli veniva condannato per associazione a delinquere nonché dei delitti unificati di incendio doloso pluriaggravato, di porto di esplosivo in luogo pubblico, di danneggiamento aggravato e di estorsione pluriaggravata alla pena di sette anni di reclusione. Nel relativo procedimento, risultava coimputato, tra gli altri, Antonio Varriale. (…) La circostanza suggella la commistione ritenuta attuale tra Amabile e il Varriale, riferita da convergenti fonti informative, che sarebbero alla base della rivolta in atto a Pianura motivata, come si è detto, dall’accertata impossibilità delle imprese collegate ad Amabile di percepire alcuna forma di indennizzo. La carriera criminale del Varriale, all’epoca in cui pativa una irrisoria condanna nell’ambito di un procedimento penale sui gravi fatti di camorra che, agli inizi degli anni ’80, riguardavano Pianura, evolvevano vertiginosamente portandolo agli apici di una consorteria, il clan Varriale, che più recentemente si è reso artefice delle dinamiche criminali dell’area nord-occidentale del capoluogo. La genesi criminale del Varriale è legata alla sua affiliazione al pari dell’Amabile, alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, e alla successiva evoluzione che gli permetteva di divenire una figura autonoma operante nella zona occidentale della città di Napoli, in particolare nel quartiere di Pianura, come comprovato dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal dal Gip del Tribunale di Napoli, Zeuli, il 15 gennaio 1998 per il reato di 416 bis. Il progressivo e sanguinoso contrasto col gruppo malavitoso capeggiato dai fratelli Lago, trova la sua origine nell’omicidio del fratello, Salvatore Varriale, avvenuto il 21 aprile del 1991, che induceva Varriale a ricercare alleanze con altri sodalizi criminali fra cui, più recentemente, i Misso-Mazzarella-Sarno, per potersi contrapporre al clan storico di Soccavo, capeggiato da Antonio Scognamillo, detto <o’ parente>, e Ciro Scognamillo, scissionista dello storico clan di Fuorigrotta”.
(continua…)

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di Giovanni De Cicco
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