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Fini cerca di mediare, dissidi interni ancora vivi

Caos Fli: si dimette Viespoli ma poi viene rivotato

Proteste contro i vertici del partito ma nessuno si dimette

Caos Fli: si dimette Viespoli ma poi viene rivotato
15/02/2011, 19:02

ROMA - Continuano i dissidi interni di Futuro e Libertà, con le nomine dei vertici del partito decise da Gianfranco Fini che hanno lasciato scontenti non pochi dei suoi.
Il tutto sembra però essersi risolto con tante lamentele, altrettante minacce e nessuna vera dimissione. il presidente dei senatore Pasquale Viespoli, da unico esponente finiano di spicco che aveva deciso di rimettere il suo incarico in segno di protesta, è stato infatti immediatamente rivotato dagli altri senatori. Nella nota esplicativa in cui comunicava la decisione di lasciare il proprio incarico, Viespoli aveva comunque scritto:"Mi sono dimesso da capogruppo di Futuro e Libertàper due ordini di motivi: perché a suo tempo sono stato "nominato"; perché l'organigramma definito successivamente all'assemblea costituente non è corrispondente al mandato che ho ricevuto dal gruppo del Senato in quella sede e con il posizionamento strategico di centrodestra emerso dall'Assemblea stessa".
Il motivo di quella che è stata definita da Liberonews "una dimissione farsa", è dunque da riscontrarsi nella volontà di dare una precisa e non ambigua collocazione di centrodestra al neonato partito. A confermarlo è anche il testo con il quale i senatori che hanno espresso fiducia a Viespoli hanno giustificato la propria scelta di voto; definita come "sintesi delle diverse posizioni emerse all'interno del gruppo e con il mandato unanime di assicurare il posizionamento politico nel centrodestra".

LA RIUONIONE CON LE COLOMBE
A Fini sono state necessarie ben 3 ore di serrata riunione al Senato per tentare di tenere calmi gli animi delle cosiddette "colombe". Ai moderati, infatti, non è per niente piaciuta la nomina di Italo Bocchino come vicepresidente del partito e, soprattutto, l'esclusione da ogni tipo di incarico rilevante dell'sx coordinaotre Adolfo Urso.
Più che questioni di collocazione politica, dunque, si è trattato di accesse discurssioni riguardo l'organigramma. Nuovo partito vecchie beghe, quindi. In questo nemmeno Futuro e Libertà può essere poi tanto diverso dalla tanto osteggiata partitocrazia. In ogni caso, gli uomini più vicini a Fini come il deputato Aldo Di Biaigio, gettano acqua sul fuoco:"Non appena all'interno di un partito si apre un confronto seppur vivace subito appaiono all'orizzonte gli avvoltoi della politica, sempre i soliti pronti a veder divisioni, frammentazioni, e rotture dappertutto".
Falchi, colombe e avvoltoi: l'elenco dei volatili finiani ed extrafiniani appare così completo e ben condito di metafore ma non bastevole, da solo, a stigmatizzare una spaccatura interna che c'è ed è innegabile. Del resto, gli stessi finiani che siedono al parlamento europeo, hanno organizzato una riunione con la "preoccupazione per la mancata unità del partito emersa a seguito degli assetti conclusivi dell'assemblea costituente di Milano che hanno ingenerato contrasti".
Da Strasburgo il messaggio è arrivato in maniera chiara: Fini ed i vertici del partito devono agire valutando "l'opportunità imprescindibile di superare ogni contrasto per ridisegnare, nel rispetto della dialettica interna, quel assetto unitario ed equilibrato del partito necessario ad un incisivo rilancio dell'azione politica del Fli".
"La situazione politica, economica e morale dell'Italia ed i nuovi tragici scenari europei ed internazionali che caratterizzano l'attuale momento - 
concludono poi gli europarlamentari futuristi - non consentono e non permettono divisioni e polemiche che indeboliscono la crescita, lo sviluppo, l'identità del Fli e la sua azione politica, proprio nel momento in cui gli italiani guardano al nuovo partito con speranza e fiducia".
Ma le ambizioni personali, i racori, gli sgambetti e soprattutto l'attaccamento spasmodico ad incarichi e poltrone, sono cose con le quali i ogni politico di razza deve fare i conti. Fini lo sa, lo avranno capito finalmente anche i suoi elettori?

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di Germano Milite
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