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Napoli. Rivellini "affonda" Taglialatela

Carfagna contro Oddati: la partita che ucciderebbe Napoli


Carfagna contro Oddati: la partita che ucciderebbe Napoli
25/08/2010, 10:08

NAPOLI - Povera Napoli. Non riesce ad uscire dal tunnel del degrado civile, morale e sociale. Diretta conseguenza del degrado politico e di una classe di governo di centrosinistra che, troppo spesso in questi anni, è stata “beccata” con le mani nella marmellata. Il bene comune accantonato dagli amministratori, con la complicità di chi era deputato a controllare e denunciare. Il centrosinistra con le mani nella marmellata ed il centrodestra che si accontentava delle “goccioline” che fuoriuscivano dal barattolo.
Le elezioni comunali in città si avvicinano. Prima dell’estate, nei rispettivi schieramenti, è cominciata la resa dei conti tra i partiti e le correnti per guadagnarsi visibilità ed un posto al sole. A settembre, dopo la tregua di ferragosto, si comincerà a fare sul serio. Sia a destra che a sinistra. Si gioca, però, a carte scoperte, in entrambe le coalizioni.
Nel centrodestra la situazione è complicata ed ingarbugliata. Le vicende nazionali, la lite tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, l’inaffidabilità di Stefano Caldoro, pronto a smarcarsi dal sistema politico che lo ha portato alla vittoria in Regione; un esasperato personalismo tra i leader del Pdl ed il tentativo di delegittimare la leadership di Nicola Cosentino, non lasciano ben sperare. Come candidato a sindaco si è fatto avanti Marcello Taglialatela, parlamentare del Pdl, coordinatore cittadino a Napoli ed assessore regionale all’Urbanistica. Un nome che spaccherebbe il centrodestra in più tronconi. Infatti, in questo caso, il leader dei “finiani”, Enzo Rivellini, eurodeputato, ha già fatto sapere che scenderà in campo con la lista “Generazione Italia”. Rivellini si candiderà a primo cittadino contro Taglialatela, sancendo, di fatto, la sconfitta del centrodestra in città. Rivellini è un animale da campagna elettorale, non è un uomo che vive di clientelismo, di gestione, eppure in questi anni ha sempre ottenuto vittorie a suon di migliaia di voti. Dalla Regione alle Europee. Ed il fango che la stampa berlusconiana gli sta tirando addosso è l’esempio più evidente che il leader di “Generazione Italia” fa paura. Temono il suo radicamento sul territorio. Lo accusano di aver portato la compagna, Bianca D’Angelo, in consiglio regionale. E’ vero. Ma D’Angelo è tra le poche donne elette, se non l’unica, che ha fatto campagna elettorale in prima persona, che opera da anni nel sociale; è conosciuta sul territorio e soprattutto non ha giovato della distorsione legata alla “preferenza di genere”, quella che ha consentito l’ingresso in aula di un esercito di “damigelle di corte” senza storia e senza voti. D’Angelo i voti li ha presi in prima persona, ovviamente sfruttando pure il radicamento del compagno ed il buon nome che è riuscito a costruirsi negli anni.
Su Taglialatela, invece, c’è un altro nodo da sciogliere. Il coordinatore napoletano del Pdl non ha ancora deciso cosa vuol fare da grande. Visto che per il momento fa tutto lui. E’ incompatibile. Assessore regionale e parlamentare. Non ha ancora scelto. Prende tempo. Gestisce pure il partito in città essendo parte in causa. E questo ha destato diversi malumori. A ciò. Aggiungiamo una serie di scelte poco felici, dalle nomine nella sua segreteria in Regione fino alla Provincia di Napoli, ed il cerchio si chiude. Il “fuoco amico” è già pronto a sferrare l’attacco decisivo, nel momento giusto, per fargli accantonare l’idea della candidatura a sindaco di Napoli. Ecco allora che torna di attualità la candidatura di Mara Carfagna. Ma con presupposti diversi. Ieri era il candidato “simpatia” di Berlusconi. Oggi, invece, resta il candidato di Berlusconi, calato dall’alto, pur senza simpatia, capace di mettere insieme il Pdl ed i finiani. Basta volgere lo sguardo alla campagna elettorale Regionale appena passata. La Carfagna ha legato con Italo Bocchino e Pietro Diodato. I nemici di Nicola Cosentino. I “falchi” dei finiani. La Carfagna arriverà a Napoli con la missione di affondare il coordinatore ed ex sottosegretario all’Economia. Carfagna si presenta come l’espressione più limpida di una lobby interessata al mattone ed alla gestione degli immobili. Altro che rinascimento. Altro che svolta. D’altronde, basta guardare cosa sta succedendo a Santa Lucia con Caldoro e company. Sono la brutta copia del centrosinistra, con l’aggravante che non hanno una classe dirigente e politica all’altezza della situazione. Doppio, triplice, quadruplo incarico. Uno schieramento zeppo di conflitti di interesse ed imbottito di soggetti equivoci, condannati ed inquisiti. L’unico che in questi anni, che piaccia o no, si è dedicato al territorio, ai circoli, alla politica, con tutti i limiti del caso, è stato Nicola Cosentino. Senza di lui si può già cantare il “de-profundis” al centrodestra. A Napoli, in Provincia ed in Campania.
Nel centrosinistra, invece, il copione è sempre lo stesso. Si leccano ancora le ferite dopo il disastroso “ventennio” di Bassolino. Faranno le primarie. Come al solito pilotate. Si punta ad una grande alleanza, dalla sinistra radicale, ai reduci dei “Verdi”, passando per l’Italia dei valori fino ad arrivare al Pd. Con la speranza di inglobare pure l’Udc. Il nodo è uno. Non il programma. Nessuno se ne frega. La partita si gioca sul candidato a sindaco. E l’ultima speranza dei bassoliniani per restare a galla resta Nicola Oddati. La continuità pura di un sistema di governo che ha affondato, devastato, saccheggiato Napoli e la Campania. Sarebbe la scelta peggiore che il centrosinistra potrebbe fare. Il primo ad esserne consapevole è proprio Oddati che, per la sua candidatura alle primarie, si è affidato addirittura ad una società di comunicazione. Vuole rifarsi un’immagine dopo i disastri che ha collezionato al Municipio. Un progetto curato nei minimi particolari. C’è un solo limite: i napoletani non hanno l’anello al naso…

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di Giovanni De Cicco
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