Politica / Regione

Commenta Stampa

Sulla Campania il peso del governatore e dei pentiti...

Cascetta, Lettieri o Miller: ecco gli eredi di Bassolino


Cascetta, Lettieri o Miller: ecco gli eredi di Bassolino
20/12/2009, 14:12

NAPOLI - I nomi si sprecano. Nonostante nessuno conosca le alleanze. L’epoca di Antonio Bassolino è finita. Anzi, no.
Il sistema di potere del governatore si è dimostrato, alla prova dei fatti, fallimentare per Napoli e la Campania. E non basta ricordare l’inquietante vicenda dei rifiuti che ha “sporcato” l’immagine di tutta la regione in Italia e nel resto del mondo. L’analisi è più approfondita. Bassolino e il suo apparato clientelare di consulenti non hanno costruito nulla nemmeno in termini politici. Non hanno elaborato nessuna proposta programmatica e di classe dirigente che potesse acquisire il testimone. Sul campo hanno lasciato solo macerie. La coalizione che governa la Campania, Rifondazione comunista, Pd, Idv, Udeur e Sinistra democratica, nei fatti, non esiste più. O meglio, non è mai esistita. C’era, c’è e ci sarà solo Antonio Bassolino. Il governatore lo ha detto senza mezzi termini e lo ha dimostrato in ogni occasione. Incluso le ultime elezioni provinciali. “Senza di me, in Campania non si vince”. Ha fatto il bello e il cattivo tempo. Non ha mai dovuto chiedere niente a nessuno. I partiti troppo deboli per reagire, nonostante su molte questioni erano e sono palesi gli sprechi e le violazioni della legge. Bassolino ha nominato i suoi assessori. Non quelli della coalizione. Non quelli indicati dia partiti. Comanda lui. Alla Regione e al Comune di Napoli. E’ lui che ha scelto e sceglie nei partiti. Tutti devono eseguire senza batter ciglio. E chi tenta di imboccare una strada alternativa, come l’ex assessore alla Sanità, Angelo Montemarano, viene silurato senza pietà.
Ecco perché per alle elezioni di primavera non c’è scelta per il centrosinistra. Il Partito democratico può organizzare le “solite” primarie pilotate oppure investire direttamente il candidato alla presidenza. Non ha importanza. Non fa differenza. L’elemento principale è un altro: chi lo sceglie? Se lo sceglie Bassolino si può correre per vincere e, forse, si vince. La macchina da guerra costruita in questi anni a colpi di incarichi, società, consulenze e business, è oliata e pronta a scendere in campo. Diversamente gli elettori rivedranno lo stesso film delle Provinciali. Nicolais, che per anni ha criticato Bassolino con attacchi frontali, ha pagato caro la sua posizione. E’ stato lasciato solo. Senza appoggio, senza lista e senza voti.
La partita alla Regione, però, è troppo importante. Ecco perché tra i tanti nomi e le diatribe interne, i partiti si sono ritrovati ad un incrocio pericoloso. Ci sono due strade possibili da imboccare. Il resto fa parte delle chiacchiere inutili. La prima: investire Ennio Cascetta, il candidato di Bassolino, riunire la coalizione, dalla sinistra radicale a tutto ciò che si può aggregare al centro, e giocarsi la partita. La seconda: non passa la linea di Bassolino. E allora, ogni partito correrà da solo, col proprio candidato presidente. Consegnando, di fatto, prima della campagna elettorale, la Campania nelle mani del centrodestra. Nemmeno i vertici nazionali del Pd hanno l’autorevolezza, la forza e la voglia di mettere il super-governatore in un angolo. Lo sanno pure loro. Senza Bassolino perdono. Gli hanno fatto fare tutto ciò che voleva. Ora ne pagano le conseguenze. O Cascetta, o la sconfitta.
Sull’altro fronte il candidato più autorevole, l’uomo dei circoli, l’uomo dei territori, è stato silurato dalla Procura. Nicola Cosentino e le accuse di connivenza con il famigerato clan dei casalesi. Non ci sono prove. Solo dichiarazioni di pentiti, cominciate in verità oltre un decennio fa. I magistrati hanno riorganizzato il filone giudiziario proprio in un momento cruciale per la Campania e per il suo futuro. Le “gole profonde” hanno impedito a Cosentino di candidarsi. E, nell’aria, gira un’altra notizia: nei cassetti sarebbe pronto l’ennesimo faldone per decapitare i vertici del Pdl. Dopo Cosentino, nel mirino dovrebbero finire, da indiscrezioni trapelate, Luigi Cesaro, presidente della Provincia, e Vincenzo Nespoli, senatore e sindaco di Afragola. Un comune a nord del capoluogo partenopeo. Il clima diventa velenoso. Proprio sugli intrecci tra politica e camorra che coinvolgerebbero gli esponenti del centrodestra, sta girando, in molti ambienti, incluso il consiglio regionale, una lettera con riferimenti precisi: fatti, nomi, cognomi e circostanze. Si trova di tutto. Speculazioni edilizie, consiglieri comunali legati alla criminalità organizzata, ed intrecci spinosi tra parlamentari del centrodestra e boss dei più potenti clan della provincia con affari in tutto il mondo. Da Afragola a Casal di Principe. Non manca nessuno all’appello. Il cerchio si è chiuso.
Lettere anonime che, però, trovano conferma in molte inchieste in atto. Come quella legata alla “Sean immobiliare”, una mega speculazione edilizia in fase di realizzazione proprio ad Afragola. Nella lettera si parla pure di questo cemento, in costruzione nella terra del clan Moccia.
Insomma, il centrodestra è in balìa delle inchieste. Camorra, affari e mattoni. Il problema non è Nicola Cosentino. Passa come il capro espiatorio. E’ l’uomo più forte. E’ il politico che ha trasformato Forza Italia in un partito organizzato. I circoli sono con lui. Il popolo di centrodestra è con lui. Un progetto cominciato anni fa. Tappa importante la Provincia. Cosentino ha creato e lanciato Luigi Cesaro. Sono state le prove generali in vista delle Regionali. Le ha superate a pieni voti. Ecco perché non digerisce il passo indietro che deve fare perché impostogli dalle “gole profonde” e da una fantomatica “questione morale” che in Campania vale solo per Cosentino. Al posto del sottosegretario all’Economia ci sono due nomi sul tavolo. Non sono i soliti. Si tratta di gente gradita a Silvio Berlusconi: il magistrato Arcibaldo Miller e Gianni Lettieri, il simbolo degli industriali. Insomma, l’ennesima dimostrazione che il centrodestra in Campania non ha classe dirigente. Il consociativismo che ha caratterizzato l’opposizione in consiglio regionale si fa sentire. Bassolino ha distrutto pure il centrodestra. Ecco perché l’unica candidatura che rompeva gli schemi e garantiva una vittoria sicura, nonostante il super-governatore, era quella di Cosentino. Come detto, però, i pentiti e i magistrati l’hanno abbattuta.
In Campania non resta nulla da salvare. Dopo Bassolino solo macerie. Le macerie di Bassolino. Con questo auspicio, i campani, e soprattutto i napoletani, si avviano a trascorrere il Natale ed a salutare il nuovo anno, in attesa che a primavera si aprano i seggi. Festeggeranno l’ultimo dell’anno, come sempre, a piazza del Plebiscito. Con le canzoni dell’orchestra italiana di Renzo Arbore. A proposito, anche Arbore è stato ingaggiato da Bassolino…

Commenta Stampa
di Giovanni De Cicco
Riproduzione riservata ©