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Intervista a "La Repubblica" del ministro ex soubrette

Carfagna dimentica i condannati e se la prende con Cosentino


Carfagna dimentica i condannati e se la prende con Cosentino
13/07/2010, 14:07

NAPOLI - La guerra intestina tra le diverse fazioni del Popolo delle libertà sta lasciando sul campo solo macerie. Il neo governatore, Stefano Caldoro, non sa che pesci prendere. Non si fida più di nessuno, nemmeno all’interno del suo partito. Guarda tutti con sospetto e difficilmente potrà continuare questa avventura garantendo la “svolta” promessa in campagna elettorale. A rimetterci le penne è e sarà la Campania che proprio non riesce ad uscire dal tunnel del degrado morale, civile, politico, culturale ed ambientale.
La ciliegina sulla torta arriva stamattina da Mara Carfagna, il ministro delle Pari opportunità. Rilascia un’intervista al quotidiano “La Repubblica”. La “pupilla” di Silvio Berlusconi è diretta: “Traditi gli elettori del Pdl, Cosentino deve lasciare”. Da che pulpito arriva la predica. Poche riflessioni, ma doverose. Con una premessa. Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia, non ha bisogno di avvocati difensori. Né l’obiettivo è quello di difendere Cosentino di fronte ad uno scandalo, l’ennesimo, che si è abbattuto sul Pdl nazionale e locale.
Un’analisi serena va fatta anche perché non è possibile che “politici” ed ex “soubrette”, come la Carfagna, siano ancora convinti che gli elettori abbiano l’anello al naso e si possa continuare a prendere in giro la gente mentre la classe dirigente continua, indisturbata, a consumare affari con la mafia e la camorra, si alimenta di clientelismo e mortifica quotidianamente il territorio e le intelligenze che propone senza che nessuno osi batter ciglio.
Due domande, dopo aver letto l’intervista del ministro Carfagna, sorgono spontanee: la Carfagna parla a nome di chi? E cosa rappresenta? Si tratta di un ministro della Repubblica Italiana selezionata direttamente dal premier Silvio Berlusconi. Non sappiamo su quali basi e criteri. Ci limitiamo a raccontare i fatti. Non scendiamo su circostanze che tutti, ormai, conoscono. La Carfagna parla. Spara sentenze. Si sente un leader, legittimata solo perché ha alle sue spalle Berlusconi. Ma cosa ha fatto nella sua vita per meritare il ruolo di ministro? In cosa si è distinta, in quale ambito? Quali sono le sue battaglie sociali? Non v’è traccia di nulla. E’ unta dal Signore. Si legga Silvio Berlusconi. Ed oggi, il premier può permettersi anche questo. Da Palazzo Grazioli, dalla sua residenza, può decidere la sorte di tutti, in tutti gli ambiti. Figuriamoci inventarsi la Carfagna ministro. Un gioco da ragazzini. Però, che la prima a credersi leader e politico affermato in Italia sia proprio la Carfagna, è un segnale pericoloso. Dopo Andreotti la Carfagna. Nessuno rida. E’ proprio così. Sul piano politico, invece, nessuno ha capito cosa la Carfagna rappresenta. E’ stata la prima eletta alle ultime Regionali in Campania. Sistema elettorale con la preferenza di genere. Il ministro, calato dall’alto, è stato portato in pompa magna dai candidati “maschietti” che hanno macinato chilometri per racimolare voti. Da una sezione all’altra, in città ed in provincia. Chiedevano i voti per sé e, approfittando della doppia preferenza, da riconoscere ad una donna, hanno piazzato, così come da ordine di scuderia, Mara Carfagna. E’ stata la più votata, l’ha voluta Silvio Berlusconi per garantirle una “legittimazione” popolare. In modo che svanisse il mito della velina, della soubrette, delle belle gambe e di chissà quali altre non tanto nascoste virtù. Lei, dopo poche settimane passate in consiglio regionale, si è dimessa. Ha tradito il territorio. Ha tradito gli elettori del Pdl campani. Ma nessuno ne ha fatto un dramma. In fondo, i napoletani sono ospitali, fantasiosi ma non cretini. Nessuno ha mai pensato, anche solo per un attimo, che il destino della Campania passasse dalle mani della Carfagna. Ha preso i voti e se n’è tornata a Roma. Serviva un “bagno di preferenze” che il partito di Nicola Cosentino le ha regalato. Si sa, quando parla Berlusconi bisogna solo obbedire. Ora, dalla capitale, Mara Carfagna si atteggia a leader politico e comincia a sparare sentenze. “Cosentino si deve dimettere” perché è inquisito. Bene. Ma se questa è la regola perché il ministro Carfagna non l’ha fatta valere alle Regionali in Campania quando ha insistito che venissero messi in lista, nel Pdl, persone condannate e coinvolte in importanti indagini sugli intrecci tra politica e camorra? Non l’ha fatto. Anzi, si è mobilitata ed ha utilizzato il suo fascino per convincere il premier, il venerdì prima della presentazione degli incartamenti, ha inserirli in lista.
La Carfagna spara su Cosentino perché vuole indebolire il Pdl, sta facendo il gioco dei finiani, di Bocchino e di Diodato per intenderci. Loro l’hanno sostenuta più di tutti alle Regionali. L’hanno portata in giro ed ora chiedono il conto. Chiedono una mano a defenestrare il coordinatore regionale, l’uomo dei territori, il personaggio che, nel bene e nel male, ha radicato prima Forza Italia e poi il Pdl nei paesi della provincia di Napoli e di Caserta. Cosentino è riuscito a battere il centrosinistra alle Provinciali ed alle Regionali. La vittoria di Caldoro è la vittoria di Cosentino. Caldoro ha vinto con l’apparato, i voti e la classe dirigente di Cosentino. Che piaccia o no, è così. La Carfagna è arrivata a Napoli, ha trovato un letto fatto e si è coricata per poco più di un mese. Poi, come detto, è tornata a Roma. In letti ben più comodi. Difende Denis Verdini, al centro delle indagini e delle accuse sulla “loggia P3”: “Non chiedo le sue dimissioni, la decisione spetta a lui”. Ha difeso i candidati condannati in Campania, non chiede le dimissioni da parlamentare né dal partito di importanti figure locali ed influenti con richieste di arresto sulle spalle per affarismo, camorra e corruzione. Non sa nulla. Non si è accorta di nulla. Oppure fa finta di non sapere. L’obiettivo è uno: Nicola Cosentino. L’uomo più forte e rappresentativo del Pdl campano e napoletano. Napoli e la regione non possono sottostare a questo gioco al massacro alimentato da “mezze tacche” solo in nome e per conto dei loro interessi. Economici e politici. Sono interessati alle gradi operazioni, alla gestione del patrimonio immobiliare, ai grossi e imponenti business. Se ne fregano dei territori, della gente e della emergenze che quotidianamente si devono affrontare.
Ecco perché, se proprio insiste e vuole interessarsi della Campania, Mara Carfagna, potrebbe cominciare a fare un doveroso “mea culpa” sulla composizione della lista e sul personale politico che lei ha sponsorizzato in campagna elettorale. Condannati inclusi. Una “lista nera” che lei ha contribuito, sul piano morale, a peggiorare. Potrebbe ripartire da qui. Infine, l’ultima doverosa considerazione. E’ un piacere ascoltare i suoi bei discorsi sulla meritocrazia sbandierati ai quattro venti. Ma non si prenda troppo sul serio. Come detto, la gente vota pure; i napoletani, alla fine, si accontentano di poco, tant’è che i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma non hanno l’anello al naso….

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di Giovanni De Cicco
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