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CARC: “Lettera aperta agli operai comunisti”


CARC: “Lettera aperta agli operai comunisti”
28/07/2011, 09:07

“Compagni! La lotta degli operai dell’INNSE (MI), di Pomigliano (NA), di Mirafiori (TO), di Termini Imerese (PA), della Fincantieri da Castellammare di Stabia (NA) a Sestri Ponente (GE) ha confermato che nel nostro paese la classe operaia non solo esiste ancora nonostante lo smantellamento di tanta parte dell’apparato produttivo del paese che la borghesia ha fatto negli ultimi vent’anni, ma ha ancora un ruolo sociale decisivo. Quando scendono in lotta, gli operai mobilitano e trascinano il resto delle masse popolari al punto che i padroni, i sindacati complici e la destra sindacale che dirige la CGIL sono messi sulla difensiva; prendono tempo, ricorrono a sotterfugi, riducono le loro pretese e ritirano i loro piani: per attaccare da un’altra parte o appena la mobilitazione si è attenuata.
La lotta degli operai ha contribuito in larga misura alla vasta mobilitazione popolare che ha prodotto i referendum contro leggi imposte dal circo Prodi e dalla banda Berlusconi e la vittoria nei referendum, le vittorie nelle elezioni comunali di liste in rottura non solo con la destra estrema di Berlusconi-Bossi ma anche con la destra moderata di Prodi-Bersani, la mobilitazione delle donne (13 febbraio), degli immigrati da Rosarno a Brescia a Massa, degli studenti, dei ricercatori, dei giovani e degli altri lavoratori precari: i movimenti che hanno riguardato larga parte delle masse popolari del nostro paese e hanno impresso un carattere superiore e un ritmo più veloce alla lotta di classe. Inoltre senza quella lotta operaia non si sarebbero mobilitati i vertici della FIOM, dei sindacati di base e del resto della sinistra sindacale né gli esponenti sinceramente democratici della sinistra borghese e della società civile.
Questo mostra l’importanza del ruolo che gli operai comunisti devono e possono assumere e svolgere. I limiti di ognuno di quei movimenti e le difficoltà che ognuno di essi incontra a durare e a svilupparsi sono particolari, ma in definitiva fanno tutti capo al fatto che in ognuno il carattere difensivo, rivendicativo o di protesta nei confronti dei vertici della Repubblica Pontificia, del sistema di relazioni sociali e di vincoli internazionali che essi impersonano e del loro governo prevale ancora, sia pure in misura diversa, sul carattere offensivo e d’attacco. Limiti e difficoltà saranno superati solo se ognuno di quei movimenti diventerà la componente di un generale movimento di attacco, per instaurare un nuovo sistema di relazioni sociali: il socialismo.
Lo può diventare, perché nessuno di quei movimenti può raggiungere i suoi obiettivi particolari senza questo risultato generale. La crisi che sconvolge il nostro paese e il resto del mondo non ha soluzione pacifica nell’ambito del sistema imperialista mondiale, del suo sistema di relazioni sociali e internazionali. Pur con diversità di parole e di atteggiamenti, la borghesia imperialista e il clero non propongono e tanto meno promuovono soluzioni che non siano la concorrenza di una parte delle masse popolari con altre parti, di un popolo e un paese con altri popoli e paesi: quindi un cammino che in definitiva alimenta ed estende la guerra imperialista in corso. Nell’ambito del sistema imperialista mondiale non c’è alcuna politica economica né alcuna riforma politica e culturale che può porre fine alla crisi economica e alla crisi ambientale e alle connesse crisi sociale, morale, intellettuale e politica.

Anche la lotta degli stessi operai per porre fine alla distruzione di posti di lavoro e di fabbriche, per difendere dalla distruzione o dallo stravolgimento i diritti sindacali e politici conquistati e i contratti collettivi nazionali di lavoro può avere successo solo se si sviluppa su larga scala e con successo l’attacco per instaurare il socialismo.
Proprio per questo voi avete nelle vostre mani, nel vostro essere comunisti, la chiave della soluzione del problema. Voi potete e dovete organizzarvi e assumere la direzione per condurre tutti i movimenti alla loro comune vittoria: la costituzione del Governo di Blocco Popolare, la difesa della sua opera trasformatrice contro i tentativi di rivincita e di sabotaggio, lo sviluppo del processo a cui la costituzione del Governo di Blocco Popolare apre la porta fino all’instaurazione del socialismo.

Nel nostro paese gli operai comunisti sono molti e già hanno una ruolo preminente nel promuovere e orientare le lotte dei loro compagni di lavoro e, attraverso loro o direttamente, del resto delle masse popolari e in queste per di più è ancora viva l’eredità morale e intellettuale della prima ondata della rivoluzione proletaria. Da qui il ruolo e il dovere degli operai comunisti oggi, in questa fase della storia del nostro paese e in quest’epoca della storia umana. La chiave per condurre il resto delle masse popolari sulla via della vittoria e verso una nuova superiore fase della storia umana voi l’avete nell’ideale che vi ispira e che vi unisce ai comunisti di tutto il mondo, vi lega all’esperienza storica del movimento comunista e della prima ondata della rivoluzione proletaria che nella prima parte del secolo scorso ha impresso in ogni angolo del mondo e in ogni campo un impulso potente al progresso dell’umanità.
Non lasciatevi frenare dalla vasta opera di intossicazione e di denigrazione che la borghesia e il clero hanno compiuto contro la prima ondata della rivoluzione proletaria e in particolare contro l’esperienza dei paesi socialisti che allora il movimento comunista riuscì a creare in alcuni paesi oppressi o arretrati del sistema imperialista mondiale: i risultati del dominio e della direzione della borghesia e del clero li abbiamo sotto gli occhi e tolgono ogni valore alle idee e alle immagini che essi impongono, alla loro interpretazione della storia e alla loro concezione del mondo. È vero che la prima ondata della rivoluzione proletaria non ha portato a instaurare il socialismo in tutto il mondo e si è esaurita cedendo al sistema imperialista mondiale gran parte del terreno conquistato: non lasciatevi demoralizzare dalla sconfitta che il movimento comunista ha subito, perché nell’evoluzione dell’umanità nessuna grande trasformazione è riuscita in un colpo solo. Tanto meno poteva riuscirvi una trasformazione come quella che porta al socialismo e al comunismo e di cui la classe operaia è promotrice e dirigente. Per sua natura è una trasformazione di livello superiore alle precedenti, è la prima trasformazione cosciente e organizzata e deve mettere fine alla millenaria divisione dell’umanità in classi di oppressori e di oppressi, di sfruttatori e di sfruttati. È una trasformazione che l’umanità deve compiere, senza di essa l’umanità non può progredire e si distrugge. È una trasformazione difficile, ma l’umanità è capace di compierla. Voi operai comunisti dovete guidarla. Bisogna imparare dagli errori compiuti e dai limiti che la lotta del movimento comunista, le sue vittorie e le sue sconfitte hanno messo in luce. Possiamo vincere, dobbiamo lottare e vinceremo.

Avanti compagni! Voi con la vostra opera darete a tutto il movimento popolare la continuità, l’orientamento e la forza per vincere, per instaurare il socialismo nel nostro paese e dare il nostro contributo alla nuova ondata della rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo.

Accordo su contrattazione e rappresentanza
Con l'Accordo che Susanna Camusso ha siglato il 28 giugno con Confindustria, CISL e UIL, la CGIL è avviata a confluire nel novero dei sindacati complici, accettando con alcune contorsioni e concessioni verbali i principi dell'Accordo separato sottoscritto da Confindustria, CISL e UIL nel gennaio 2009 sotto la regia del governo Berlusconi.

Il CC della FIOM riunito il 30 giugno ha dato mandato al Segretario Generale di chiedere che la CGIL sottoscriva l’Accordo solo dopo aver consultato i propri iscritti. Mentre Resistenza esce, la decisione in proposito è ancora sospesa, demandata al Direttivo Nazionale della CGIL che si riunirà l’11 e il 12 luglio [poi anticipata al 5 luglio]. Ma la decisione del CC della FIOM è di per se stessa una decisione di resa e legalitaria, che giunge dopo un evento grave (la firma della Camusso) atteso e non contrastato con energia quando era in preparazione, che lascia l’iniziativa in mano alla Camusso e si appella a regole che quest’ultima ha già più volte calpestato (basta pensare solo che al Direttivo della CGIL del 27 giugno né la Segreteria aveva presentato una bozza scritta dell’Accordo in discussione con CISL, UIL e Confindustria né era stato votato alcun mandato alla Segreteria per firmarlo, ma tant’è…).
Quindi non solo la firma dell’Accordo, ma anche la decisione del CC della FIOM si iscrive nel ripiegamento della FIOM (ex Bertone e sciopero del 6 maggio).
L’Accordo è un ulteriore passo indietro per i diritti dei lavoratori e per la democrazia borghese nel paese, un successo per la banda Berlusconi, benché apparentemente sia stato adottato per rafforzare il PD, diviso tra un settore ex PCI legato alla CGIL e un settore ex DC legato alla CISL: in definitiva è un’ulteriore manifestazione della confluenza tra destra reazionaria (banda Berlusconi e Lega Nord) e destra moderata (PD e vecchio circo Prodi) sul programma comune della borghesia imperialista per far fronte alla crisi. Confluenza sul programma comune che è operante ed evidente in una serie di altri campi: dalla partecipazione alla guerra imperialista (Libia, Afghanistan, Palestina, ecc.) al programma TAV con la repressione del movimento NO-TAV della Val di Susa.
Per la sinistra sindacale si tratta di un altro passo del ripiegamento che è iniziato con la riunione dei delegati FIOM a Cervia all’inizio di febbraio, quando fu evidente che il gruppo dirigente della FIOM non intendeva sfruttare i successi conseguiti e tirare le lezioni che ne venivano. Dopo i successi raccolti tra giugno 2010 [Referendum FIAT di Pomigliano] e la fine di gennaio 2011 [manifestazione 28 gennaio], il gruppo dirigente della FIOM si è spaventato per le responsabilità che si stava assumendo e ha fatto marcia indietro. Le organizzazioni operaie e popolari non sono ancora abbastanza forti per impedire le oscillazioni e i ripiegamenti di gruppi dirigenti che una lunga storia e mille legami attuali uniscono alle classi dominante.
La sinistra sindacale, in particolare la FIOM e l’USB sono oggi le organizzazioni autorevoli che unendosi all’insegna della costituzione del Governo di Blocco Popolare hanno la forza per dare alle lotte operaie (e quindi di conseguenza al movimento di tutte le masse popolari, come si è visto nei mesi a cavallo tra il 2010 e il 2011) lo sbocco politico di cui hanno bisogno. Ma la FIOM per un motivo e l’USB per un altro oggi recalcitrano ad uscire da un ambito puramente sindacale e rompere gli steccati che derivano dalla storia passata: hanno paura di perdere iscritti, relazioni e seguito. In realtà li perderanno se persistono nella strada puramente sindacale. Le lotte puramente rivendicative senza risultati non stanno in piedi. Oggi è difficile ottenere risultati sul terreno del salario, della difesa dei posti di lavoro, delle condizioni di lavoro, dei diritti sul posto di lavoro, se non si lancia un vasto movimento di lotta generale, quindi con una precisa prospettiva di rinnovamento politico, per far fronte immediatamente almeno agli effetti più gravi della crisi generale del capitalismo.
Se passasse, questo Accordo della CGIL con i sindacati complici dei padroni e la Confindustria renderebbe più difficile la lotta degli operai e in particolare la difesa della FIAT dal piano di liquidazione completa che è il corollario delle mosse finora compiute da Marchionne per conto degli Agnelli. Renderebbe più difficile anche la difesa della Fincantieri e di altre unità produttive.
Se passasse… perché la ratifica non è ancora scontata! Possiamo impedirne la ratifica, gli operai, i lavoratori, i delegati più combattivi possono impedirne la ratifica e costringere anche i vertici della FIOM a darsi una mossa! Con blocchi e scioperi, con presidi sotto le sedi della CGIL, con iniziative di lotte in ogni azienda, con prese di posizione di RSU e RSA delle varie categorie della CGIL. Con mobilitazioni unitarie tra sinistra CGIL e sindacati di base: l’USB ha in preparazione uno sciopero generale contro l’Accordo e la manovra finanziaria: è l’occasione per fare quello che non è stato fatto a primavera, quando anziché unirsi e dichiarare sciopero generale insieme ai sindacati di base, la FIOM e l’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo”, hanno lasciato alla Camusso la decisione di quando, come e su che cosa indire lo sciopero generale!
La battaglia contro l’Accordo è l’occasione per dare una legnata alla destra CGIL, per cacciare la Camusso (e gli altri nipotini di Craxi) e rafforzare l’unità tra sinistra CGIL e sindacati di base.
L’enormità della distruzione in corso e la sua mancanza di limiti costituiscono anche la debolezza del progetto padronale. L’opera di distruzione arriva a colpire le parti più organizzate e vive della classe operaia. Che essa non abbia limiti è sempre più evidente e che la crisi economica non si risolva di per se stessa ma si aggravi di distruzione in distruzione è coscienza sempre più comune, come diventa sempre più coscienza diffusa la connessione tra la distruzione dell’apparato produttivo del paese e il disfacimento del tessuto sociale, morale e culturale.
La gravità del male faciliterà l’opera di quelli che lavorano per la ripresa con una soluzione realistica. La nostra, quella che propone e per cui lotta il (nuovo)Partito comunista italiano, che noi P. CARC condividiamo e sosteniamo nell’ambito delle nostre forze e sul nostro terreno operativo, lo è.
L’Accordo è certamente una sconfitta anche per noi e un passo indietro. Ma non è la fine della guerra. Siamo all’inizio e siamo sicuri che possiamo raccogliere le forze necessarie per continuare la guerra e vincere. Quello che nella prima metà dell’anno abbiamo perso sul fronte sindacale, lo abbiamo guadagnato sul fronte delle Amministrazioni Locali. I due fronti sono connessi dalla comune parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”.
“La segretaria della CGIL come minimo dovrebbe dimettersi (...) Mobilitiamoci per far ritirare alla Cgil la firma da questa intesa e, in ogni caso, per contrastarla e rovesciarla. E’ una battaglia di democrazia e giustizia sociale contro un modello economico autoritario e aziendalistico che si vuole imporre ai lavoratori perché paghino tutti i costi della crisi. Contro questo accordo bisogna ribellarsi” (Giorgio Cremaschi, Liberazione-30.06.11).

Osare sognare osare vincere!
I denigratori del comunismo sono gli stessi che denigrano la classe operaia. Sono gli stessi che hanno interesse a promuovere una visione miope e disfattista della realtà: il comunismo è morto, la classe operaia non esiste più, non esistono più i pilastri della lotta di classe del secolo scorso, tanto vale “modernizzarsi”, “fare come in Europa”, “accettare le riforme”.
E’ realista o sognatore chi sostiene, come lo sosteniamo noi, che la classe operaia può mobilitare il resto dei lavoratori e delle masse popolari nella lotta per conquistare il potere politico e instaurare il socialismo?
Siamo realisti e siamo sognatori: è la scienza del movimento comunista che ci permette di sognare, cioè di precorrere il corso degli avvenimenti, di vedere il quadro compiuto dell’opera che è appena abbozzata.

Siamo realisti, perché è sotto gli occhi di tutti che così le cose non possono andare avanti. La crisi non solo non finisce da sé, ma ogni soluzione proposta e promossa dalla borghesia peggiora la situazione, peggiora la disoccupazione, peggiora le condizioni di vita, taglia i diritti, alimenta la guerra fra poveri, la concorrenza e la guerra fra Stati.
Siamo sognatori, perché uscire definitivamente da questa crisi è possibile, però occorre instaurare un nuovo e superiore ordinamento sociale. Non uno a casaccio, ma un sistema di relazioni sociali che nasce dai presupposti creati dal capitalismo stesso, risolve le sue contraddizioni, permette lo sviluppo delle attività produttive togliendo ad esse il carattere distruttivo degli uomini e dell’ambiente che nel capitalismo in declino è diventato dominante, preserva e sviluppa gli avanzamenti che il capitalismo ha portato alla civiltà umana. Il comunismo, la cui prima tappa è il socialismo. Quindi non un ritorno al passato, non un nebuloso “altro mondo possibile”, ma la costruzione di un futuro che realizza i presupposti esistenti nel presente, a misura dei bisogni delle masse popolari, all’altezza delle loro migliori aspirazioni e dei loro migliori sentimenti.

Siamo realisti, perché lo dicono i fatti, lo dice la storia che quando scendono in lotta, gli operai mobilitano e trascinano il resto delle masse popolari, che sopra ogni difficoltà, ogni problema, ogni limite di questa o quella lotta, di questo o quel movimento, di questa o quella vertenza, c’è solo un fattore che è il più forte di tutti, che dà la forza per superare gli ostacoli, per trasformare e per trasformarsi. La convinzione e la fiducia nel proprio essere comunisti. Chi è in fabbrica il delegato più combattivi, generoso? Chi è l’operaio che promuove i picchetti contro i crumiri? Chi sono gli operai che scioperano contro un licenziamento improvviso? Quelli che non si limitano a dire NO, ma hanno nel cuore, più o meno chiara, più o meno distinta, la bandiera rossa con la falce e il martello.
Siamo sognatori, perché aspiriamo a che i comunisti facciano i comunisti: in fabbrica e fuori, nel sindacato e fuori. Solo in questo modo è possibile fare fronte agli attacchi del padrone, agli attacchi dei sindacati collaborativi, ai cedimenti del nostro sindacato.
La classe operaia è la classe dirigente della trasformazione della società capitalista in società comunista, non perché è la più sfruttata o la più numerosa, ma perché assimila dalla sua esperienza di oggi aspetti essenziali della società di domani. E’ la classe che dalla sua esperienza è spinta a organizzarsi, ad agire collettivamente, a comprendere che una parte (un lavoratore, un’azienda) della società funziona solo se funzionano anche le altre, che ogni azienda si avvale dell’opera organizzata e coordinata di decine, centinaia, migliaia, centinaia di migliaia di lavoratori, che ogni individuo è parte di un organismo collettivo. Per questo è la classe capace di assimilare più facilmente la concezione comunista del mondo e di farne lo strumento della propria lotta per emancipare se stessa e il resto delle masse popolari dallo sfruttamento, dall’oppressione e dall’arretratezza.
La crisi del capitalismo si traduce per i lavoratori in disoccupazione, lavoro precario, riduzione dei salari, eliminazione dei diritti: una vita ogni giorno più difficile per una parte crescente della popolazione. Principalmente e alla base di tutto, disoccupazione e lavoro precario.
Cosa fare? Per dare una risposta seria, bisogna anzitutto capire l’origine e la natura della crisi in corso. Ma è proprio quello che gli intellettuali portavoce dei padroni nascondono. La maggioranza di loro non lo capisce neanche. Sono chiusi nell’orizzonte delle relazioni sociali borghesi, non superano neanche con la mente la cerchia di relazioni in cui si muovono i capitalisti seguendo i loro interessi (per ognuno la valorizzazione del suo capitale), studiano l’economia per sostenere le ragioni dei capitalisti, per dimostrare che il mondo come è, per cattivo che sia è comunque il migliore possibile e dissuadere i lavoratori dal cercarne un altro. A forza di nascondere la realtà, finiscono per non capirla neanche più. La tesi che il mondo è complicato, difficile se non impossibile da capire, è corrente. Che gli economisti borghesi non capiscano di economia e che le loro previsioni siano sballate, è cosa evidente.

Nelle loro teorie la spiegazione di quello che succede è ridotta a frasi banali: non si vende più abbastanza, non c’è mercato, i nostri costi sono troppo alti, bisogna ridurre i costi e fregare i nostri concorrenti: come ridurre i costi?
Oppure: non ci sono soldi. E in effetti nelle tasche dei lavoratori i soldi scarseggiano. Gli Stati e le altre istituzioni pubbliche (regioni, comuni, ecc.) sono altamente indebitati, le spese superano le entrate e il Debito Pubblico si accumula di anno in anno. Ma nel mondo non ci sono mai stati tanti soldi come ora. Tanti soldi che i ricchi, le istituzioni finanziarie, le banche speculano a man bassa e vagolano per il mondo come lupi rapaci alla ricerca di investimenti che diano profitti. Il lusso e gli sprechi dilagano. I soldi sono concentrati nelle mani dei ricchi che li adoperano come capitali che devono fruttare altri soldi. Quanti più soldi hanno, tanto più nuovi soldi devono spremere alle masse popolari per valorizzare i soldi che già hanno.
Il dato di fatto è che l’economia, l’insieme di attività in cui il capitalista assume lavoratori e fa loro produrre beni o servizi che vende con profitto, è inceppata e i lavoratori che vivono di salario sono ridotti a mal partito. È un dato di fatto. I capitalisti non investono nella produzione di merci quanto necessario per occupare tutti i lavoratori. Cosa fare per sbloccare l’attività economica?

Marchionne, i padroni, le loro autorità e i loro portavoce hanno una “soluzione alla crisi” chiara e apparentemente semplice e a portata di mano: i lavoratori devono lavorare di più e accettare salari più bassi. A questa condizione avranno un lavoro: forse, se i lavoratori dei concorrenti dei nostri padroni non accettano condizioni peggiori di quelle che accettiamo noi. A queste condizioni è possibile rubare il mercato ai vicini che lo rubano a noi. Marchionne lo ha anche proclamato a gran voce: siamo in guerra e possiamo vincere solo se i nostri lavoratori fanno come diciamo noi padroni. È una soluzione che nel migliore dei casi fa sopravvivere i lavoratori che lavorano per i padroni più forti e più abili e che, pur di non perdere tutto, si rassegnano a dare al padrone quello che lui vuole. È un’economia che porta alla guerra: sopravviverà il più forte. Centro-destra e centro-sinistra, Berlusconi e Bersani, in sostanza sono unanimemente per questa soluzione: Berlusconi sghignazzando, Bersani frignando, ma il risultato non cambia. Tutti gli attori principali del teatrino della politica borghese sono su questa posizione: è diventata la condizione perché un partito e un uomo politico abbia spazio nel teatrino. Lo scontro politico diventa un gioco delle parti, una contesa tra affaristi per avere la parte più grossa della torta, la democrazia diventa la gara a chi imbonisce meglio la massa della popolazione per avere voti. La soluzione Marchionne è realistica, è quello che sta avvenendo elevato a programma, condanna la maggior parte della popolazione e promette ad alcuni pochi un futuro di miseria e di guerra, peggiore del presente. Il lato interessante e inesplorato della cosa lo si scopre chiedendosi perché Marchionne & C fanno tanto rumore. I padroni e i loro ministri, sindacalisti, preti e imbonitori devono togliere ai lavoratori ancora di più di quello che hanno già tolto, hanno paura dei lavoratori, sanno di essere seduti su un barile di polvere. Per questo cercano di convincere i lavoratori che non c’è altra strada. Perché un’altra strada c’è e c’è il pericolo che i lavoratori la imbocchino.”. Così una nota stampa a cura del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC).

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di Redazione
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