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Un occhio particolare a riqualificazione delle aree urbane

Campania, fumata bianca per il nuovo Piano Casa


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Campania, fumata bianca per il nuovo Piano Casa
10/12/2009, 16:12

NAPOLI – Botta e risposta, cambiamenti in corsa, infine la fumata bianca: il Piano Casa è stato approvato nel Consiglio regionale di mercoledì 9 dicembre.
Il testo che è riuscito a mettere d’accordo maggioranza ed opposizione prevede l’ampliamento fino al 20% della volumetria esistente degli edifici residenziali uni e bi familiari che non superino i 1000 metri cubi e degli edifici residenziali che non abbiano più di due piani fuori terra; l’aumento entro il limite del 35% della volumetria esistente degli edifici residenziali per gli interventi di demolizione e ricostru¬zione all’interno della stessa unità immobiliare catastale e del¬le pertinenze esterne asservite al fabbricato. Gli interventi non potranno essere effettuati su edifici residenziali privi di accatastamento, a meno che la procedura di accatastamento non sia già in corso al momento della richiesta di ampliamento.
Altro punto del Piano Casa, quello che prevede che per gli interventi volumetrici siano utilizzate tecniche costruttive che garantiscano prestazioni energetico-ambientali e siano conformi alle norme sulle costruzioni in zona sismica.
Gli interventi non potranno essere realizzati, come stabilito dall’articolo 2 bis, sugli immobili realizzati in difformità del titolo abitativo, collocati all’interno delle aree a rischio idrogeologico e in zone dalla pericolosità geomorfologia elevata o molto elevata, nella “zona rossa” a rischio Vesuvio, negli immobili di valore storico, culturale e architettonico, nelle aree di inedificabilità assoluta. L’incremento volumetrico potrà essere realizzato anche sugli immobili qualificati “prima casa”, a patto che sia stata rilasciata la concessione in sanatoria o l’accertamento di conformità.
Il Piano Casa prevede, ancora, la riqualificazione delle zone urbane degradate, nelle aree con dimensione di lotto non superiore a 15.000 mq (con interventi di sostituzione edilizia per gli immobili dismessi), anche con cambiamento di destinazione d’uso (una quota non inferiore al 30% dovrà essere destinata alla “edilizia sociale”); sarà possibile il cambio di destinazione d’uso delle attività produttive dismesse da almeno tre anni. Il compito di individuare le aree nelle quali gli interventi non sono consentiti spetterà ai Comuni provvisti di strumenti urbanistici generali vigenti, attraverso provvedimento del Consiglio comunale. Le indicazioni sono inserite nell’articolo 5, quello che determina proprio la unicità del Piano casa della Regione Campania e che è stato motivo di scontro tra le diverse forze politiche. Il provvedimento prevede infatti, per quanto concerne la riqualificazione delle aree urbane degradate, prevede che i Comuni individuino ambiti destinati a sostituzione edilizia con un aumento che può anche raggiungere il 50% per interventi di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione urbanistica degli immobili esistenti con vincolo per la Regione di inserimento di fondi destinati all’edilizia economica e popolare.

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di Nico Falco
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