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Campania, Piano Casa: ecco le dichiarazioni del mondo politico sociale


Campania, Piano Casa: ecco le dichiarazioni del mondo politico sociale
15/07/2009, 15:07

Assenza di ascolto e confronto da parte dei rappresentanti di Governo della Regione Campania verso le cooperative di abitazione sul tema dell’edilizia sociale. È questo il vero punto debole del disegno di legge del Piano Casa della Campania in questi giorni in esame, indirizzato non solo a dare sostegno al comparto edilizio in crisi, ma soprattutto a risolvere il grave disagio abitativo presente nella Regione. In particolare, il provvedimento di legge, pur contenendo elementi a sostegno e rilancio dell’economia, presenta dei limiti per quanto riguarda le finalità rivolte ad “incrementare, in risposta ai bisogni abitativi delle famiglie in condizioni di particolare disagio economico e sociale, il patrimonio di edilizia residenziale pubblica”. L’assenza di una norma specifica mirata alla realizzazione di edilizia sociale, infatti, appare davvero penalizzante rispetto alla ampiezza e gravità del problema e l’unico riferimento al tema ripreso nell’ultimo comma dell’art.5, che rimanda alla definizione di linee guida in ragione della riduzione del disagio abitativo, fa ipotizzare la messa in atto di meri atti monocratici di natura tecnica, non corrispondenti ad una volontà politica specifica di indirizzo.
È altrettanto prioritario e strategico, inoltre, prevedere norme specifiche per la riqualificazione delle periferie urbane - vero problema per la sicurezza e la vivibilità delle città - capaci di fare da traino al settore economico produttivo ed essere elemento di coesione ed inclusione sociale. Su questo tema, l’AGCI – anche a seguito del Convegno nazionale organizzato a Salerno nel giugno scorso dal titolo “Il disagio abitativo nelle città del Mezzogiorno” - ha proposto un’integrazione di comma all’art. 5 del testo di legge della Campania e del maxiemendamento nazionale del Decreto legge del Governo. Inoltre, sempre collegato alla riqualificazione urbana, disciplinata nel testo di legge all’art. 5, l’AGCI ha presentato alla IV Commissione Regionale un emendamento integrativo al comma 4, relativo alle aree industriali dismesse con cambio di destinazione d’uso, finalizzandolo ad incrementare la realizzazione di alloggi di edilizia sociale, di cui il 50% da destinare ad alloggi in locazione a canone sostenibile. L’integrazione proposta al comma 4 può essere la soluzione alla finalità sociale insita nel Piano casa, se, considerati i vantaggi previsti dall’intervento, contribuisce contemporaneamente ad incrementare l’edilizia sociale.


“In Campania il Piano Casa è particolarmente atteso – ha dichiarato Aldo Carbone, presidenza nazionale AGCI-Abitazione con delega per il Mezzogiorno – siamo a consuntivi finali sulla legislazione in materia e non vorremmo registrare solo una politica dei buoni casa e di linee guida. Le cooperative attendono un’inversione di rotta ma soprattutto riferimenti legislativi puntuali ed immediati che possano dare una risposta chiara alle famiglie ed agli operatori per una ripresa della economia regionale. In particolare: risolvere nell’immediato i veri bisogni dell’abitare, ovvero permettere la realizzazione della prima casa soprattutto per i giovani e le famiglie che non possono permettersi l'acquisto di case nel libero mercato e abitazioni a canone sostenibile”.
Ricordiamo che la Campania detiene un doppio record negativo per quanto riguarda il mercato immobiliare: è la prima regione in tutto il Sud per numero di famiglie con case in affitto (30,6 per cento, a fronte di una media del 17 per cento) ed è l'ultima per numero di famiglie con case di proprietà (69,4 per cento, con una media vicina all'82 per cento nel resto del Paese), dati che evidenziano un'esigenza molto elevata di nuove case, stimata dalla stessa Regione intorno alle 300mila abitazioni, e di cui oltre il 60% della domanda proviene dalle fasce deboli.

“E’ giusto approfondire il “piano casa” varato dalla giunta, individuare aspetti che possono essere chiariti e migliorati in modo da valorizzare il più possibile il lavoro che il Consiglio Regionale sta portando avanti”. Così l’assessore Gabriella Cundari è intervenuta oggi nel dibattito in corso sulla stampa relativo al piano casa approvato dalla Giunta e in discussione in Consiglio. “La Giunta Regionale sta seguendo con attenzione il confronto pubblico sul piano casa, come dimostra la partecipazione alla riunione del 4 luglio delle Assise di Palazzo Marigliano. In questa fase, però, più che gli appelli sono utili e apprezzate proposte e contributi che ci aiutino ad avere il miglior piano possibile. A questo scopo è fondamentale sottolineare che non vi è alcuna “delegificazione” della materia urbanistica, anche perché il nuovo Statuto in vigore la vieta. Si sono tutelati invece i centri storici, escludendoli espressamente sia dagli interventi di ampliamento, sia dalla “sostituzione edilizia”, come nel caso, ad esempio, dei mutamenti di destinazione d’uso dei capannoni. Grande attenzione è stata dedicata alla tutela del paesaggio: gli ampliamenti e le ristrutturazioni non sono consentiti nelle zone vincolate - in particolare sulle coste marine, lacuali e fluviali - e le sostituzioni edilizie riguardano solo “aree urbanizzate”.
“Abbiamo scelto - ha concluso Cundari - di recepire le indicazioni dell’intesa Stato-Regioni (aumento del 20% delle volumetrie esistenti) accompagnandole con misure importanti sull’edilizia residenziale pubblica, sul recupero delle aree degradate e sulla prevenzione del rischio sismico”.

Il Cons. Reg. Mario Sena ha presentato il seguente emendamento D. d. L. regionale per il rilancio dell’edilizia ( legge sulla casa ) di cui gli accordi Governo - Regioni :
 “In deroga agli strumenti urbanistici vigenti, per gli edifici esistenti a destinazione non residenziale in zona agricola, regolarmente assentiti, è consentito il cambio di destinazione d’uso a residenziale, ovvero ad altra attività connessa allo sviluppo, senza aumento di volumetria, variazioni di sagoma ed altezza. “
 Nelle zone interne collinari e montane, nelle aree agricole vi è un patrimonio edilizio rilevante,  sorto in gran parte col dopo-sisma, che deve essere tutelato e valorizzato per il rilancio dell’ economia di queste zone.
Infatti, in particolare in questi anni di crisi, molti addetti sono usciti dall’agricoltura e  tante pertinenze agricole possono essere utilmente riconvertite. 
I finanziamenti europei del fondo agricolo inoltre  mirano a  progetti integrati dell’agricoltura con il turismo, il commercio, l’artigianato e con le nuove  tecnologie per cui la tradizione abitazione rurale richiede adeguamenti  funzionali  e le pertinenze agricole ormai esuberanti, sottoutilizzate o inadatte, possono essere recuperate ad altre attività connesse ed integrate.
Questa norma non consente alcun  aumento volumetrico, né sanatorie  urbanistiche, né invasioni ambientali, ma mira a sostenere  l’economia agricola consentendo ammodernamenti  e rinnovate attività economiche per creare in ambiti rurali (e nelle case sparse) migliori condizioni abitative, servizi e nuove microattività imprenditoriali  integrate con le tradizionali attività della famiglia agricola.
 

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di Redazione
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