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La replica di Bruxelles: pronti al confronto

Carceri piene di stranieri, Alfano chiede aiuto all’Ue


Carceri piene di stranieri, Alfano chiede aiuto all’Ue
26/08/2009, 19:08

Le carceri italiane stanno per scoppiare. I posti disponibili sono di gran lunga inferiori al numero dei detenuti ospitati e la situazione si riavvicina pericolosamente ai picchi pre-indulto. La capienza potrebbe essere sufficiente se, oltre ai detenuti italiani, non ci fossero gli stranieri. Per questo motivo Angelino Alfano, ministro della Giustizia, ha lanciato un appello alla Comunità Europea, affinchè oltre alle sanzioni arrivino anche aiuti concreti per gestire il problema delle carceri. Nelle case circondariali italiane, spiega Alfano, “ci sono oltre 63mila detenuti. Oltre 20mila sono stranieri, il che vuol dire che le carceri italiane sono idonee ad ospitare i detenuti italiani. Con l’aggiungersi degli stranieri agli italiani si supera la capienza regolamentare ma anche quella tollerabile. Per questo ho fatto un appello all’Ue”.
Bruxelles, aggiunge il Guardasigilli, “non può da un lato esercitare sanzioni e dall’altro chiudere gli occhi sul fenomeno del sovraffollamento che deriva dalla presenza i detenuti stranieri”. Soluzione ideale, quindi, che la Ue si faccia “promotrice di trattati” o che desse “risorse economiche agli stati più interessati dal problema per costruire nuove carceri”. “Noi non intendiamo, - insiste Alfano, - procedere sulla via seguita per 60 anni dalla Repubblica: trenta provvedimenti di indulto per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri”.

La replica della Commissione Europea arriva tramite uno dei portavoce, Dennis Abbot: Bruxelles è pronta al dialogo con le autorità italiane, al fine di trovare un modo che migliori i transfer di detenuti tra uno stato membro e l’altro. Abbot, però, ha sottolineato che “la gestione quotidiana della giustizia spetta agli stati membri”. “La Commissione Europea, - ha detto il portavoce a Bruxelles, - non è competente per la gestione quotidiana della giustizia che spetta esclusivamente agli stati membri. Tuttavia, posso dire che la Commissione è pronta a studiare possibili modi per migliorare il trasferimento di detenuti tra uno stato membro e l’altro”.

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di Nico Falco
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