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Il leader centrista non ha condiviso le scelte pugliesi

Casini a Bersani: il tempo per le alleanze è scaduto


Casini a Bersani: il tempo per le alleanze è scaduto
04/01/2010, 20:01

ROMA - Pier Ferdinando Casini avverte Bersani: il tempo per le alleanze alle Regionali sta per scadere, anzi è scaduto. E visto il passo indietro del sindaco Michele Emiliano e l’indecisione sull’erede di Piero Marrazzo, l’Udc è sempre più vicina all’accordo con il centrodestra, sia in Puglia che nel Lazio. Il leader centrista si è stufato di assistere alla «telenovela» del Pd. Dove, in uno scenario da «conflitto libanese», alcuni protagonisti della storia lavorano per riaprire il congresso e silurare il leader.
«A sinistra è in atto una guerra senza esclusione di colpi — è l’analisi di Casini — C’è chi lavora per collocare il partito in un’area riformista. Ma anche chi, dalla Puglia al Lazio, contesta fortemente la svolta di Bersani. E sarebbe pronto a utilizzare una sconfitta alle regionali per liquidare la sua segreteria». Nel pomeriggio è il presidente Rocco Buttiglione a dire che “lo spettacolo pugliese è all’epilogo” e che l’Udc giudica «molto severamente» l’esito della rissa tra Vendola ed Emiliano. E in serata, al telefono, Casini rafforza il concetto e afferma che «il problema vero è il cannoneggiamento interno contro Bersani». Niente nomi, ma il riferimento alla minoranza di Franceschini e Veltroni è chiaro.
L’ex presidente della Camera rivendica la «serietà» e la «pazienza infinita» dell’Udc.Domani intanto a Roma Bersani riunirà la segreteria con i dirigenti pugliesi e cercherà di sbrogliare la matassa. Si parlerà di primarie e della possibilità che sia Francesco Boccia il candidato buono anche per Udc e ldv. Ma Casini è perplesso: «Boccia? Sul piano personale lo sostengo, però è debolissimo. Temo sia una battaglia a perdere. Una cosa è certa, io le castagne dal fuoco a Bersani non gliele levo più. Non posso fare il donatore di sangue tutta la vita».
E poi c’è il Lazio, dove Renata Polverini già corre tra Rieti e Viterbo senza un avversario e in barba alle critiche di Vittorio Feltri. «Le polemiche nel Pdl la stanno rafforzando, anche agli occhi miei — si schiera Casini — Lei e Zingaretti sono due ottimi candidati, ma per ora in pista ce n’è uno soltanto». Enrico Letta, numero due del Pd, ha detto che con alleanze larghe è ancora possibile convincere il presidente della Provincia a scendere in campo, ma Casini chiude: «Ci sono troppe divisioni nel Pd, Zingaretti lo mandano allo sbaraglio. Per me è già difficile fare alleanze con un Pd in stato confusionale, se poi c’è questa guerra libanese…». Vista l’aria Nicola Zingaretti è volato in Francia con la famiglia, carico di rabbia e delusione per aver fiutato «puzza di bruciato» attorno alla sua candidatura. Sì, perché «Zinga» si è convinto che la priorità di Casini è siglare l’accordo in Puglia prima che nel Lazio, dove il leader centrista tifa Polverini. «Se mi fossi candidato — si è sfogato Zingaretti con i suoi, usando le stesse parole di Casini — mi avrebbero mandato allo sbaraglio…». Per la Campania invece secondo le ultime indiscrezioni l’accordo sembrerebbe orientato verso il Pdl che non è escluso che possa accettare anche la candidatura di Antonio D’Amato alla guida della Regione, insomma nelle situazioni più umbilico sia il Pd che il Pdl stanno tirando per la giacchetta Casini che alla finestra cerca di bacchettare i due schieramenti.

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di Mario Aurilia
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